No Review – L’ironia dei 7 Marzo in “Vorrei Rinascere in un Lama”

L’ironia è una merce rara, tanto sul piano di chi la esercita quanto di chi la riesce a cogliere. Essa ha una forza propulsiva che consente di demolire gli stereotipi, ridicolizzare i luoghi comuni, così come di abbattere i pregiudizi e ridimensionare la considerazione di sé e degli altri. In questo senso, affrontare una disamina di “Vorrei Rinascere in un Lama”, album di esordio dei 7 Marzo, non può prescindere dall’evidenziare il fondamento ironico del progetto, prima ancora di descriverne l’aspetto musicale. In questo senso, la metafora del rinascere in un animale come il lama è significativa dell’utopia di superare le sovrastrutture che zavorrano la comunicazione e che di fatto ci impediscono di dire la verità.

La musica dei 7 Marzo è una mescolanza di rock, funky e pop, unita ad una sensibilità sui testi che attinge all’immaginario fumettistico di Dylan Dog, ai quadretti dei racconti di Dino Buzzati, oltreché alle anime di Hayano Miyazaki. Ogni brano ha una patina di leggerezza che si concede a linee accattivanti e ben arrangiate, con una produzione molto italiana sui suoni.

Apre la tracklist il funky/reggae dell’omonima Vorrei rinascere in un lama, tutta avvolta in una chiara attitudine radio friendly, così come la successiva Michele /Epilogo, ben suonata ed anche armonicamente molto a fuoco. Tuttavia è la parte centrale dell’album quella che risulta più forte e credibile. Dai passa questo pezzo, pur essendo il singolo manifesto dell’album, paradossalmente non è molto rappresentativo delle potenzialità della band, invece raffigurate nella scrittura del successivo Ridi quanto vuoi in cui vi è un maggiore bilanciamento della vena sarcastica con uno spessore di maturità, come nelle asprezze punk di Eva correva o nei ritmi in levare di Samantha Tornerò, prossima ai colori di Max Gazzè. Altro pezzo forte è La Chance con la sua accorata malinconia adolescenziale urlata alla guida di una vespa con indosso una maglietta dei Green Day. Da segnalare la conclusiva Ciao in cui Franz canta la paura per la fine di ogni cosa ammettendo che: “Un giorno anch’io me ne andrò / Nella calma della sera”.

Vorrei Rinascere in un Lama” ha due anime, una colorata ed un’altra ombrosa, come fosse una doppia lente attraverso cui filtrare la vita. Riteniamo che gli episodi migliori si attestino più sul versante meno sgargiante della tracklist. Anche perché è dalle crepe che si fa strada la luce migliore.

Giuseppe Rapisarda

Autore dell'articolo: Giuseppe Rapisarda

Giuseppe Rapisarda
Avvocato, appassionato di musica. Da quando il padre gli regalò la cassetta di "Outlandos d'Amour" dei Police non ha più smesso di comprare dischi. Sa essere concreto anche se, di tanto in tanto, si rifugia in un mondo ideale sospeso tra le canzoni di Neil Young e le divagazioni oniriche dei romanzi di Murakami.