No Review – Ere, il secondo LP degli Storm{O} tra cuore e mente

Storm{O}: Ere
Data di uscita: 2 febbraio 2018
Etichetta:
Moment Of Collapse, Shove

Ragione contro impulso. Lo scontro umano, troppo umano. La battaglia che si è protratta, si sta protraendo e si protrarrà senza soluzione di continuità. Dallo scontro dei due raramente vi è un netto vincitore. Sovente le due componenti si mischiano, giocano l’una con l’altra e danno vita a battaglie ricche di tetre sfumature che lasciano il corpo umano (il campo di battaglia) stremato, annichilito. Gli Storm{O} sono dei sapienti conoscitori dell’animo umano e riescono perfettamente a tradurre in musica queste innumerevoli e logoranti guerre. La band sa essere ora fredda, cerebrale e calcolatrice; ora viscerale, ciecamente violenta ed illogica. Questo manicheismo genera un vortice emotivo che sfocia in brani estremi, dove viene mostrata cinicamente una gamma di sentimenti ampissima che disintegra chiunque ascolti. Non è la vittoria di mente o cuore il vero punto di forza degli Storm{O}, ma il perdurare dello scontro che mai avrà fine.

La band di Belluno ci aveva lasciati con Sospesi nel vuoto bruceremo in un attimo e il cerchio sarà chiuso, LP di esordio uscito nel 2014 che è, a pieno diritto, un disco cult nell’ambiente HC italiano. Il disco, suonato con una perizia tecnica di primissimo ordine, è un turbolento concentrato di post-hardcore ed emocore: è chiara l’influenza di Converge, Orchid, ma è ancor più chiara la vena introspettiva che viene portata alla luce dalle lyrics urlate e sofferte di Luca Rocco. Il livello compositivo dell’album è di altissimo livello e, in un’ottica generale, il lavoro stupisce per il suo potenziale empatico. Dopo quattro anni di attesa e di innumerevoli tour, viene dato alle stampe Ere.

Ere è il naturale erede del primo disco. Lo scontro descritto ad inizio articolo si fa sempre più infuocato ed ogni tentativo di trovare rifugi, appigli o sicurezze è vano. La furia sonora degli Storm{O} sembra a volte calcolata nei minimi dettagli – si avvertono molto di più tendenze accostabili ai primi Dillinger Escape Plan -, ma a volte la band è in completa balìa di uno straripare di sentimenti tossici. Il disco è rabbioso, sofferto e, in alcuni punti, la potenza degli strumenti sembra voler estirpare un nichilismo morboso (“Perdo il senso delle lettere che scrivo – delle parole tra i miei denti congelate”, così esordice Rocco sulla opener Taxidermia). La seconda traccia Lama riassume in un minuto le essenziali componenti della nuova veste della band: il brano è in continuo divenire, la pianificazione cervellotica dei cambi di tempo e delle armonie cerca di seguire al meglio un’urgenza espressiva che non si è affievolita affatto dai tempi dell’esordio. Tuttavia, ciò che distingue Ere da quest’ultimo (oltre al miglioramento della qualità in fase di produzione) è la poderosità della sezione ritmica che si fa molto più agile e nevrotica. Un esempio chiarissimo è Stasi, un titolo che si rivela ossimorico, poiché il brano è dominato da un tripudio di blast beat e distorsioni brutali. Alcuni brani, come ad esempio Mantra, mettono in risalto l’abilità della band a costruire brani d’impatto con un’ossatura anti-convenzionale, ma studiata. Il disco è un continuo susseguirsi di cavalcate pazze e polimorfe cerimoniate da un ispiratissimo Luca Rocco.

Il primo full length degli Storm{O} ha creato delle aspettative alte attorno alla band. Con Ere queste aspettative sono state pienamente rispettate. Sono chiari ed evidenti degli indici di maturità e degli accorgimenti stilistici che non hanno reso questa seconda uscita una copia sbiadita della prima. La band di Belluno si è ormai affermata come una piccola gemma di materia HC al 100% pura.

Autore dell'articolo: Gilberto Giannacchi

Gilberto Giannacchi
Batterista con un debole per i cibi pesanti e la lingua d'Albione. Amante di post-rock, post-hardcore e prog d'annata.