No Report – Per un nuovo cantautorato: Miqrà live @ Teatro Coppola, Catania

Nella Catania del 2018 gli eventi concernenti musica inedita non sono all’ordine del giorno. Quando poi è una band locale a presentare al pubblico una propria produzione, sembra quasi un evento straordinario; è una fortuna, dunque, che esistano progetti come i Miqrà. Il terzetto catanese – che sul palco diventa un quartetto – ha di recente pubblicato il proprio album d’esordio Ultimo Piano Senza Ascensore, e il tour di presentazione non poteva non avere inizio, mercoledì 28 febbraio, dal Teatro Coppola, uno dei pochissimi spazi in città che ancora esiste – e resiste – proponendo una programmazione musicale di tutto rispetto.
Dal canto suo Miqrà, progetto nato già da qualche anno nel capoluogo etneo dall’incrocio di intenti fra Giovanni Timpanaro (voce e chitarra), Mario Giuffrida (basso e contrabbasso) e Gaetano Santagati (chitarra e lap steel), ha il pregio non comune di proporre un cantautorato che è, sì, indipendente, ma prende le distanze dall’indie che va per la maggiore di questi tempi. La stessa scelta di presentarsi come una vera e propria band suona come una presa di distanze da un’attitudine che, è evidente, ai Nostri non appartiene. Questa si rivelerà, a conti fatti, una considerevole freccia al loro arco.

Mentre si riscaldano le valvole degli amplificatori e la sala si riempie, tocca a Cyrano, alias Carlo Festa, il compito di rompere il ghiaccio. Il giovane cantautore propone, accompagnato da una violoncellista, tre brani che si inseriscono appieno nei solchi della tradizione tutta italiana del genere, quella più colta e impegnata. Le profonde tematiche – l’immigrazione, ad esempio – riescono a far riflettere e sono convogliate in maniera non banale: promosso a pieni voti, nell’attesa di rivederlo in azione con maggior tempo a disposizione.
Quando i Miqrà salgono sul palco la sala straripa e l’atmosfera è delle più consone. Un intro deciso apre per “Ad Ogni Goccia”, primo brano dell’album (che verrà proposto per intero). Insieme alle successive “Radioattività” e “Delay” mette in chiaro lo stile della band: muovendosi, nell’ordine, tra influenze elettroniche, rock e folk, i brani colpiscono per la ricchezza degli arrangiamenti, che accompagnano testi diretti, semplici ma mai scontati. Questo dato colpisce, a maggior ragione, se si pensa che le strutture sono sempre esili e circolari – ciò fa chiaramente parte dello stile compositivo anche per quanto riguarda metriche e testi – e le tematiche sono quasi sempre l’amore e le relazioni interpersonali. Insomma: un terreno difficile, in cui la caduta nel banale è dietro l’angolo. La scaletta, ben bilanciata, alterna momenti più spinti (“Camilla”, “Per Colpa del Cemento”), che in questa situazione live acquistano sfumature ancora più rock, ad altri più racchiusi ed eleganti (“Fellini e Charlot”), in cui il Rickenbacker lascia il posto al contrabbasso e l’atmosfera si fa soffusa. I due brani conclusivi, dell’album come della performance, riescono a racchiudere entrambe le anime del progetto: “Una cosa che mi manca di te”, a metà fra il cantato e lo spoken word, ha una carica emotiva fortissima, visibilmente sentita dai musicisti sul palco, che si schiude in un finale post-rock da manuale; “Serotonina” riprende più o meno le stesse atmosfere, chiamando in causa Mogwai e Slint in un contesto che, per quanto differente, si addice loro alla perfezione. C’è spazio, infine, per il bis di rito, richiesto a gran voce da un pubblico numeroso, e soprattutto attento e partecipe. D’altronde, in un concerto lo show è anche costituito dalla location e dal pubblico, e anche da questo punto di vista si è trattato di un successo, complice un’atmosfera rilassata e familiare. Non si tratta già di un grande risultato?

C’è, però, da sottolineare che la caratura dei Miqrà prescinde dalle considerazioni sullo stato di salute della scena catanese. Non vediamo alcun motivo per cui la musica, come l’immagine, dei Nostri non possa essere esportabile altrove con il medesimo successo. I brani, scritti, suonati e arrangiati con cura, rendono anche in sede live e, anzi, in questo contesto la band sembra particolarmente a proprio agio, capace di esprimersi al meglio. Non possiamo fare altro che consigliare di non perdere Ultimo Piano Senza Ascensore quando risuonerà dalle vostre parti, vi lascereste scappare un ottimo esempio di come sia possibile proporre, oggi, del cantautorato con alla base una ricerca sonora e una competenza strumentistica di rilievo, e soprattutto slegato da ogni logica alternativa fine a se stessa.

Autore dell'articolo: Francesco Paladino