No Review – Cosmotronic: un viaggio nella mente di Cosmo

“Cosmotronic” è il nuovo doppio album a firma Cosmo. Pubblicato il 12 gennaio su etichetta 42Records/Believe, è un album che anticipa un tour europeo, concepito come party e non come semplice live set, volto a promuovere un lavoro dal fortissimo sapore internazionale, che sicuramente porterà grande lustro alla nostra musica durante le sue trasferte all’estero.

Con “Cosmotronic” l’artista ci permette di entrare nella sua testa, nei suoi pensieri, nella sua anima, nei suoi tumulti interiori. Ci racconta di separazioni, morte, amore, sesso, popolarità, palchi, e lo fa con una sincerità disarmante. La sensazione, chiudendo gli occhi, è quella di trovarsi da soli con Cosmo ad ascoltare tutto ciò che ha da dirci.

“Cosmotronic” si apre con i buoni propositi di “Bentornato” , brano in cui manifesta la voglia di fare tutto in un unico concerto, catapultandoci da subito nei suoni notturni che hanno da sempre contraddistinto l’artista, ma che stavolta sono spinti al limite verso il mondo del club più che verso quello del pop. Ascoltando l’album, infatti, si ha sin da subito la sensazione che il suo electro-pop attinga a piene mani dal mondo della house e da quello della techno. Bastano già tre brani per comprendere quale sia l’innovazione apportata da Cosmo alla musica italiana, ovvero quella di una produzione al passo col resto del mondo (impresa nella quale prima d’ora erano riusciti in pochi, primi fra tutti Subsonica e Populous) sulla quale appoggiare liriche, anch’esse moderne, ma ricche di poetica e mai troppo ammiccanti verso certi linguaggi giovanili. Anche il suo modo di giocare con i doppi sensi, a volte accennati e altri urlati, è pura poetica, mai disturbante. Ne viene fuori una sorta di dance cantautorale, che si può chiaramente apprezzare nel primo dei due album.

I suoni hanno uno spirito tribale, qualcosa di rituale e primordiale, che riesce ad attrarre a sé anche coloro che non amano troppo il synth-pop italico, le drum machine e la cassa dritta. Molte le variazioni nei temi, che invece di restare nella leggerezza del dancefloor, si spingono verso territori intimi e profondi, il cui esempio più lampante lo troviamo in “Tutto bene”, pezzo capace di avvolgere lo stomaco in una morsa di dolore, senza perdere con ciò il ritmo complessivo. Su “Tristan Zarra”, a metà del brano, il disco prende una pausa ipnotica, ma è solo un momento perché i suoi mantra tornano a danzarci nel cervello, in un loop alienante. C’è anche una vera e propria dichiarazione verso i fan ne “L’amore”, forse il brano che ho apprezzato di più, vera prova di forza del disco, uno di quei brani che rompe il muro tra palco e pubblico e ti catapulta direttamente dall’altra parte, dritto nella testa di Cosmo. “Animali” è il testo più esplicito e carnale del disco, ma anche lì Cosmo non perde la sua vena poetica, dirigendola verso il mondo animale, allontanando ogni imbarazzo. Bella anche la successione tra questo brano e la dolcezza di “Quando ho incontrato te”, che crea un’interessante contrapposizione col precedente.

La seconda parte è quella più dance e ipnotica del lavoro, ha una partenza esotica, in cui suoni orientali portano verso il silenzio delle parole, verso un viaggio nella coscienza, verso la danza più pura, che non vuole distrazioni e va avanti così, con piccoli flash, lasciando spazio a suoni che a volte ricordano il quotidiano e che raggiungono il loro culmine accompagnati dall’ossessione di non cadere, per poi accarezzarci con arpeggi liquidi, che ci trascinano verso la spersonalizzazione.

Cosmo con questo album dimostra ancora più del solito di essere capace di giocare con suoni pop, con l’elettronica, i Synth, la dance, la house, la techno, senza con ciò imborghesirsi e far storcere il naso ai puristi dell’indie, che accettano di buon grado la sua attitudine innovativa, il suo amore per la produzione raffinata, senza stigmatizzarlo e combatterlo, ma anzi riconoscendolo e accettandolo nel loro club esclusivo, nel quale si è fatto largo a suon di cassa dritta e 4/4.

 “Cosmotronic” è una risposta perfetta a chi vede ancora l’Italia e la sua musica tutte pizza e mandolino, concezione sulla quale Cosmo, con il loop pizzeria/pizzeria, scherza un po’ su, quasi a voler prendere in giro tutti quelli che ancora non si sono accorti che, anche grazie a lui, la musica da queste parti è cambiata.

Recensione a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!