No Review – S/T dei Rainer Maria

Immaturo, leggermente melenso, caotico, lo-fi; ma tremendamente onesto. Questa è la descrizione di Past Worn Searching, disco d’esordio degli statunitensi Rainer Maria. Il primo full length della band di Madison, datato 1997, può essere considerato a tutti gli effetti emo: nello specifico, quella forma di emo, divenuta popolare verso la fine degli anni novanta, che aveva introiettato contaminazioni esterne al post-hardcore nudo e crudo. Il piglio indie e i vocals sguaiati rappresentavano la croce e la delizia della band: da un lato la genuinità creava facile empatia con i teenager, dall’altro si percepivano pecche nel songwriting. Il percorso dei Rainer Maria è proseguito con altri dischi accolti tiepidamente da pubblico e critica e si è concluso nel 2006. Undici anni dopo e svariati progetti paralleli dopo, i Rainer Maria approdano alla sesta fatica in studio. Il titolo è lapidario: S/T. L’etichetta è sempre la Polyvinyl, che può vantare nel proprio roster progetti emo di un certo spessore, tra cui quelli dei fratelli Kinsella.

 

Già dai primi secondi di Broke Open Love si capisce che qualcosa è cambiato. Ormai tutti i membri della band hanno superato i quarant’anni e questa maturità anagrafica trova pieno riscontro nella matrice sonora. Ci sono ancora il suono boomy e le chitarre sporche, ma il feeling che l’ascoltatore riceve è diverso. Non vi sono l’esuberanza e lo straripare di sentimenti tipici dell’adolescenza, ma una solidità e una stabilità strumentale associabili ad un’età più matura. Esemplificativa di questa evoluzione è la voce di Caithlin De Marrais; il suo timbro è più caldo e le lyrics, più che malinconiche, suonano amare come nel ritornello soffuso di Blackbird “What I am is what I always was, even pawns can take the queen, what I am is what I always was, now it’s coming back to me”. Rimane in vita comunque la loro fascinazione per la poesia e per il piglio letterario (lo stesso nome della band è ispirato al poeta cosmopolita praghese Rainer Maria Rilke).

In alcuni episodi i nostri lasciano intravedere delle fascinazioni pop, ad esempio nel piglio incalzante di Suicides and Lazy Eyes, in altri si cimentano in architetture leggermente più ostiche (vedere alla voce Forest Mattress, basata sull’alternanza tra una strofa nervosa ed un ritornello melodico e liberatorio dal sapore tacitamente indie). Anche negli episodi più movimentati è tangibile una cura degli arrangiamenti di un certo spessore e una strutturazione di fondo più calcolata: Communicator può essere considerato come un momento del disco dove i Rainer Maria fondono passato e futuro. Anche la traccia conclusiva Hellbore si basa su delle sequenze di accordi pervasivi e sospesi che fecero la fortuna dei primi Rainer Maria.

S/T è buon pane per i denti per chi si ciba in continuazione di dischi indie rock e midwestern emo. La loro maturità artistica, beninteso, non preclude che il disco possa comunque emozionare. Mettere a confronto questo ultimo lavoro con i loro primi LP può rappresentare una chiave di lettura valida e stimolante. Nonostante ciò, rimane una prova godibilissima e soddisfacente per chi si rapporta per la prima volta a questa band.

Il disco è disponibile in streaming su Spotify.

 

Autore dell'articolo: Gilberto Giannacchi

Gilberto Giannacchi
Batterista con un debole per i cibi pesanti e la lingua d'Albione. Amante di post-rock, post-hardcore e prog d'annata.