No Report – Nicolò Carnesi e la sua “Bellissima Noia” a Catania

Una vigilia di Capodanno d’autore ha visto Nicolò Carnesi esibirsi il 30 gennaio alla Cartiera di Catania, in un live dal sapore vintage, con suoni ripescati dal nostro cantautorato e malinconicamente rivolti alla nostra tradizione.

Un concerto raccolto, ma pieno di gente che ha avvolto l’artista palermitano in un abbraccio affettuoso, circondandolo e intonando tutte le sue canzoni. Tra la folla molti di noi hanno riconosciuto anche un volto celebre della nostra città, quello di Mario Venuti, che ha spesso avuto parole di stima nei confronti di Carnesi e della sua musica.

Il live inizia parlando delle ragazze al pronto soccorso con il cuore a pezzi di “Bellissima Noia”, brano che dà il titolo al terzo lavoro dell’artista. Poi Carnesi ci saluta e chiede di avvicinarsi per un pezzo che in realtà vuole dire l’opposto: “Levati”.

Scherza sul fatto che la vicinanza col pubblico permette alle prime file di leggere la scaletta e ci introduce “Lo Spazio Vuoto”.

I suoni sono perfetti, dall’inizio alla fine del live, i bassi ben bilanciati e incorniciati da un’atmosfera bellissima, che solo le feste natalizie sanno regalare, con un pubblico partecipe e l’artista in ottima forma. È come essere portati per mano a fare un viaggio nel nostro passato, dove echi di Battiato si confondono a melodie e suoni che spaziano tra i ’60 e i ’70, con qualche capatina negli anni ’80. Carnesi rappresenta il nuovo cantautorato italiano, quello più leggero, mai triste e noioso, ma ricco di testi e di suoni ricercati. Fa parte di quel filone che vede i suoi principali esponenti in Brunori Sas e i Dimartino, di quel cantautorato pop che mira a raccontare la realtà con un velo di ironico sarcasmo e qualche nota di leggerezza.

Credo che “Bellissima noia”, nonostante sia quello di più recente pubblicazione, sia l’album perfetto per chi voglia avvicinarsi per la prima volta a Carnesi. È un condensato di tutto quello che è stato, con qualche premonizione di quello che sarà il suo futuro artistico, sempre più completo e maturo nei suoni come nei testi.

Ascoltandolo viene voglia di chiedersi: “Chi l’ha detto che i cantautori sono noiosi?”

Il concerto prosegue con uno dei pezzi più amati di Nicolò, “Mi sono perso a Zanzibar”.

Una ragazza dal pubblico gli chiede “Comunichiamo male”, ma lui le risponde che non è il suo momento in scaletta e di avvicinarsi al palco, perché sta per arrivare un’altra canzone che potrebbe piacerle. Di solito la esegue in versione acustica, ma stasera si trasformerà in un pezzo punk: “Moleskine”.

Dopo esserci divertiti decide di portarci nei suoi abissi, fatti di equazioni e “Numeri”.

Vista la struttura del locale, in cui il palco è immerso tra la gente, decide di non ritirarsi per i bis e ci regala “Ho una galassia nell’armadio”, poi ancora un paio di brani, prima di concludere salutandoci con la voglia di tornare presto e lasciandoci col cuore leggero.

Report a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d’Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!