No Review – Giovanni Succi: lunga vita al moribondo indie

Quando affronti l’ascolto di un nuovo disco, di artisti di cui hai sentito opere precedenti o semplicemente sentito parlare, l’aspettativa è sempre la stessa: avere la voglia di riascoltarlo una, due, tre volte, ad libitum.

È il caso di “Con Ghiaccio” (2017 La Tempesta Dischi) ultima opera di Giovanni Succi (il cui curriculum spaventosamente ricco invito a verificare) per i meno anziani, deus ex machina de “I Bachi da Pietra”, duo attivo dal 2005 e, sicuramente, tra le più interessanti realtà del panorama italiano.

Giovanni Succi è piemontese e tra le sue prime due opere intestate a proprio nome, non a caso, c’è un omaggio ad un proprio conterraneo, l’avvocato Paolo Conte. In “Con Ghiaccio” l’omaggio è prorogato in, praticamente, quasi ogni traccia. Ed è un vero piacere.

Da Conte, Succi ha sicuramente mutuato l’uso musicale delle parole, non impoverendole del significato intrinseco, ma scegliendole e sfruttandole alla massima tensione per conferire musicalità, perché diventi sinergica con una composizione che, molto spesso, è spigolosa. Ruvida e scura.

Ne è prova, epifanica, Artista di Nicchia un minuto e trentasette di rap – filastrocca, scuro quanto urticante, dove il concetto “bella questa nicchia, ci ficco quest’artista” se da un lato può apparire come l’ennesimo attacco all’attuale discografia indie, alle orecchie di chi scrive pare più un bellissimo esercizio stilistico utile biglietto da visita di tutta l’opera: produzione di voce e piano semplicemente eccezionali.

Si passa a “Remo” (“il sultano della boa e dei pedalò”) il brano che oggi Morgan vorrebbe essere capace di scrivere: mood funk incredibilmente credibile nell’uso elementare dell’elettronica di drummachine/tastiere, chitarrina ed un basso che entra letteralmente dentro lo stomaco. Finale con i corretti da Apollo 440. APPLAUSI.

Ancora con il corpo che balla per la traccia precedente e si passa a Bukowski, poesia urbana che deve molto al mondo e modo di Ursula Rucker di raccontare la realtà circostante: decisamente interessante l’uso che Succi fa del microfono, in alcuni punti arrivando a fare percepire la rabbia addomesticata che pervade la composizione.

Certi posti sono belli perché poi te ne vai”, il leit motiv di Sipario, il goal che vale il prezzo del biglietto, il colpo di teatro, la magia riuscita della quale non è possibile immaginare che esista un trucco dietro. L’essere ARTISTA. Arrangiamento appena perfetto.

Si diceva dell’avvocato di Asti ed arriva Il giro: The Cross di Prince come base su un cantato che ricorda sempre la Rucker ma ha le palle di citare anche il migliore Ligabue (regalami il tuo sogno, bambolina barracuda), arrangiamento appena accennato ma di classe. Citazioni sparse e dediche affettuose per Paolo Conte.

Tutto subito: il brano che tradisce in maniera plateale la voglia di Succi di essere radicalmente blues come Jon Spencer, come i Bachi da Pietra con il gain più bassino, ma che ha dentro qualcosa di italiano: lo si avverte, si insinua, Succi lo fa intravedere ma non lo spiega, tranne nell’epico finale: da Vasco Rossi primissima maniera, un tripudio di fiati e genuina cafoneria di provincia

Si passa attraverso Satana: folk scurissimo, labirintico ed etereo dove la musica indica la direzione man mano che il brano si sviluppa attorno alle filastrocche nere di Succi a Salva il mondo che riprende meravigliosamente il Prince (sempre, sì) di DMSR – da 1999, attraversando Andremo in pedalò ed Elegantissimo, fino alla title track Con Ghiaccio, l’attuale carta d’identità del nostro: cantato quasi monocorde su base ultra pop e raffinatissima, Lou Reed all’ennesima contaminazione europea.

La differenza che passa tra Giovanni Succi e l’attuale produzione italiana deve essere ricercata nella trentennale attività del Nostro: la gavetta ha un peso ed oltre ad essere un onere comporta l’onore di fare un disco come Con Ghiaccio dove non c’è un ordine ma è tutto al proprio posto.

nacqui moribondo tra morituri” dice Succi in Con Ghiaccio: lunga vita al moribondo, indi.

                                                                                                                                                               Filippo Basile

Autore dell'articolo: Filippo Basile

Filippo Basile

Filippo Basile nasce e resiste a Catania, dividendosi tra l’amore mai sopito per la musica (ascoltata e suonata) e l’appassionata attività forense . Consapevole che la musica brutta esiste eccome, ricerca sempre quella migliore, pur sapendo che per trovare l’oro bisogna cercare tra rocce e fango.