No Report – The Winstons: Ancestrali e Diocesani a Milano

Musica selvaggia e ritmi complessi colorano il centro città.

The Winstons a Milano. Il 7 Luglio – salvandoci per un poco dalle fameliche zanzare di zona – si sono esibiti presso il chiostro del Museo Diocesano, luogo d’arte che da poco ospita invece eventi di carattere musicale. Le volte del cortile offrono infatti un interessante contorno Canterbury style a una situazione che di vintage ha già tutto: dall’apparecchiatura rigorosamente retrò del complesso, (notiamo tra tutto un immancabile piano Rhodes e un incredibile Eko Tiger, reliquia italiana degli anni ’70) non sfugge certo all’occhio l’abbigliamento sixties dei nostri, e dunque bandane, pantaloni a zampa, camicie dalle fantasie coloratissime.

Roberto Dell’Era (foto di Anna Vezzosi)

Una breve descrizione non per sviare dall’argomento ma per inquadrare invece al meglio la fedeltà iconografica che i tre si impegnano a garantire ad un affezionato pubblico di giovani e vecchi amanti del progressive rock. La ricostruzione non si limita ad un lato puramente esteriore, poichè il supergruppo di Enrico Gabrielli (Calibro 35, Mariposa), Roberto Dell’Era (Afterhours) e Lino Gitto (Ufo Valvola) vanta delle sonorità vocali scandalosamente simili a quelle dei grandi giganti del rock britannico quali Caravan, Soft Machine, Gentle Giant, Emerson Lake and Palmer, quasi a non distinguere quando stia cantando Gitto e quando Robert Wyatt. La scaletta si snoda attraverso l’omonimo EP di debutto, cominciando con la risolutezza di Nicotine Freak, acidamente controllata dalla solidità del basso di Dell’Era, si arriva in seguito ai giapponesismi di Diprotodon dove Gabrielli è in grado di mostrare tutto il suo virtuosismo nelle tastiere così come nel sassofono. La ballata Play With The Rebels è un incrocio giocoso tra un non so che di Paul Mcartney e un sussurro lontano agli Wilde Flowers. Il vertice della scaletta è rappresentato invece da A Reason For Goodbye, un mostro virtuoso e poliedrico a metà tra la Moon In June di Wyatt, i King Crimson e certe sperimentazioni dei primi Pink Floyd forse; la voce di Gitto ci porta nuovamente in un territorio familiare e ci guida con una batteria prima gentile, poi esplosiva. Tra i brani in conclusione con sorpresa appare Golden Brown, misticismo tossico degli Stranglers, cucito su misura per la voce di Dell’Era.

 

L’esecuzione del complesso è pulita, precisissima e di una qualità rara ora come ora, forgiata senz’altro dalle innumerevoli esperienze collaterali dei componenti del gruppo.

Un universo parallelo di polizieschi italiani anni ’70, di acidità britanniche, di sconvolgenti sperimentazioni analogiche incornicia la strana dimensione degli Winstons, un gruppo che abbraccia inequivocabilmente il suono di un’epoca, rendendolo ciononostante un divertimento travolgente.

Potete trovare qui l’album d’esordio del supergruppo.

Cesare Lopopolo

Autore dell'articolo: Cesare Lopopolo

Cesare Lopopolo