No Report – Willie Peyote acclamato dal pubblico catanese del Ma

L’11 Novembre Willie Peyote, col suo primo tour siciliano, è approdato al Ma di Catania portando in scena il nuovo spettacolo di presentazione dell’album “La Sindrome di Toret”, album che ha decretato la sua consacrazione nel mondo del nuovo rap.

Il suo, infatti, è un rap suonato, come spesso amo definirlo, in quanto sul palco è accompagnato da una vera e propria band, fatta di chitarra, basso, tastiere e batteria. È un personaggio che ama circondarsi di buona musica, che ama associare alle sue rime ottimi arrangiamenti, mentre le sue parole si scagliano contro tutto ciò che di sbagliato c’è nella nostra società.

L’ingresso della band ci chiarisce subito che non di sola cassa dritta è fatto il rap. Poco dopo entra lui e il pubblico esplode, mentre ancora tutte le luci del locale sono accese.

Si parte con “Avanvera”, la tribuna è ancora seduta, ma dura poco, perché è impossibile non essere trascinati dal ritmo della band e dal carisma di Willie Peyote. Per chi non lo aveva ancora visto live, probabilmente gran parte della sala, dev’essere stato sorprendente osservare sul palco un rapper elegantemente vestito, con tanto di band al seguito. Ma non è solo questo che attira. Ci troviamo ad ascoltare dei bravissimi musicisti che accompagnano il flow con degli arrangiamenti incredibili, che non sfigurerebbero nei migliori teatri e che attingono da vari generi, primo tra tutti il nostro passato cantautorale, a conferma che oggi i migliori talenti, i veri innovatori, si trovano nella nostra scena rap, dove stanno venendo fuori dei personaggi eccezionali.

Willie Peyote non sa cosa sia il politically correct, offende e si diverte a farlo, dice ciò che pensa e non cade mai in toni paternalistici. Non si atteggia a predicatore, ma è lui in prima persona protagonista di un mondo cinico e disincantato.

Altra cosa che stupisce è quella voglia di giocarsi subito il singolone (tra l’altro bellissimo) “Ottima Scusa”, scelta che ho interpretato come un volersene fregare di tenere in sala fino alla fine coloro che si sono avvicinati a lui solo di recente, magari grazie a Spotify, ma che magari non conoscono la sua vera identità, che di parlare d’amore non ne vuole sentire. E così fa un gioco, il test sull’amore sacro e quello sull’amore profano, liquidando l’argomento in due brani, “Ottima scusa” e “Willie Pooh”.

Chiuso il capitolo sentimentale, si passa ad altri temi, ma nessuno si allontana dalla sala, segno che chi è lì ci sta perché segue l’artista da tempo.

Il momento migliore è lo sfogo contro il fascismo, contro le vittime della “polizia di Stato, Stato di polizia”. Cita  il caso Aldovrandi, si scaglia contro CasaPound e contro tutta l’intolleranza che sta dilagando nel nostro Paese. Il pubblico esplode e Catania è conquistata. Ma può fare di più. I toni tornano leggeri, esordisce con un “Va bene Maradona, ma vuoi mettere Mascara?”, per poi confidarci la sua gaffe palermitana, dove durante il concerto ha detto “Carusi” invece che “Picciotti” e il pubblico non l’ha presa benissimo. Evidente la sua gioia di essere in Sicilia, ritenuta troppo distante dalla sua città per poterci tornare spesso come vorrebbe, della quale ha amato il buon cibo, gli arancini e la carne di cavallo.

“C’era una Vodka” fa scatenare tutti, ma arrivano anche quei pezzi che lui definisce pezzi depressi, i suoi preferiti, perché la tristezza è una cosa bella. È il momento di “Metti che domani”.

Si procede con il suo rap dal gusto cantautoriale, il concerto scorre senza annoiare mai, poi esplode con “I Cani”, la vera bomba dell’album, uno sfogo contro il mondo della musica e le tifoserie dei social. Sull’”Amen” il pubblico impazzisce. A questo punto il concerto raggiunge il culmine e la platea comincia a urlare “Willie” ripetutamente, una vera ovazione, una consacrazione assoluta, qualcosa che nelle centinaia di concerti a cui ho assistito non era mai capitato. Gli artisti sul palco si guardano increduli davanti a questo successo incredibile di pubblico. La sala si merita i bis e tutto si chiude con una confessione: “Che Bella Giornata”.

Willie Peyote e la sua band portano a casa una vittoria nella difficile Catania. Si sa, conquistata la Sicilia la strada è tutta in discesa.

Report a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d’Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!