No Report- GERMANO’ AL LINOLEUM, INTIMISMO PERFETTO

Delicatezza, rumori che si confondono nei clacson persi nella distanza, il numero 91: si ritorna a casa, felici e stravolti, avvolti di malinconia e speranza. Il live di Germanò a Linoleum è dal primo all’ultimo secondo una vittoria del buongusto musicale, della cura nei suoni e del suonare bene. Anche un cantautore può uscire fuori dai soliti schemi sonori e andare oltre, regalando controtempi, arrangiamenti più complessi e magari qualche riff sparato tra un pezzo e l’altro.

Decodificare un live del genere è difficile, come trovarsi davanti ad una pittura e pretendere di riconoscere ogni sfumatura nella piena integrità. Nel pomeriggio avevamo avuto il piacere di incontrare Alex dopo il suo soundcheck per un’intervista che sarà pubblicata sempre sul vostro/nostro amato Nonsense: lui ci ha offerto diverse chiavi di lettura del suo lavoro che esattamente grazie alla sua aura di semplicità, sincerità e verità ha costruito le basi per essere uno dei dischi migliori dell’anno pubblicati nel nostro Paese.

Il live è breve, pulito e senza singhiozzi; Germanò e la sua band, che vede alla batteria un Alberto Paone in forma smagliante, per usare un’analogia calcistica, portano a casa un live ben cucito sulle trame del disco ed effettivamente trovano e fanno immergere il pubblico nel “ritmo” invocato nel titolo dell’album e del tour.

C’è qualcosa di puro e semplice nel loro modo di muoversi sul palco e nel rispetto che lo stesso Alex ha delle canzoni: tutto questo si trasforma in un’attenzione alla forma che non dimentica in alcun modo le belle emozioni che si vivono durante il primo tour del primo disco.
Pezzo indiscusso della serata, capace di creare un’interconnessione ritmica, sonora e psicologica è Grace, che anche dal vivo si attesta come una delle più belle canzoni scritte da un artista nostrano negli ultimi anni.
Nei brani non c’è simbolismo o misticismo, solo riflessi della realtà di un ragazzo che, partito dalla sua camera, ora sta cominciando a conquistare i piccoli palchi italiani, ma siamo sicuri che a breve sentiremo parlare dell’arrivo dell’astronave Germanò, pronta a planare e conquistare con dolcezza la razza umana.

L’aspetto che più continuo ad ammirare nel live e in generale nell’attitude di Alex, è sicuramente quella capacità di cogliere l’attimo nelle sonorità, non c’è mai un suono fuori posto; durante il concerto, dal punto di vista emozionale, non c’è bisogno di aggrapparsi a nulla, sono bastati 50 minuti e alla fine io mi sono aggrappato alla sua musica.

L’appuntamento con il palco per lui è nell’ora e Germanò e il suo gruppo hanno impersonato una frase di Ryszard Krynicki che dice: “Non credo che il tempo/In cui spetta a noi vivere/ sia solo un provino senza impegno/Nel teatro del futuro”. Il tempo che spetta a noi vivere è una ricerca. Il tempo è pieno di ritmo, sensazioni e emozioni che io, in questo freddo venerdì dal sapore di sabato, ho capito come cercare.

Autore dell'articolo: Gianluigi Marsibilio