No Review – Brian Fallon con Sleepwalkers ci porta dentro il suo cuore

Quando hai alle spalle un passato glorioso in una band come i Gaslight Anthem è difficile chiuderlo in un cassetto e ricominciare da capo una carriera solista, perché inevitabilmente quel passato verrà a bussare alla tua porta e ti chiederà il conto. Brian Fallon questo lo sa bene, ma non demorde e sceglie di pubblicare un nuovo album solista dal titolo Sleepwalkers, a distanza di due anni dal precedente Painkillers. L’album fa del classic rock il proprio marchio di fabbrica, fondendolo con il passato musicale dell’artista e con delle influenze che si muovono tra il punk, il blues e un certo folk di matrice americana.

Il disco ha un ascolto perfettamente godibile, tra brani da ascoltare coi finestrini abbassati e urlare a squarciagola ed altri perfetti per serate nostalgiche in cui sprofondare nella malinconia.

Sleepwalkers parte con forza con If Your Payers Don’t Get To Heaven, una  canzone sincera e intima che racconta di quei momenti in cui bisogna andare via, anche se è tremendamente difficile. Arrivati al terzo pezzo ci si accorge che la forza dell’album sono i testi, il cui tema dominante dell’affrontare un addio, della nostalgia del rimpianto, si mantiene costante in tutto l’album senza, però, annoiare l’ascoltatore. Etta James è uno dei brani più belli, nostalgici e struggenti del disco, insieme a Her Majesty’s Service, altro pezzo interessante, tra la ballata e il midtempo. Si prosegue con gli echi folk di Proof of Life, una commossa dichiarazione d’amore. Little Nightmares, affronta la paura dell’abbandono ed ha un qualcosa che ricorda un po’ Bruce Springsteen. Sleepwalkers, la title track, si apre con dei fiati eccezionali e mantiene un ottimo arrangiamento per tutta la sua durata, mentre la voce urla di un amore perduto. Chitarre graffianti colorano My Name Is the Night (Color Me Black), brano che si colora di nero, è il caso di dirlo. Neptune, pezzo fortissimo con tanto di assolo di chitarra, ci avvia verso un finale struggente dove troviamo Watson, brano tutto incentrato sulla solitudine e la paura di invecchiare. Il disco si chiude con le tinte folk di See you on the other side, dichiarazione d’amore che va oltre la vita.

Con Sleepwalkers Brian Fallon ci porta dentro il suo cuore, i suoi incubi, le sue paure e lo fa con una penna magnifica, capace di trasformare i suoi brani in vere e proprie preghiere. Sleepwalkers è un disco coraggioso e vario, che ha come scopo quello di sviscerare la perdita dell’amore e tutta la sofferenza che comporta il lungo percorso di ritorno alla vita dopo una rottura.

Recensione a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!