No Review – BRUUNO – “Belva”

I BRUUNO dicono di voler “scuotere l’apatia del vivere quotidiano”. Più che scuoterla la torturano, la ammazzano brutalmente e lasciano marcire la sua carcassa sul ciglio di una strada di campagna. 
Ti svegli la mattina. Le palpebre spingono verso il basso, gli sbadigli abbondano. Bevi del caffè accompagnato da brioche di cartone. Ti vesti. Spazzoli i denti. Accendi la macchina e ti rechi al luogo dove o studi o lavori. Passi la giornata in bilico tra la certezza che sarà la fotocopia di mille altre passate e future e tra la speranza di un improvviso colpo di scena che cambi le carte in regola. Ma nulla accade. Le azioni si ripetono. Altro caffè. Un pasto gelido. Small talk: il clima, il costo della vita. Rimetti in moto la macchina. Casa. Altro pasto. Poca attività ricreativa. Sonno. Letto; la consapevolezza di essere annientati dal proprio torpore. Torpore che ci ha resi freddi, meccanizzati, apatici.

L’apatia e la mancanza di stimoli sono due dei più grandi tormenti esistenziali del XXI secolo. La maggior parte della gente necessita di una valvola di sfogo per scuotere il pattume quotidiano e per provare quella breve, ma intensa scarica di adrenalina che capovolge il proprio mondo in una frazione di secondo. Pochi generi, in ambito musicale, veicolano questi sentimenti come il post-hardcore. Nella ricca tradizione italiana di questo genere si sono ritagliati il loro spazio i BRUUNO: quartetto di Bassano del Grappa sotto contatto con v4v Coypu Records.

Belva, uscito nel 2016, è incendiario. In meno di venti minuti i BRUUNO creano, organizzano, fanno, ricompongono, disfano e mettono a ferro e fuoco tutto quanto con una solida consapevolezza dei loro mezzi; anche se lo “stomaco” e il cuore sono preponderanti per tutta la durata dell’album, vi è anche una non indifferente dose di cervello apprezzabile dai principali fruitori del genere. Ci sono il fragore metallico e l’asprezza tanto cari agli Shellac, le chitarre distorte e accordate molto, ma molto in basso, ritmiche complesse quanto basta per rendere i brani  non banali lasciando intatta la loro straboccante ferocia. La ciliegina sulla torta è una sottile vena emotiva figlia di gruppi guru della scena emo-screamo italiana (Fine Before You Came, La Quiete).

Casper, brano di apertura, è sanguinolento. Già le prime note sono una dichiarazione d’intenti ben precisa: qui non c’è spazio per i deboli di cuore, ma per ascoltatori che cercano della sana violenza sonora. Il finale noise lascia spazio a Sete, canzone estratta come singolo. Anziché tirare il freno a mano, i BRUUNO accelerano bruscamente dando vita ad una composizione dirompente, impreziosita da un’efficace frase slogan nel finale (“Vorrei perdere la ragione e ritrovarla”). Ruggire Come Le Porte è forse l’episodio migliore del disco. Riff e groove irresistibili, testo pungente, tromba nel finale. Seppuku ricorda gli esordi dei primi Teatro degli Orrori, mentre Troppo Spesso Lento è l’episodio più tetro di tutti: dissonante, granitico e macabro (all’autore ha ricordato i Jesus Lizard). Chiude il disco Sfregio: la frase “Mai provato ad affondare?” è una cartella sul setto nasale.

Come EP d’esordio è promosso a pieni voti. Se il piattume quotidiano è diventata una cosa più forte di te, Belva è una tappa obbligatoria.

Belva è acquistabile QUI ed è disponibile in streaming su Spotify.

Autore dell'articolo: Gilberto Giannacchi

Gilberto Giannacchi

Batterista con un debole per i cibi pesanti e la lingua d’Albione. Amante di post-rock, post-hardcore e prog d’annata.