No Review – “Cosa siamo diventati”, il nuovo album di Diodato

Un album prevalentemente autobiografico, sincero, diretto, ad alto impatto emotivo. Stiamo parlando di Cosa siamo diventati, il nuovo disco di Diodato, uscito il 27 gennaio per Carosello Records.

A tre anni di distanza dall’ultimo lavoro, il cantautore è tornato con dodici brani che raccontano la caduta e la rinascita, un percorso interiore difficile, una presa di coscienza che porta ad una nuova consapevolezza di sè e del proprio passato.

Il primo brano, Uomo fragile, è uno dei brani più forti. Un uomo che si confessa di fronte alla propria immagine riflessa su uno specchio e che si chiede da dove venga tutto questo bisogno d’amore. Ferite aperte difficili da guarire e la ricerca di una gratitudine nel perdono. Voce sussurrata che poi sfocia in toni sempre più alti. Più intima Colpevoli, “Fermi, sempre più fermi, immobili, in queste sabbie mobili, soffocheremo tra granelli umidi di felicità, irrisi e uccisi da una paralisi”…parole crude quelle di Paralisi.

Fiori immaginari che feriscono da un lato e leniscono dall’altro , i Guai  di un uomo che “non ha più niente ora, non ha più un nome né un’età, è solo un pazzo che urla per le vie della città”. Il brano Cosa siamo diventati, che dà il titolo all’album, racconta con la solita raffinatezza che contraddistingue l’artista, la fine di un rapporto di coppia.

Mi si scioglie la bocca è il primo singolo estratto, una vera poesia che si avvicina molto al cantautorato più classico ma riesce a non cadere mai nel banale, “L’ho dato al vento il mio tormento per te, perché ho temuto quel fuoco potesse ridurmi in cenere”. Più energia e durezza in La verità; il pezzo forse meno riuscito di questo disco è Un po’ più facile, se proprio se ne vuole trovare uno.

Toni più pop nel brano Di questa felicità…“Prendimi l’anima e dille come si fa a non avere paura di questa felicità”, che però, come già detto, non cadono mai nel “già sentito”. C’è una profonda cura non solo dei testi ma anche degli arrangiamenti. Molti brani sono stati registrati in vere e proprie sessioni live e si percepisce la tensione emotiva derivata dalle emozioni provate nel suonare insieme alla band. Concludono la tracklist Per la prima volta, piano in risalto e parole avide di libertà e di riscatto da un passato di inganni, e La luce di questa stanza che chiude magicamente questo piccolo capolavoro.

Un disco elegante, sofisticato ma semplice e diretto quando si tratta di mettersi a nudo e di raccontarsi senza filtri. Una voce che sa passare da estensioni sorprendenti al sussurro, modernità e classicismo, rock e cantautorato più intimista.

Brani da ascoltare e riascoltare perché fanno bene, perché trasudano autentica bellezza e, oggi più che mai, quando accade un simile miracolo bisogna lasciarsene inebriare.

 

 

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali
Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l'Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.