No Report – L’esibizione ad Audiotree Live dei Pinegrove

Questa sarà una recensione atipica… ma necessaria. Il lavoro di cui vi sto per parlare non è né un disco registrato in studio, né un’esibizione davanti ad un pubblico, né un’antologia di brani. È una live session privata registrata per Audiotree. Per la precisione, una live session sbalorditiva, per certi versi magica. La braccia e le menti di questa performance sono i Pinegrove, sei ragazzi (anche se in questa esibizione si esibiscono soltanto quattro di loro) provenienti da Montclair, una piccola cittadina del New Jersey.

Doverosa, prima di fare una full immersion sulla band e sulla loro esibizione, qualche informazione su Audiotree. Audiotree.tv è un sito statunitense che trasmette live session di artisti underground provenienti da più nazioni. Il genere più in voga è l’alternative rock, anche se non si disdegnano black metal (vedi l’esibizione dei belgi Oathbreaker) e persino generi come il blues e il folk (vedere alla voce Shakey Graves e The Delta Saints). Le esibizioni possono essere viste su YouTube, ascoltate su Spotify e acquistate su Bandcamp.

Per quanto riguarda i Pinegrove, i nostri hanno pubblicato una manciata di EP (tutti presenti nella raccolta Everything So Far) e un LP vero e proprio (Cardinal) acclamato da pubblico e critica. A questo punto la domanda sorge lecita: perché recensire un’esibizione live di sole sei canzoni rispetto ad un EP? E perché concentrarsi su un qualcosa di “datato”, visto che l’esibizione risale al 30 aprile 2016? Prima di tutto, è indispensabile dire che la loro esibizione per Audiotree è senza dubbio uno dei lavori più apprezzati dai loro fan, nonché una sorta di trampolino di lancio nella loro carriera che ha fatto sì che i ragazzi di Montclair abbiano potuto conquistare una fetta più grande di audience. In secondo luogo, i Pinegrove sono un gioiellino nascosto che in Italia è, ahimè, ancora poco conosciuto.

I Pinegrove sono una band semplice. Semplicissima, anzi. Sono talmente diretti e talmente “elementari” che è difficile non innamorarsene. Quando ci si approccia ad un brano dei Pinegrove si percepiscono genuinità, onestà e sentimento. Nulla più, nulla meno. Questi tre valori sono racchiusi in una cornice indie rock. Nulla più, nulla meno. Si sentono echi Wilco-iani ed echi dei Death Cab For Cutie. Messi su carta, sembrerebbero una band che si può facilmente disperdere in un oceano di epigoni. Tuttavia (e, credetemi, è un qualcosa che cerco invano di spiegarmi da molto tempo) c’è qualcosa di magico nei loro brani. Prendete Cadmium, ad esempio. Sono due manciate di accordi, una batteria laid back e dei vocals genuini. Need 2 di accordi portanti ne ha soltanto due, salvo delle variazioni. Angelina dura meno di due minuti ed è sostenuta da un ritmo incalzante imbastito senza mirabolanti soluzioni e contorte macchinazioni.

Ecco, tutto questo è magia. Magia allo stato puro.

Le canzoni dei Pinegrove non hanno nulla di speciale se analizzate con occhio critico, però funzionano alla grande. Sanno coinvolgere, sanno emozionare e sanno farsi ascoltare più volte senza annoiare. Ciò che questi ragazzi hanno è l’alchimia di gruppo, un dono di natura molto raro. Ed è uno dei motivi per cui ho scelto di parlare di questo gruppo partendo da un’esibizione live: nella sessione di Audiotree si riesce a percepire nettamente questo naturale dialogo metafisico tra i membri della band. Lo si intravede nelle loro movenze, nelle loro smorfie, nei loro sguardi. Questo, unito a dei suoni curati nel minimo dettaglio (purtroppo il nome del fonico è un mistero) ha dato vita ad un’esibizione breve, ma intensissima. Oltre alla mia testimonianza, vi invito a leggere quelle della sezione commenti su Youtube, dove anche il canale Audiotree stesso si è esposto per elogiarli.

In conclusione, i Pinegrove meritano tanto, tantissimo. È cosa buona e giusta non farli conoscere soltanto agli amanti dell’indie, ma ai cultori della musica tutta. QUI il video della loro esibizione.

Autore dell'articolo: Gilberto Giannacchi

Gilberto Giannacchi

Batterista con un debole per i cibi pesanti e la lingua d’Albione. Amante di post-rock, post-hardcore e prog d’annata.