No Report – Lorenzo Kruger al Cortile Cafè di Bologna

Giovedì 13 ottobre 2016, la prima avventura di chi scrive all’interno di questa nuova fucina musicale dichiaratamente e programmaticamente Nonsense non poteva certo avere inizio sotto una stella migliore: al Cortile Cafè di Bologna, per la rassegna di musica indipendente “La Fabbrica Live”organizzata da La Fabbrica Etichetta Indipendente, va infatti in scena l’atteso concerto di Lorenzo Kruger aka l’istrionico frontman dei Nobraino, alla seconda data di questa inedita proposta solista.

In attesa del nuovo disco della band 3460608524 – in uscita a novembre – e del conseguente tour, l’artista romagnolo presenta alcune tra le più famose canzoni del suo gruppo accompagnato solo dal pianoforte, senza la consueta e provocatoria presenza scenica che ha reso famose e chiacchierate le esibizioni dei Nobraino.

Alle 22.30 in punto, nella tipica ressa da sold out, il boato del pubblico sottolinea l’arrivo di Lorenzo Kruger: pochi preamboli e si parte subito con “Vertigini”, primo singolo estratto da 3460608524, già interiorizzato e imparato a memoria dai fan presenti in sala. Quindi arriva la prima delle numerose interazioni Kruger-pubblico della serata, con temi più o meno quotidiani che spaziano dall’avere i suoceri in casa e il pianificare omicidi. I due brani successivi sono tratti da No USA! No UK!: “Troppo romantica” e “Bifolco” sono storie d’amore sbagliate dal finale diametralmente opposto. La doppietta successiva viene estratta da L’ultimo dei Nobraino: “Michè” è la rivisitazione e attualizzazione de “La ballata del Michè” di Clelia Petracchi e Fabrizio De André, mentre Via Zamboni” tira direttamente in ballo il pubblico di casa, prevalentemente giovane e universitario, fiero conoscitore e frequentatore della via bolognese.

Qualcosa comunque sembra non funzionare perfettamente: è un concerto che, come confermato dallo stesso cantante, Kruger esegue prima di tutto per stesso e la sua scarsa dimestichezza nell’esibirsi da solo col pianoforte di fronte ad un pubblico tanto numeroso e rumoroso (anche se con le migliori intenzioni) certe volte sembra rappresentare un limite fin troppo evidente della proposta, sebbene la personalità e il carattere del leader dei Nobraino riescano a trarlo d’impaccio da ogni situazione scomoda.

A parte qualche eccezione, comunque, le canzoni non sembrano indebolite, in termini di efficacia, da questa scarna presentazione live, anche se in qualche caso si sente effettivamente la mancanza della rodata macchina visiva dello show targato “Nobraino”: è il caso de “Il mangiabandiere”, orfana della consueta rasatura sul palco. Per gli appassionati delle scalette, non sono mancate le acclamate “Cani e porci”, “Tradimentuz”, “Esca viva”, “Luce” ed“Endorfine”, prima di un sorprendente e riuscito esempio di riscrittura di “Felicità” della premiata ditta Al Bano & Romina Power.

Nella setlist trovano spazio anche “La fabbrica delle nuvole”, brano sull’Ilva di Taranto scritto insieme ai ragazzi della provincia pugliese e una struggente cover di “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco, artista di cui Kruger non si dichiara esattamente un estimatore, con l’eccezione di pochi brani selezionati. L’ultima parte dell’esibizione comincia con un trittico da Disco d’oro, ovvero (sempre per gli appassionati delle scalette) “Persone Colte”, “Film muto” e “Record del mondo”, quindi ci si indirizza verso la fine con “Bigamionista” (canzone ispirata alla vita dell’insospettabile bigamo Vittorio De Sica) e un inedito sulla violenza contro le donne. A grande richiesta, quindi, chiudono il concerto una versione prima recitata e poi a cappella de “I signori della corte” e “Lo scrittore”.

Un concerto non pienamente riuscito, dicevamo: imperdibile, sì, per i fan della band e di Lorenzo Kruger, ma che avrà certo fatto storcere il naso agli ascoltatori casuali. Del resto l’artista romagnolo dà sicuramente il meglio di sé nelle animalesche esibizioni dei Nobraino, anche se sentire la sua voce dal vivo, qualunque sia l’accompagnamento musicale, vale sempre il prezzo del biglietto.

F. F.

 

Autore dell'articolo: Fabio Fontanaro