No Review – Metabolismo Lento di Fulvio Bozzetta

 

Per quanto possa essere lapalissiano, la musica è un’arte magica, sconfinata ed estremamente appassionante. Attorno alle sette note (con le loro cinque alterazioni) nel corso della storia dell’umanità si è creato un intensissimo vortice di passioni, sentimenti forti, evoluzioni tecniche e storie. Queste ultime fanno scaturire un grandissimo senso di meraviglia in chi le ascolta: menestrelli squattrinati, compositori sordi, rockstar depresse (e spesso e volentieri morte a 27 anni… o nel 2016). Un vasto manipolo di artisti e una miriade di combinazioni possibili vengono gettate in un territorio infinito che ruota attorno alla semplicità di dodici note. Se non è magia questa!

Se scaviamo molto a fondo in questo vortice, ci ritroviamo in Italia, nel 2016 e scopriamo una storia bella, sincera, che fa sorridere tantissimo. Il protagonista è Fulvio Bozzetta, triestino; anche lui, come noi che scriviamo su Nonsense e come voi che leggete, è un profondo amante della musica e si getta in questo mondo già negli anni ‘60. Per professione, ha insegnato matematica per moltissimi anni. Ma il “virus” musicale continua ad infettarlo e Fulvio non ne vuole sapere di abbandonare le vesti del compositore. Il risultato finale arriva, all’età di sessantasette anni e si chiama Metabolismo Lento, pubblicato per la Lademoto Records. Già è evidente la carica ironica del titolo del full length, ma fa sorridere ancora di più la copertina: un bradipo gigante che fa le vesti di King Kong, l’ottava meraviglia del mondo. Il titolo e la copertina sono un grandissimo omaggio alla lentezza: Fulvio ha perseverato, aspettato e coltivato con costanza e dedizione l’arte della composizione. Il risultato è un prodotto artisticamente molto valido, che trae spunto da un “pool” di influenze ricercato e che risalta tutta l’esperienza e la saggezza di Bozzetta (il quale ha avuto le esperienze musicali più disparate, passando da gruppi rock, al Conservatorio di Trieste e per un tipo di composizione più politicizzata negli anni ’80).

Dalla prima traccia, Josko, salta all’occhio immediatamente l’influenza esercitata da Paolo Conte e Vinicio Capossela, ma in realtà lo spettro sonoro dell’album copre molti più generi, passando per attimi di funk divertito (Cazzi Vostri), un tango elegante intervallato da sfuriate rock (Canzone Per Me) e pezzi pop di pregevole fattura (Diritto e Rovescio). Fulvio infatti afferma :”Non troverete nei pezzi una tematica né uno stile legato a generi musicali. Ogni pezzo nasce a sé da un’intuizione che può essere testuale, musicale o ritmica. Nella mia musica si trova di tutto; dalle citazioni di classica, all’amore per il funk, da un rock demenziale alle nostalgie del tango, dalla musica popolare, alla costruzione sofisticata di armonie, contrappunti e contrasti.” Bozzetta ha esperienza sia teorica, che pratica e lo si avverte distintamente; in aggiunta a ciò, per ottenere il risultato finale si è avvalso di musicisti di un certo spessore come Fabio Valdemarin (che vanta collaborazioni con Ornella Vanoni e Angelo Branduardi) e Paolo Muscovi (Neffa, Stef Burns). Metabolismo Lento è un album che sa soddisfare sia gli orecchi più raffinati, che quelli di coloro che cercano un album godibile, orecchiabile, ma non banale.

E dopo tutto questo articolo, tutto sommato… quella di Fulvio Bozzetta non è una bella storia?

 

Autore dell'articolo: Gilberto Giannacchi

Gilberto Giannacchi
Batterista con un debole per i cibi pesanti e la lingua d'Albione. Amante di post-rock, post-hardcore e prog d'annata.