No Review – Il “Futuro proximo” di Umberto Maria Giardini

“Futuro Proximo”

Umberto Maria Giardini

Release date: 02/02/2017

Quanti nomi un uomo deve avere prima di diventare se stesso? E, ancora, fare ritorno al proprio nome, dopo averne avuto un altro, non è forse la chiusura di un tracciato circolare che porta ad un inizio ideale da cui tutto è nato? Ricordiamo un concerto in cui Moltheni si congedava dalla scena indipendente lasciando una coda di tristezza in quanti avevano amato le canzoni di dischi come “I segreti del corallo” e si erano riconosciuti in quel suo modo di raccontare la vita e le sue lacerazioni. Circa tre anni dopo “La dieta dell’Imperatice” sanciva la ricomparsa di Moltheni come Umberto Maria Giardini, con la spontanea naturalezza di chi ha ripreso fiato per continuare un discorso lasciato soltanto in sospeso, momentaneamente cristallizzato nella penombra di un limbo.

Dopo l’ottimo “Protestantesima” del 2015, Umberto Maria Giardini dà alle stampe per i tipi de La Tempesta il nuovo “Futuro Proximo”, album che si pone da un lato in continuità con il suo predecessore, soprattutto sul versante di una pregevole fattura della scrittura e della qualità degli arrangiamenti, dall’altro se ne discosta per una diversa attitudine dei brani ora connotati da una struttura più aperta. Le canzoni di “Futuro Proximo” sono come sempre di grande intensità, con la differenza che rispetto al lavoro precedente risultano complessivamente meno introverse e presentano una inedita attitudine a concedersi alle voluttà del post rock e ad accenni progressive.

L’opener Avanguardia ha un corpo elettrico che si protende sino a liquefarsi in una inquieta coda strumentale, mentre la scrittura immaginifica della successiva Alba Boreale intercetta spigolose frequenze disturbate. A volte le cose vanno in una direzione opposta a quella che pensavi è una canzone pop della migliore specie, di quelle che creano una immediata empatia, allo stesso modo della forza poetica di Il vento e il cigno dove il Nostro canta: “L’oro è un metallo che non fa per me”. Subito dopo la strumentale Ieri, nel futuro proximo, arriva Dimenticare il tempo, struggente nella sua forza vitale soprattutto in versi come: “E avremo il tempo di cancellare, di dire al vento di andare via. Oh vita mia riprendimi perché da solo non ce la faccio più”. Il finale è consegnato alle profondità di Mea Culpa, uno dei brani più intensi che diventa visione della vita, rivendicazione del proprio essere nel mondo rispetto alla sua vacuità. “Futuro Proximo” è un disco reso ancora più forte da una produzione curata che valorizza una gran bella voce, ricca di striature emotive.

Lontano dalla pubblicità, da nuvole e montagne di televisori presi a rate, ci sono ancora un pugno di canzoni che ci fanno sentire diversi, quasi come fossimo l’antimateria della realtà.

Giuseppe Rapisarda

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Giuseppe Rapisarda

Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di “Outlandos d’Amour” dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.