No Review – Lorde torna con Melodrama e ci indica il futuro della musica

La storia di Lorde sembra una favola moderna. A soli 16 anni, col suo album d’esordio “Pure Heroine”, si è fatta conoscere in tutto il mondo, fino ad essere definita da David Bowie come “il futuro della musica”.  Grazie a tutti i successi ottenuti (due GRAMMY Awards e un BRIT), era innegabile l’attesa per il secondo lavoro dell’artista, “Melodrama”, pubblicato a giugno, le cui undici tracce ci consegnano una Lorde dal volto più maturo e sincero.

L’album si apre con Green light, il classico pezzone pop d’apertura, parlando d’amore e di rinascita, di menzogne e di sconfitte. Sober ci racconta la storia di una “killer queen of the weekends”, in un brano molto sincero in cui la sua generazione non farà fatica a riconoscersi, dai suoni più sperimentali ma che si muovono sulla falsariga del precedente. Lo stesso può dirsi di “Homemade Dynamite”, brano che la vede scatenata.

The Louvre merita un discorso a parte, ha un qualcosa che la rende speciale…sarà quell’atmosfera da nuovo inizio che l’avvolge; il suo raccontarci la bellezza delle storie che cominciano; saranno le chitarre, il cui suono viene lavorato con maestria in sede di produzione, ma certamente è il pezzo che merita l’ascolto più attento e che fa da anticamera a uno dei brani che ho amato di più del disco, Liability, struggente ballata che racconta di amori sbagliati e di notti passate a ballare da soli abbracciando la propria guancia, bagnata di lacrime. Parlando del brano, Lorde confessa che è la prima volta che si cimenta in un pezzo al piano e noi siamo felici che l’abbia fatto, perché abbraccia il suo mondo alla perfezione (Lorde avrà per caso ascoltato Cremonini per questo brano?). Hard Feelings/ Loveless è una sorta di modernissima suite di oltre sette minuti, che mette in mostra i gusti dell’artista, già chiarissimi in tutto l’album, e che ci parla di un nuovo modo di fare pop, anche abbastanza alternativo rispetto a ciò che si ascolta nel mondo patinato della musica internazionale, un bel pop che spesso fa riferimento alle grosse produzioni della black music. Pregevole anche Writer in the Dark dove emerge la voce di Lorde in tutta la sua bellezza. Supercut invece si avvicina più al pop europeo. E’ un pezzo che, al contrario del precedente, penalizza molto le doti vocali dell’artista, appiattendo la sua stupenda voce, che siamo abituati a sentir brillare grazie alle sue mille sfumature.

Melodrama, come affermato dalla stessa Lorde, racconta quello che accade subito dopo la fine di un amore, parla dei pianti, degli stordimenti alcolici, dei party luminosi, di sconosciuti e di nottate buie e terribili, dove la mancanza prende il sopravvento e tutto si colora di blu, colore che rappresenta al meglio il disco. È fatto anche di momenti lucidi, quelli in cui si comprende di aver perso qualcosa o, forse, di non averlo mai avuto, e ci si avvia a superare la fine di un amore bugiardo e incapace di reggere le luci della ribalta. Ma Lorde non si abbatte e ci dice chiaro e tondo che la vedremo brillare mentre corre verso il sole di un universo musicale benedetto da Bowie.

E se all’inizio diceva “I’ll find a way to be without you, babe”, in Melodrama il modo l’ha trovato ed è diventato un album bellissimo.

Recensione a cura di Egle Taccia

Melodrama - Lorde

Melodrama - Lorde
78.333333333333

COMPOSIZIONE/ARRANGIAMENTO/REGISTRAZIONE

10/10

    TESTI/TEMATICA

    6/10

      GRAFICA/UNITÀ COME OPERA

      8/10
         

        Autore dell'articolo: Egle Taccia

        Egle Taccia
        Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag, scrive per Qube Music e Lamusicarock e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!