No Report – La Rivolta de La Tempesta

3 dicembre 2016. Marghera, Centro Sociale Rivolta. La Rivolta de la Tempesta. Pioggia.
Cinque anni dalla prima Tempesta al Rivolta del 3 dicembre 2011.

Esattamente come allora, è difficile fare una summa finale di quello che la Tempesta è, soprattutto quando essa si svolge al Centro Sociale Rivolta. Sarà che si chiama Tempesta, ma la pioggia rimane sicuramente la più fedele compagna di questo festival. L’unica cosa che la pioggia non sa è che la buona musica è immune alla sua esistenza. Il cielo non sa che quando piove alla Tempesta si balla e canta più forte.
E di possibilità per ballare e lasciarsi andare se n’è avute molte quest’anno. Infatti, diversamente dalle edizioni precedenti, quest’anno la protagonista indiscussa è stata sicuramente la musica reggae. Non fraintendiamo, si sono visti sui palchi anche artisti che questo festival lo hanno animato più volte, come gli Zen Circus, ma anche artisti storici che hanno dato vita ad un nuovo progetto, come Emidio Clementi (frontman dei Massimo Volume) con Sorge.

Immutata è rimasta quindi la possibilità di godersi concerti di generi musicali differenti, ma i Tre Allegri Ragazzi Morti, fondatori dell’etichetta discografica da cui il festival prende il nome, hanno deciso di creare un evento che invitasse gli spettatori a quel mondo cui loro si sono lasciati andare esplicitamente dall’uscita dell’album Primitivi del futuro : il mondo della musica reggae e dub. E lo si capisce subito dalla visione di DubFiles at song Embassy, un docufilm che mostra il lavoro che Paolo Baldini e il suo team (formato da Davide Toffolo, Mellow Mood, Icir Mimina di Muro e Forelock) hanno svolto in Giamaica a Papine, Kingston 6, dove nel ghetto hanno conosciuto, ripreso e registrato talenti del genere reggae che rimangono solitamente nascosti, emarginati.

I concerti si aprono proprio con uno dei collaboratori di questo docufilm: Forelock & Arawak. E malgrado siano solo le 19, la gente che danza e che partecipa urlando è tanta. Subito dopo il duo dei Blindur, apparentemente più tranquilli, ma capaci di agitare i moti dell’anima attraverso testi cantautorali accompagnati da musiche post-rock folkeggianti. In contemporanea a loro, su un altro palco, la musica elettronica di Ioshi. Conclusi questi concerti sale sul palco principale il gruppo che all’interno dell’etichetta discografica è simbolo della musica reggae: i Mellow Mood. Attesi, amati e reclamati, salgono sul palco e il Rivolta esplode in energia e amplifica quell’aura empatica che contraddistingue il festival. Si ascoltano i Mellow Mood e il corpo si lascia andare a quel ritmo cui è impossibile opporsi e in un qualche indescrivibile modo accorda le anime sottopalco che creano una sinfonia visiva perfetta. Le persone diventano esse stesse musica. Arrivano così le 22:00. Su due palchi diversi stanno suonando Lo Straniero e Sorge. E’ ora di elettronica, di storie narrate a ritmi calzanti con Lo Straniero, e di racconti accompagnati dalla voce di Emidio Clementi e ritmi ansiogeni con Sorge. Due modi differenti, ma vicini, di portare al mondo squarci di province e di persone.

Ore 23:00. E’ l’ora di diventare inumani, di abitare i giardini dei fantasmi, di alzare gli occhi dai nostri piedi e ritornare guerrieri adolescenti. I TARM salgono sul palco diventando manifestazione di quello che è lo spirito reggae, senza però dimenticarsi delle origini. Si passa da Mina al rock di Ogni adolescenza arrivando alla dolcissima La tatuata bella. Il tempo di sbattere gli occhi ed è mezzanotte e Davide Toffolo non è più sul palco principale, ma su uno minore con la band genovese Od Fulmine a cantare La verità, signolo d’uscita dell’album Lingua nera, pubblicato nel settembre di quest’anno. Contemporaneamente su un altro palco un viso già visto; Sofia degli Iori’s Eyes che, con  il suo nuovo progetto L I M, ha presentato l’EP Comet.

E’ l’ora di realizzare una devastazione pari a quella di una guerra mondiale: è l’ora degli Zen Cricus. Ed è proprio Karim da dietro la batteria a dire La regola è solo una: voi fate casino, noi facciamo casino. A chi è stato partecipe ad alcune precedenti edizioni è noto che non erano state eccellenti le performances degli Zen (come sostiene lo stesso Appino durante la serata). Ma il circo zen non si è smentito, è tornato a dare spettacolo e a sdoganare quella ribellione insita nelle persone che rimane troppo spesso assopita, donando un’ora di concerto in cui tutti avevamo vent’anni e ci sentivamo gatti senza padroni.
Infine è lasciato a Paolo Baldini l’onore di chiudere questa edizione della Tempesta con il suo DubFiles, il frutto delle collaborazioni e dei remixaggi di diversi artisti della scena reggae e dub.
Questa musica deve avere anche il potere dell’atemporalità perché, in quello che sembra poco tempo, sono già le 04:00. Il Rivolta sta per svuotarsi. E la pioggia cessa di cadere.

Ed è solo con questa citazione tratta da La sindrome di Bangs che si può chiudere questa recensione.

Io, in uno stato di semi-incoscienza, praticamente stordito come succede solo ai grandissimi concerti, non sono capace di scrivere perché… perché è più grande di me. Non capisco perché perdete tempo a leggere questa recensione scritta con i piedi. Andate, andate dritti nel loro sito e scaricate gratis il loro ultimo LP. Basta.

In questo caso, andate dritti su Spotify e godetevi gratuitamente la compilation della Tempesta di quest’anno.

Foto di Maddalena Compagnoni.

 

 

Autore dell'articolo: Paola Venturetti

Paola Venturetti
Datemi vagonate di cibo e rotolerò nel mondo (semi-cit). Oltre che per il cibo, provo un profondo amore per la filosofia e per qualsiasi forma d'arte. E per il trash, manifestazione incompresa dei lati più oscuri dell'anima.