No Review – “Fidatevi” dei Ministri è un concept sul binomio fiducia/tradimento

I Ministri sono tornati con “Fidatevi”, un disco che già dalla copertina svela il suo contenuto, il binomio fiducia/tradimento, da considerarsi il concept del disco, che affronta il tema mettendosi, però, spesso dalla parte dei “cattivi”.

Musicalmente è un lavoro coraggioso per tre ragioni:

– è assolutamente disomogeneo, in barba a tutte le logiche discografiche che non amano troppi cambi di genere nelle tracklist, svelando così la propria vena alternativa (i primi due brani, ad esempio, non hanno assolutamente nulla in comune);

– si prende dei rischi con un’evidente modernizzazione dei suoni, che li porta più verso il mercato anglosassone che verso quello italiano, in barba ai fan che ti vogliono sempre uguale a te stesso;

– viene pubblicato in Italia, la terra dei poeti, e sceglie di porre più attenzione ai suoni e alla metrica che alle parole, le quali spesso si fanno musica come quel “Ciao, ciao, ciao” di “Nella battaglia”, utilizzato in maniera assolutamente funzionale alla dinamica del brano, fregandosene di banalizzare il testo.

Una nota di merito va a Divi, la cui scrittura cresce album dopo album, rendendolo il compagno di scrittura ideale per Dragogna, e a cui spetta il compito di trasformare la voce in strumento musicale, mettendoci un carico fortissimo di emozioni e cuore, che arrivano spesso a travolgerci, regalando una drammaticità insolita al disco.

Se dovessi sintetizzare i suoni di questo album, direi che c’è il migliore passato musicale di Muse e Coldplay, condito dalla cupezza degli Editors. Non possiamo non citare anche i riferimenti al folk/metal del Nord Europa e al folk irlandese, quest’ultimo chiaramente percepibile nel brano conclusivo.

I Ministri con “Fidatevi” ci offrono il loro cuore sul tavolo, dicendoci di farne quello che vogliamo, ora che è nostro. Hanno capito che non è il momento di parlare di grandi rivoluzioni, come hanno fatto in passato, mentre la vera rivoluzione sociale andrebbe combattuta nei rapporti interpersonali, dove l’incapacità di fidarsi ci ha chiusi in delle isole tecnologiche dalle quali non riusciamo più ad uscire. Ci raccontano le loro vite, l’incapacità di rimanere fedeli alle proprie promesse, alle proprie scelte, a causa delle mille distrazioni che il mondo ci offre. “Spettri” in questo senso è emblematico, un brano che fa pensare ai migliori Linkin Park, che parla di un buio e di un disordine dal quale non si può più uscire da soli.

“Fidatevi” è un disco di singoli, ogni canzone a modo suo ha qualcosa da dire, non c’è una direzione precisa e tocca all’ascoltatore scegliere la propria. Il finale è da brividi, gli ultimi 4 brani sono eccezionali, perfetti nella loro diversità. Si parla di spiritualità, della crisi dei giovani che si riflette anche nella musica, troppo orientata verso ciò che vuole la gente piuttosto che verso quello che gli artisti hanno da dire. Scegliere i brani migliori di “Fidatevi” è complesso, ma io azzarderei gli ultimi due: “Nella battaglia” e “Dimmi che cosa”, il primo per il cuore con cui urla la propria ribellione contro i nostri incubi peggiori, brano che dal vivo ci regalerà grandi emozioni, e l’ultimo perchè sembra uscito dallo studio di registrazione di Enya, per la delicatezza e la ricerca musicale con cui si svolge questo dialogo immaginario tra persone così lontane e sconosciute, ma così vicine nei sentimenti.

Credo che i Ministri con questo album abbiano trovato il segreto per farci volare insieme a loro e consegnarci il miglior lavoro della carriera. Un disco che non arriva subito, ma quando lo fa non se ne va più.

Recensione a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!