No Review – Levante è tornata con “Nel caos di stanze stupefacenti”, il rumore generato dal silenzio

Il suo ultimo album, uscito il 7 aprile ,per Carosello Records/INRI, si intitola Nel caos di stanze stupefacenti.

Fatica a stare ferma, si definisce un’autrice che canta ma, se con la penna ci sa fare, dalle in mano una chitarra o mettila di fronte ad un piano, il risultato sarà comunque sorprendente. Ama la fotografia, la moda, il disegno e non è da escludere che un giorno potremo assistere ad una sua mostra o acquistare il capo di una sua collezione. E’ un’artista a 360 gradi. Il suo nome d’arte è Levante.

Dal famoso tormentone “che vita di merda” citato nel brano “Alfonso” non si è più fermata, era il 2013 e, se da un lato si sa che l’iper-produttività può rischiare di nuocere, nel suo caso pare non sia accaduto, perché la cantautrice siciliana non ha sbagliato un colpo, riscuotendo sempre più successo, pur mantenendo l’umiltà e la coerenza che la contraddistinguono.

Il primo album, “Manuale Distruzione”, in cui dolore e rabbia la facevano da padrone; il secondo, “Abbi cura di te”, un vero e proprio inno ad amare se stessi, perché solo imparando a fare ciò si può auspicare alla felicità; per poi arrivare alla stesura anche di un romanzo, la sua canzone più lunga, “Se non ti vedo non esisti”, edito da Rizzoli e già alla quarta ristampa. Un libro che indubbiamente, come raccontato da Levante stessa, va di pari passo con l’ultimo lavoro discografico, “Nel caos di stanze stupefacenti”, appunto.

Un disco che vede in copertina una Levante che, dalla poltrona su cui è seduta, cade su uno specchio, sulle sue riflessioni. Dodici brani, dodici stanze rumorose che raccontano proprio questa caduta libera, ma che, contemporaneamente, lanciano un’àncora per riemergere e trovare nuove strade.

Il racconto di come il silenzio, in cui la cantautrice si è ritrovata nell’ultimo anno, si sia tramutato in tanto rumore, in un vero caos, sostantivo utilizzato non a caso come titolo del primo brano.

L’album, prodotto da Antonio Filippelli, è stato pensato sin da subito per il live, con batteria e timpani predominanti, ritmi incalzanti e un sapore sicuramente internazionale. Il pop che non ha paura di esplodere.

Testi che dimostrano quanto Claudia Lagona (vero nome dell’artista) sia maturata sia nella peculiarità che l’ha sempre contraddistinta, quella cioè di saper giocare molto bene con le parole, con i doppi sensi e con l’uso di termini alle volte desueti per il formato canzone, e sia nella capacità di spingersi anche oltre ai racconti autobiografici toccando tematiche sociali importanti.

E’ il caso del primo singolo estratto, Non me ne frega niente, scritto dopo l’attentato al Bataclan di Parigi, che critica non i social, ma i “leoni da tastiera”, coloro che, celati dietro uno schermo, si sentono in diritto di usare toni maleducati e volgari. Santa Rosalia che, sotto forma di filastrocca, spiega l’omosessualità ai bambini e il diritto di essere se stessi sempre e comunque. O Gesù Cristo sono io in cui, prendendo spunto da fatti biblici, si parla della violenza sulle donne in ogni sua forma…“Confessa che il paradiso non mi spetta, che non mi sono genuflessa, che non mi sono genuflessa, che da te risorgo anch’io”, un ritornello d’impatto che non puoi non gridare con tutta la voce possibile. Senza dubbio uno dei pezzi migliori di questo disco.

Innovativa 1996 La stagione del rumore, il cui titolo, giocosamente, rimanda un po’ ad un’altra stagione, quella “dell’amore” di Battiato, in cui troviamo una Levante alle prese anche con il rap romantico anni ’90. Intensa e rabbiosa Io ti maledico, ritmo più lento e cuore infranto per Io ero io.

Diamante è un’altra perla preziosa di questo lavoro, la speranza di essere salvata da qualcuno o forse, semplicemente, da se stessi. Pezzo di me, un brano scritto in inglese da Claudia nel 2010 e ripresa poi per questo album, tradotta in italiano e col featuring di Max Gazzè, ironia allo stato puro, a partire dall’ambiguità di pronuncia del titolo. Le mie mille me, il riassunto perfetto della copertina, lo ying e lo yang, molteplici sfaccettature che convivono in un unico corpo, un gioco d’equilibrio più o meno stabile…”Dove mi trovo adesso c’è un labirinto immenso, ma vedo il cielo da quaggiù lo stesso”.

Chiudono questo lavoro Sentivo le ali in cui Levante dà ulteriormente vanto della sua capacità autorale e del suo amore per la lingua italiana (“Esco dai labirinti, forse è il tempo degli istinti, estinti prima di essere esistiti mai, mai”) e la passionale Di tua bontà.

“Nel caos di stanze stupefacenti” segna la consacrazione di un’artista talentuosa, che non ha mai avuto paura di esporsi, di raccontare e raccontarsi la verità e, questa volta più che mai, di descrivere il caos in cui ognuno di noi si può perdere o ritrovare; e forse la carta vincente di Levante è proprio questa, riuscire sempre a lanciare un messaggio positivo. Si può precipitare una volta e un’altra ancora, ma si deve trovare il coraggio di rialzarsi più determinati e forti di prima.

 

Il 4 maggio partirà “Nel caos tour”. Ecco le date:

4 maggio Roma, Atlantico

5 maggio Perugia, Afterlife Live Club

6 maggio Bologna, Estragon

12 maggio Roncade (Tv), New Age Club

13 maggio Venaria Reale (To), Teatro della Concordia

16 maggio Milano, Alcatraz

 

Recensione a cura di Cinzia Canali

 

 

 

 

 

Autore dell'articolo: Cinzia Canali

Cinzia Canali

Cinzia Canali nasce a Forlì nel 1984. Dopo gli studi, si appresta a svolgere qualunque tipo di lavoro, ama scrivere e ha la casa invasa dai libri. La musica è la sua passione più grande. Gira da sempre l’Italia per seguire più live possibili, la definisce la miglior cura contro qualsiasi problema.