No Review – Invocation And Ritual Dance Of My Demon Twin, l’ultimo full length dei Julie’s Haircut

Uno sfondo nero, asettico, sul quale si ergono le figure di due attrici gemelle. Queste due donne sono adornate da capi d’indumento espressionisti e giusto un filino provocatori. I loro sguardi forse poderosi, forse del tutto disconnessi da ogni forma di sentimento, frantumano in mille pezzi le barriere della nostra concezione dell’osservazione. I loro occhi sembrano mirati a mettere a nudo e a scrutare dettagliatamente la vita di noi umani fatti di carne, ossa e sangue. Quasi come per incastrare in una sorta di ordine questa visione ed esperienza perversa, i volti delle due attrici sono intrappolati dentro due quadrati in posizione obliqua.

Irrazionalità, lucidità; allucinazione, empirismo. Queste sono mere variabili gettate nel calderone di un riuscitissimo gioco musicale che risponde al nome di Invocation And Ritual Dance Of My Demon Twin, l’ultima uscita degli emiliani Julie’s Haircut. Il full length, uscito a febbraio, è il primo prodotto per l’etichetta britannica Rocket Recordings.

Un celebre detto della cultura anglosassone recita “don’t judge a book by its cover”, ma in questo caso, la cover del disco converge magistralmente con l’estetica musicale che i nostri mettono in mostra in questo lavoro. Un’estetica fondata su dei piani d’azione semplici che vengono concretizzati con sapienza ed esperienza (i Julie’s Haircut hanno alle spalle un’onorata carriera più che ventennale). Chi si approccia a questo album può scorgere una “visionarietà studiata” che è il trait d’union che lega i brani da Zukunft a Salting Traces.
Zukunft (parola tedesca che significa futuro) è un brano dove non si possono non scorgere delle influenze krautrock, specialmente di scuola Neu!-ana. Come menzionato prima, il brano, di per sé, non è troppo complicato: un’ossatura semplice composta dall’incedere persistente e marziale di basso e batteria si protrae per dodici minuti. La carne attaccata a questo scheletro è il resto della strumentazione, che alterna con maestria corposità, presenza ed assenza. Il risultato finale è un affresco psichedelico che flirta con l’indefinito, ma che rimane comunque legato alla ragione per tutta la sua durata.

La copertina e la prima canzone possono essere prese come sunto di tutto il disco. Le canzoni annullano una qualsivoglia forma strutturale; non ci sono strofe o ritornelli, nemmeno strutture eccessivamente arzigogolate, ma soltanto riff portanti ipnotici senza genesi e senza naturale risoluzione. Tuttavia, la sensazione di trovarsi davanti ad un’esperienza che, per porla in termini todoroviani, abbassa la soglia tra realtà e fantasia è accompagnata da una marcata dose d’ingegno “fisico” che limita l’astrazione e potenzia il quid terreno (si potrebbe fare un’analogia con i due quadrati della copertina). Per tradurre tutto questo in termini di genere, Invocation And Ritual Dance Of My Demon Twin è un ottimo disco di rock psichedelico che eredita le lezioni del passato senza sfociare nell’eccessiva derivatività e che risponde alle esigenze del moderno ascoltatore. La stesura e i ruoli da protagonista dei vari brani vengono affidati a strumenti diversi, tra cui possiamo aggiungere anche la voce, che accompagna anziché predominare. The Fire Sermon si regge in piedi su dei sedicesimi di rullante e su una semplicissima linea di basso, in Orpheus Rising sono i rarefatti accordi di chitarra, le dissonanze del piano elettrico e i lamenti del sassofono a creare l’atmosfera, in Deluge il gioco si fa aggressivo e in altri casi, come in Cycles, è la matrice acustica a prendere il sopravvento.

La settima fatica dei Julie’s Haircut convince pienamente anche dopo vari ascolti. Il disco è disponibile per l’acquisto sulla pagina Bandcamp della band ed è disponibile in streaming su Spotify.

Autore dell'articolo: Gilberto Giannacchi

Gilberto Giannacchi

Batterista con un debole per i cibi pesanti e la lingua d’Albione. Amante di post-rock, post-hardcore e prog d’annata.