No Review – “New Material”, il lato sempre più oscuro dei Preoccupations

Preoccupations “New Material”

Etichetta: Jagjaguwar

Uscita: 23 Marzo 2018

New Material“, il secondo album dei Preoccupations, terzo se si considera il disco prodotto con la precedente denominazione del gruppo Viet Cong, non delude le aspettative di chi, come noi, ha amato il cannibalismo sonoro, le dissonanze armoniche, il minimalismo post-punk e la brutale psichedelia del gruppo canadese. Il disco ha un’estetica nettamente definita, tinto di bianco e nero come il suo packaging, coperto dalle nuvole di Berlino e di Manchester a cavallo tra la fine degli anni ’70 e gli inizi della nuova decade. Un disco che si inserisce in maniera decisa e consapevole, quindi, nel solco dei lavori da “non-si-esce-vivi-dagli-anni ottanta”, per citare Manuel Agnelli, che caratterizzano una grossa fetta della musica contemporanea.

Già Espionage, brano d’apertura del disco, ci riporta subito indietro nel tempo con un intro che strizza l’occhio alle “Strategie contro l’architettura” degli Einstürzende Neubauten e una tastiera in trance su di una ritmica che riporta immediatamente alla mente gli evidentemente amati Bauhaus. L’ingresso della voce dona al brano una particolare “oscura freschezza”, deviando la sua traiettoria verso una particolare contemporaneità musicale. Con Decompose il discorso inizia a farsi ancora più interessante. La (de)composizione della ritmica ossessiva di basso e batteria è ricucita da una melodia di voce e tastiera che sembra galleggiare nel pezzo donandogli un movimento sinuoso ed elegante, pur restando ferma la sua oscurità di fondo. Con Disarray il disco vira verso atmosfere decisamente più “Cure oriented”, soprattutto per il sound che l’intreccio di chitarra, basso e batteria riescono a creare. Anche in questo caso la melodia vocale riesce a distrarre nettamente la mente dall’impatto immediato, raddrizzando  in maniera sostanziale una complessa ritmica dispari e anticipando un finale che disallianea temporalmente l’ascoltatore riportandolo immediatamente al giorno d’oggi. Manipulation rallenta i battiti del disco, attraversando territori sonori sperimentali, ossessivi, brutali e dissonanti. Antidote riaccende il disco con il suo incalzante groove di basso e batteria, mentre Solace e Doubt ci ricordano che i Joy Division sono, senza dubbio, parte inderogabile del mondo di Matt Flegel e compagni, pur nella sostanziale diversità dei risultati melodici. Compliance, brano strumentale, chiude “New Material” con un’atmosfera profondamente scura ed estremamente tesa con dissonanze di chitarre da trance-rock su battiti di grancassa dal suono rotondo ed elettronico.
“New Material” è disco che suona deciso per come vuole suonare, senza compromessi né orpelli accattivanti. Partendo da una riconoscibile base di partenza, il disco non ha velleità di spostare anche solo di un centimetro i confini del genere a cui nettamente si aggancia, ma solo voglia di mostrare la sua brutale verità. I Preoccupations ci regalano un disco solido e serio, composto nella “Flat Field” di Peter Murphy con gli “Sconosciuti Piaceri” di Ian Curtis nel cuore, che è di certo il miglior lavoro che il gruppo ha fino ad oggi proposto. “New Material” è “un’ode alla depressione e all’auto-sabotaggio”, come ha dichiararato Matt Flegel, un grido senza resa, una bussola introspettiva con l’ago rotto, una foto senza flash dell’oscurità, dimensione mai nascosta o filtrata, ma masticata, assorbita e riproposta in tutta la sua nera pienezza.

Autore dell'articolo: Gianluca Quarta

Gianluca Quarta
Gianluca Quarta nasce a Lecce il 15.04.1978. Cresciuto musicalmente negli anni '90, ha creduto che dopo "OK Computer" la musica potesse finire, poi è arrivato "KID A". Legge, ascolta, osserva. In ciclo continuo