No Report- Il dialogo tra musica e spettatore di Colombre all’ Astoria

Qualche mese fa camminavo per le strade torinesi con le cuffie ascoltando una playlist di Spotify sulla musica indie italiana, quando le mie orecchie e la mia mente sono state colpite da una canzone. Il testo parlava di odio verso un’amicizia finita male, che al solo pensiero provoca il vomito. La voce stranamente mi ha fatto pensare a quella di Mina e la musica mi ha rapito. Scopro così “Blatte” di Colombre, scopro così Colombre.

Spulcio sul web e trovo “Pulviscolo” un disco schietto, semplice e diretto. Il debutto del nuovo progetto di Giovanni Imparato,voce del progetto Chewingum, è avvenuto il 17 marzo con il disco “Pulviscolo”. L’album è un dialogo a tu per tu, dove l’altro si racconta a te attraverso le sue storie. Canzone dopo canzone Colombre ci porta nella sua vita fatta di paura di non riuscire a fare quello che si vuole, di amicizie finite male, di distacco, di bugie, del non poter fare a meno della persona amata.

Curiosa di sapere come suonasse dal vivo il disco, ho seguito la data torinese all’Astoria. Il basement oscuro non è pienissimo, del resto il ragazzo si sta facendo strada da poco con questo nuovo progetto, ma il pubblico è partecipe. Sul palco sono in quattro, unica presenza femminile la bambola legata alla batteria che fa da mascotte. Si parte con “Bugiardo”, poi dritti su “Sveglia” tra i sorrisi di Colombre e i cori del pubblico. Posata la chitarra è il momento di “Pulviscolo”, spogliata dai fronzoli e suonata solo da basso, batteria e arricchita da effetti elettro-ipnotici.

Lo abbiamo tutti un amico che per qualche motivo ha perso la testa, non solo eufemisticamente parlando, “Tso” parla di quell’amico di cui hai un ricordo simpatico e che adesso è intrappolato in un labirinto fatto di psicofarmaci. Questa canzone Giovanni la dedica al quartiere di San Salvario, che ospita oltre al concerto la variegata vita notturna e diurna della Torino da strada.

Colpisce la versione di “Blatte”, non solo per l’arrangiamento ma per il modo in cui Colombre ce la racconta. C’è risentimento e c’è odio, sono le parole “peggio”, “vomito”, “odio” e il modo in cui ci vengono presentate che colpiscono. Giovanni ce le grida ma in modo sommesso, facendo centro e riesumando vecchi livori. L’atmosfera ritorna più leggera con “Fuoritempo”, che con un motivetto accattivante ti sbatte in faccia una cruda verità.

Il palco si svuota e resta Giovanni con “Anna è una scintilla”. Sembra che il live sia finito qui, ma c’è ancora tempo per un piccolo medley di un paio di pezzi arrangiati in modo da far ballare il basement. Un live sincero, comunicativo, che si è presentato per quello che è: un dialogo tra musica e spettatore fatto di parole semplici e suoni ipnotici.

 

Federica Monello

 

Autore dell'articolo: Federica Monello

Allegra. Chiacchierona. Amante della musica. Appassionata di scrittura e cultura. Ballerina mancata che si rifà ad ogni party scatenandosi al ritmo di rock, reggae ed elettronica. Laureata in Lettere Moderne a Catania adesso studia Comunicazione e Cultura dei Media a Torino. Osserva, ascolta e rielabora tutto ciò che succede intorno a lei per raccontarlo.