Vinicio Capossela

No Report – Vinicio Capossela: suggestioni d’ombre e bagliori, per il tour della Cupa ed altri spaventi

Vinicio Capossela si è esibito al teatro Metropolitano di Catania, in occasione del Tour “Ombra” 2017

 

Non è semplice descrivere il concerto di Vinicio Capossela al Metropolitan di Catania, specialmente per coloro i quali si aspettavano una performance musicale come tante, nella quale l’artista sciorina in maniera canonica tutto il suo repertorio, avvalendosi della collaborazione di valenti musicisti dispiegati su un palco; nossignore. Invece, a supporto della componente musicale, Vinicio ha voluto trascendere nell’ambito visivo, grazie alla collaborazione della scenografa ed animatrice d’ombre Anusc Castiglioni. Tale connubio ha dato vita ad uno spettacolo visionario di grande impatto, nel quale lo stage brulicava di bagliori, ombre, proiezioni su teli dietro ed avanti il palco, grazie ai quali lo spettatore veniva immerso nelle suggestioni dell’universo narrativo della Cupa e degli altri spaventi.

Lo spettacolo era composto da cinque macro sezioni tematiche, titolate: La selva, Sottoterra, Lo specchio, Silhouette e giochi d’ombra, il peso dell’ombra. Prima o durante ognuna di queste, Vinicio ne descriveva i contenuti, come si narrano storie paurose la notte attorno ai falò, in una performance dalle tinte grandguignolesche, dove tutto taceva a parte la sua voce roca e profonda.

Poco prima dell’inizio del concerto, in teatro era possibile sentire in lontananza versi di civette ed altri animali notturni, i quali già introducevano in parte nell’atmosfera onirica che fa da leitmotiv al tour. Una volta spente le luci, nella quasi totale immersione nel buio, il palco si è popolato dei musicisti e Vinicio stesso, per esordire con il brano Le Creature della cupa, mentre un vorticare di rovi veniva proiettato spasmodicamente sul telo alle spalle dell’ensemble. A seguire il brano Scorza di Mulo, anticipato e concluso da rumori di zoccoli e ragliare d’asino, nel quale Vinicio proiettava la sua ombra sul grande telo, col fardello di ceppi di legno sulla schiena – così come nel video del medesimo brano.

Ad ogni brano accadeva sempre qualcosa di nuovo, capace di stupire lo spettatore, come le figure antropomorfe che apparivano durante il brano Il Pumminale, Maddalena la Castellana, La Notte di San Giovanni, oppure come la personificazione del demone Meridio, durante l’esecuzione de La bestia nel grano.

A seguire, hanno avuto spazio brani provenienti dal repertorio passato di Vinicio, come Brucia Troia, arrangiata in maniera stridente e senza possibilità d’appiglio, una crepuscolare Vinocolo, cantata con voce rarefatta, ed una distensiva Dimmi Tiresia, quasi a calmare gli animi scossi da quanto avvenuto in precedenza.

Poi, dopo altri brani come Parla Piano – durante il quale Vinicio si lancia in un monologo davanti ad uno specchio – oppure Corvo Torvo, Scivola vai via e Marajà, si avverte nell’aria l’approssimarsi di un finale in crescendo. A quel punto, l’atmosfera si infervora e Vinicio, con un copricapo dalle lunghe piume nere sul capo e con la fisarmonica, introduce Pettarossa, Lo Sposalizio di Maloservizio ed il Treno, per poi concludere con l’apoteosi finale de Il ballo di S.Vito. Di seguito, il telo davanti il palco viene riposto e chiare luci lasciano finalmente vedere l’ensemble, fino a poco prima immerso nella penombra.

A chiudere definitivamente il concerto, il bis composto da brani come Che cos’è l’amor, Zampanò ed altri ancora, per una serata destinata a rimanere a lungo impressa nella memoria degli astanti.

Autore dell'articolo: Fabio Longo

Fabio Longo

Fabio è un informatico che è pure musicista. A volte dice che è un musicista che nel tempo libero fa l’informatico, mentendo. Crede fermamente che un critico musicale non possa esserlo fino in fondo se non conosce bene la materia, da qui la sua missione di recensire concerti.