No Review-“Tutti su per terra”: l’uomo e la natura!

Tutti su per terra” è il titolo del nuovo disco degli Eugenio in Via Di Gioia, pubblicato il 14 aprile 2017 per Libellulamusic.
La band Torinese aveva già stupito con il suo primo lavoro “Lorenzo Federici” e con “EP Urrà” . Con questo nuovo album i ragazzi hanno definitivamente corretto le debolezze, caratteristiche di una band emergente, e sono tornati più graffianti e convincenti di prima.

 

Due sono i principali punti di forza degli Eugenio in Via Di Gioia: l’utilizzo magistrale della lingua italiana e l’originalità del loro folk. Infatti, come già ci avevano fatto notare nei precedenti lavori, i testi sono sempre significativi, puliti e costruiti in maniera impeccabile (impresa difficile quando si ha a che fare con una lingua artificiosa come l’italiano). I ritmi e le melodie, invece, sono coinvolgenti, mai banali e quando meno te lo aspetti si trasformano.
Uno dei temi più ricorrenti dell’album è quello ambientale.
Lo sguardo  degli Eugenio in Via Di Gioia sul mondo si potrebbe definire pessimista, ma non rassegnato. Ci mettono in guardia, senza per forza trasformare le canzoni in una predica morale, giocando con l’ironia e l’umorismo. Sicuramente creano un impatto con l’ascoltatore.
La prima traccia si intitola “Giovani illuminati” ed il video ufficiale è il primo video girato in Italia con la tecnica hyperlapse, per il quale il regista Dario Calì ha scattato più di 42000 foto.
(Potete gustarvelo al seguente link: https://www.youtube.com/watch?v=US1nW7auLiY ).
La traccia racconta la realtà dal punto di vista di un giovane, un giovane illuminato dagli schermi, un giovane che deve trovare le sue coordinate esistenziali immerso in una realtà aumentata, “Un giovane illuminato da una realtà a risparmio energetico”, un giovane che si definisce così: “5 sensi, 4G, 3D, 2.0/ un solo modo per non spegnermi” .
Il disco procede con “La punta dell’Iceberg” . Eccolo il tema ambientale, ecco che si affaccia prepotentemente e getta lo sguardo sul futuro: il 2050, le grandi conquiste scientifiche, la vita media allungata, la globalizzazione completata, le macchine volanti. Sì, le macchine volanti! Ma a che prezzo? “L’umanità sarà l’unica sopravvissuta ai disastri ambientali quando/ tutti i ghiacciai dei poli ai confini del mondo saranno sciolti/gli animali di tutte le altre specie saranno estinti” .
La terza traccia è il secondo singolo pubblicato da Eugenio e compagni: “Chiodo fisso” , una canzone qualitativamente ottima e caratterialmente cinica. Ancor più crudele è il video ( tratto dal corto animato di Rocco Venanzi e Maria Cesaro) in cui si può osservare il rapporto tra natura e uomo all’inverso: la natura è il parassita e l’uomo è l’albergatore, durante tutta la canzone sembra sia l’uomo a parlare descrivendo se stesso, mentre alla fine è la natura a prender parola dicendo quasi con disperazione: “Tu sei l’umanità/ed io la natura”.
Si cambia completamente atmosfera in “Sette camicie” in cui gli Eugenio in Via Di Gioia analizzano il delicato rapporto tra “normalità” e “pazzia”. Nel ritornello il protagonista ringrazia il cielo di essere normale o “sano”, diremmo! Tuttavia, nella parte finale del pezzo si dischiude uno scenario completamente ribaltato. Colui che viene definito “normale”, con la sua routine “normale”, muta nel suo contrario: il “pazzo”. La critica alla società occidentale si percepisce ma rimane velata: “Essere se stessi è onesto, ma esser sani è un lavoro”.
Si arriva quindi alla conclusione della prima metà dell’album con “Silenzio”, una traccia che potremmo definire quieta, “silenziosa”, quasi immobile, ma solo inizialmente. La seconda parte della canzone, infatti, è trascinante, coinvolgente e  sembra una sonora sberla in faccia alle nostre abitudini. Forse, anche un tentativo di richiamarci a quelle che invece abbiamo perso. Eugenio canta con forte grinta e personalità: “Minuti di silenzio diventano eterni se il rumore che hai rimane dentro/tu non lo esterni/urlo sempre più forte ma nessuno mi sente/ se il rumore assordante è il silenzio assente”.
Passiamo ora a una delle tracce più belle e raffinate del disco: “Obiezione”. Avete mai visto Pinocchio? Avete presente la coscienza di Pinocchio? Il Grillo parlante? Ecco, è il protagonista di questa canzone. Stavolta si parla di coerenza, di morale, di grilli per la testa, si citano Svevo e Kant. La canzone ha una conclusione piuttosto emblematica: “Io l’ho letto sul libro di Geppetto/che la mia testa è il mio capo/e allora tienitela tu la differenza tra morale e coscienza/ io sono il giudice e l’imputato al mio stesso tribunale!” . Indubitabilmente tra le migliori dell’album.
Alberi tagliati, la collina è liscia/come gambe di una soubrette” questo è l’incipit di “Scivola” un’altra canzone interessantissima per i vari spunti di riflessione che offre. Ancora una volta il denominatore comune di queste ponderazioni è il tema dell’ambiente e del rapporto che abbiamo con esso. Sembriamo diventati apatici e amorali, forse, a causa del bombardamento di immagini e notizie che riceviamo ogni giorno ad ogni ora, senza più avere il tempo per riflettervi. A proposito di “notizie” la band critica delicatamente anche la cosiddetta post-verità.
Ci avviciniamo così, alla fine dell’album. La prossima canzone si intitola: “Selezione Naturale”. Le tinte rock e il rap non fanno parte del sound tipico della band torinese, ma in questa canzone tutti i membri riescono ad amalgamare bene gli ingredienti. Da sottolineare l’aiuto di Willie Peyote, giovane rapper italiano, anche lui torinese. Ciò di cui si parla è il bullismo nel microcosmo e nel macrocosmo. Il ruolo di leader mondiale degli Stati Uniti d’America ed il bullismo tra i giovani. Il risultato è buono, forse è la prima volta che vediamo gli Eugenio in Via Di Gioia così aggressivi, anche se, il filo conduttore dell’umorismo non lo abbandonano mai: “Più bulli/più bulli e meno ciccioni/abbiam bisogno di molti più bulli che sappiano difendersi da soli”.
Il disco si chiude con “La prima pace mondiale” che per il gioco di parole proposto chiude il cerchio. Apparentemente spensierata come traccia, ma, come sempre, il testo riserva dei significati più profondi: “I nostri eroi se ne sono andati/ per il trionfo della civiltà ci hanno lasciato grandi poteri/ e si sono assunti la responsabilità di questa pace/che è un’alleanza tra romanisti e laziali”.
Il verso finale non ha bisogno di ulteriori specificazioni: “Fare gli eroi stando in disparte/ fare gli eroi stando in disparte”.

Qui potete ascoltare “Tutti su per terra” :      https://open.spotify.com/album/3yHF1lIYRFWAVk4HpBeGWl

Autore dell'articolo: Paolo Viscardi

Paolo Viscardi