No Report – Mannarino live a Taormina: musica universale di un eroe popolare dei nostri giorni

Outsider nel panorama musicale italiano, Alessandro Mannarino ha scelto Taormina come ultima tappa siciliana del suo “Apriti Cielo Tour”, la tournée che ha regalato al cantautore romano un’estate densa di successi. Uno spettacolo rinnovato rispetto al tour invernale nei palazzetti , con una band di assoluto livello al centro della scena: una carovana di 12 musicisti e polistrumentisti  con oltre 30 strumenti provenienti da tutto il mondo, tra cui guitalele, banjio, chitarra portoghese, ronroco, cavaquinho, sitar, flauti indiani, shalumeau e duduk armeno. Tra le voci femminili del live la siciliana Simona Sciacca: è lei ad aprire lo spettacolo – accompagnata da Mauro Menegazzi alla fisarmonica e da Alessandro Chimienti alla chitarra – con un opening act dedicato alla nostra isola, “Terra stupenda che lotta sempre e mai s’arrende”.

Mannarino (con band a seguito) sale sul palco alle 21:45 circa, dietro lo sventolio di un’enorme bandiera nera. Il primo pezzo in scaletta è L’impero e già da qui si riesce ad apprezzare lo spessore di un personaggio d’altri tempi: il Teatro Antico, che nel frattempo si era trasformato in un’accozzaglia di flash, al suo “Spegnete i cellulari!” riacquista il fascino originario e stimola suggestioni amplificate da pezzi quali Apriti Cielo, Al monte e Animali.

Ringraziati i presenti, l’artista racconta la genesi e la ricerca dei musicisti del primo album registrato anche in Sicilia, precisamente a Scordia: la storia di “Un amico qua sopra che suona la tromba ed un altro lì che suona il trombone” porta sul palco Andrea Cavalli, la bambina che ha prestato la voce per il brano Babalú, fra i più amati dal pubblico.

Da qui, sarà un susseguirsi di brani senza pause, senza interruzioni. Arca di Noè viene cantata all’unisono dalla folla ormai caldissima e vede un Mannarino sbandieratore con il suo ormai celeberrimo vessillo fatto di brandelli, metafora di “Un mondo in cui si costruiscono muri, si tracciano barriere, si alzano fili spinati ma che sopra ha comunque un cielo che ci unisce tutti”: una bandiera fatta di colori, quelli che si trovano in natura e che sembrano avere apparentemente nessun significato, ma che trasmettono forse libertà, di sicuro felicità vedendo la risposta dei presenti.

Un concerto che non vive mai momenti di piatta grazie alla varietà di pezzi proposti: si va da una Quando l’amore se ne vache trasforma l’anfiteatro quasi in una disco – a pezzi toccanti come Maddalena per fare un esempio. In mezzo un Mannarino pieno di vita, antitesi del personaggio pacato e cupo visto nel terzo album “Al monte”: Alessandro dialoga col pubblico ed incita gli spettatori; simpatico anche il siparietto che va in scena quando a salire sul palco è Tony Canto – per l’occasione questi esegue 1908 (il brano preferito da Mannarino) – che racconta di come fu costretto a tagliare i brani smisurati di Alessandro per esigenze di mercato, vedi Tevere Grand Hotel che inizialmente durava più di 16 minuti.

L’assenza nella scaletta di Bar della rabbia è forse l’unica pecca in un live di quasi tre ore che cresce d’intensità a vista d’occhio: Osso di seppia, Serenata lacrimosa (forse la performance migliore nella notte di Taormina) e Scetate Vajo (con di nuovo Canto sul palco a suonare, prova di come sia impossibile rimanere inermi di fronte a tale pezzo) in rapida successione confermano il climax ascendente di emozioni, sentimenti e coinvolgimento. Mannarino si fa amare dal proprio pubblico e diventa eroe della gente nel momento in cui chiede agli uomini della security di farsi da parte perché in fondo “so bravi ragazzi, non fanno niente”: la platea del Teatro Antico è ora un vero e proprio parterre.

Me so’ mbriacato non avrebbe nemmeno bisogno di una descrizione: la folla la canta a squarciagola coprendo la voce di Mannarino che non riesce più a stare fermo e dà sfogo alla propria adrenalina spostando da solo – senza apparente motivo – una delle casse spia. Il pezzo perfetto prima dell’uscita di scena e la risalita sullo stage per l’encore, che sarà formato da Statte zitta, Mary Lou e Vivere la vita.

Un live che il pubblico di Taormina difficilmente scorderà, perché come canta Mannarino stesso “Qualcuno si ricorderà di te perché ha qualcosa che gli hai regalato” e in questo caso il dono è una notte di magia, fatta di brani “universali”, figli di ricerche, letture, viaggi, incomprensioni: così tanti spunti che risulta quasi naturale la scrittura di canzoni che abbracciano un vasto pubblico (il Teatro infatti era pieno in ogni ordine di posto). Che poi piaccia o meno l’artista e lo stile poco importa, i suoi contenuti sono comunque lì, sono un modo di vedere la vita in cui tante persone si rispecchiano e per cui vale la pena vederlo e soprattutto ascoltarlo.

Autore dell'articolo: Edward Agrippino Margarone

Edward Agrippino Margarone

Edward Agrippino Margarone nasce a Caltagirone il 13 Giugno 1990. Cresce a Mineo dove due grandi passioni, Sport e Musica, cominciano a stregarlo. Il suo nome è sinonimo di concerto tanto che se andate ad un live, probabilmente, è lì da qualche parte. Suona il basso ed è laureato in Ingegneria delle Telecomunicazioni.