No Report – I Marlene Kuntz onorano “Il Vile” a Catania

“Quando scrivemmo la canzone che dette il titolo anche al disco, il comportamento della viltà era ascrivibile all’io narrante e alla sua incapacità di assumersi determinate responsabilità. L’urlo “Onorate il vile” era il gesto estremo e disperato del vile stesso, in cerca di assoluzione. Con pari enfasi, glaciale e ironica, l’urlo che usiamo ora per dare il titolo al tour è il gesto patetico dei vili di oggi, che in epoca di schermi luminescenti dietro i quali ringhiare come leoni non visti, non hanno il coraggio di dire vis a vis ciò che realmente si pensa di chi (non) si affronta.”

Così i Marlene Kuntz poco tempo fa annunciarono quello che tutti i fan stavano aspettando, un tour per onorare “Il Vile” in occasione del ventennale dalla sua pubblicazione. Un tour che il 4 marzo è salito sul palco del Ma di Catania, regalando una celebrazione memorabile per tutti i presenti.

Un live speciale per me, che per la prima volta mi sono ritrovata a sentire un concerto senza vedere mai il palco, a causa della massiccia presenza di pubblico in sala, che mi ha relegata in un angolino dietro le casse, nella balconata proprio sopra il palco. Un concerto che per chi scrive avrebbe potuto tramutarsi in un disastro ed invece si è trasformato in un’occasione memorabile per osservare il live dalla stessa identica prospettiva della band. Un concerto che resterà per sempre impresso nella mia memoria per lo spettacolo eccezionale che il pubblico di Catania ci ha regalato durante l’esecuzione degli undici brani de “Il Vile”, accompagnati da numerosi pezzi estratti dall’ultimo “Lunga attesa” ed altre chicche che hanno fatto esplodere la folla in boati di gioia.

Lo scenario della sala è quello di un mucchio di gente stipata ed entusiasta che non sta assistendo ad un concerto, ma sta celebrando qualcosa. Scorro la platea e scorgo gruppi di uomini sulla trentina; altri gruppi di giovani ragazze, che probabilmente quando il disco venne pubblicato non erano neanche nate; gruppi di pogatori attenti, che si scatenano avendo cura di non fare troppo male alle ragazze sottopalco; coppie che ballano i lenti suonati dalla band; coppie che si baciano; donne urlanti che sfogano tutta la loro rabbia e l’amore per i Marlene e tanti, tantissimi occhi emozionati tutti puntati sulla formazione che ha portato il noise ad aprirsi alla melodia italiana e ha creato un marchio inconfondibile, che può identificarsi solo sotto il nome di Marlene Kuntz. Quei bassi distorti, la chitarra di Godano che segue una sua linea perfetta, la voce che sembra un flebile sussurrare sotto le grida estasiate del pubblico, che non dimentica neanche un verso delle splendide e acute poesie della band, la batteria che condisce tutto come una mitragliatrice che colpisce a uno a uno i cuori dei tanti accorsi a questa celebrazione.

È assurdo pensare che al mio milionesimo concerto non abbia mai fatto caso a tutto questo, a quanto sia bello ammirare lo spettacolo degli appassionati di musica, lo spettacolo che concerto dopo concerto diventa il motore che fa muovere la musica, che dà la forza agli artisti di scrivere le loro canzoni, di fare tantissimi chilometri e di barcamenarsi nel mondo della cultura musicale, che ultimamente è più musicale che di cultura. Penso a quanto sia importante cambiare prospettiva, oppure chiudere gli occhi e semplicemente ascoltare, ascoltare come qualcosa che è stato scritto vent’anni fa oggi risuoni attualissimo; come questi brani abbiano un significato diverso per ognuno degli ascoltatori, e perché no, anche per ognuno dei componenti della band; di come il rock non sia morto; di come anche generi un po’ ostici come il noise, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo in cui per fare musica devi essere orecchiabile, trovino invece terreno fertile a tutte le età e possano portare un live club come il Ma a straripare di gente venuta ad assistere a qualcosa che, se venisse proposto oggi da una band emergente, verrebbe probabilmente accolto male.

Credo che questo in fondo sia il vero modo di onorare “Il Vile”, ricordando e facendo tesoro di suoni e parole che oggi servono più che mai da ispirazione al nostro futuro musicale e non. Forse a volte è essenziale riportare in giro i dischi che hanno fatto la storia, per ricordarsi da dove si è venuti, per ritrovare nuovi entusiasmi in un periodo musicale dove dopo una settimana di promozione i dischi sono già roba vecchia, per ricordare ai più grandi la fortuna di essere stati adolescenti nei meravigliosi anni ’90.

Tutto si conclude sulle note di “Nuotando nell’aria”, con un turbinio di emozioni impossibile da descrivere.

Report a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d’Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!