No Report – Mi Ami Festival: due giorni in una bolla magica

La depressione post concerto è quello stato di malinconia che si manifesta dopo aver partecipato a qualcosa che è molto più di un live, ma uno di quegli eventi dove la musica non è l’unica protagonista. La gioia che hai provato, l’overdose di musica, unite alla consapevolezza che tutto sia finito troppo in fretta e che dovrà passare un altro anno per rivivere le stesse sensazioni, ti porta verso quella malinconia.

Se dopo un festival ti senti così, vuol dire che non hai assistito solo a una serie di concerti messi in fila, come spesso purtroppo accade, ma che hai vissuto un’esperienza totalizzante, immersa in un microcosmo di persone che come te vivono di musica. Questa è la sensazione che provo per il secondo anno di seguito alla fine del Mi Ami, che anche in questa edizione è stato all’altezza delle aspettative. Un festival che, sulla carta, o meglio sulle pagine web, veniva dato quasi per sconfitto dopo l’annuncio della line up, quest’anno più coraggiosa del solito, ma che invece nella realtà si è tramutato in un sold out nella prima delle due serate, quella più pop, e non ha deluso le aspettative neanche durante la seconda, che presentava i nomi più originali e alternativi, con tanto di ritorno sulle scene dei Prozac +, forse il live più atteso ed emozionante di tutto il Mi Ami.

Il primo giorno ha avuto come protagonisti Francesco De Leo, Galeffi, Francesca Michielin, gli Ex Otago per l’unica data estiva, Willie Peyote, Frah Quintale con l’ospitata di Giorgio Poi, Cosmo e l’arrivo a sorpresa di Calcutta, che ha cantato tre pezzi, presentando così l’appena uscito “Evergreen”, la cui voce è stata completamente sovrastata dal pubblico. Menzione d’onore per Leo Pari, che si è esibito ormai a notte fonda. Impossibile muoversi tra i palchi a causa dell’enorme numero di persone, unico lato negativo del festival per quelli che, come me, lo amano nella sua versione più vivibile.

La seconda serata ha visto l’apparizione di nomi più alternativi come Giovanni Succi, Dunk, Auroro Borealo, Selton, Germanò, Tre Allegri Ragazzi Morti, Maria Antonietta, Colapesce e Prozac+. Serata più vivibile, ma comunque sempre affollata.

Tante le scoperte live della manifestazione, primi tra tutti Lucia Manca, Mesa, Coma Cose, CRLN, Yombe e Vanarin.

Il Mi Ami è, da sempre, anche motivo di incontro, una sorta di raduno per la scena musicale alternativa. Tra il pubblico si possono scorgere tanti artisti, non solo quelli in line up, e tantissimi addetti ai lavori, che ogni anno, grazie al Mi Ami, vedono muovere i primi passi a quei talenti che si apprestano a diventare i grandi nomi del nostro panorama musicale. Basta andare indietro nel tempo e leggere le line up delle scorse edizioni per comprenderne l’importanza.

Il Mi Ami è la festa della musica indie, il cui concetto inafferrabile forse trova la sua definizione più esatta proprio all’interno della manifestazione. Essere indie è un’attitudine che travalica la musica e si trasforma in un modo di vivere, che viene ben rappresentato dal concetto di festival, termine spesso abusato, che trova in questa manifestazione la sua migliore trasposizione nella realtà.

Anche quest’anno si va via dal Mi Ami stanchi ma felici, con la sensazione di aver trascorso due giorni in una bolla magica dove tutto può succedere, anche di sentire la malinconia settembrina a fine maggio, quasi come se l’estate fosse appena finita.

Report a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!