No Review – You’re Not As ___ As You Think, la nuova uscita dei Sorority Noise

Carissimi lettori di Nonsense Mag, per questa recensione non indosserò i panni del freddo critico imparziale, ma farò prevalere il cuore sulla ragione. Beninteso, i Sorority Noise non sono tra i miei gruppi preferiti, ma non appena il mio condotto uditivo percepisce le loro note ruggenti e granitiche, vengo trasportato in uno dei periodi più belli della mia vita: la primavera del 2016. Il quartetto di Hartford, Connecticut evoca nel mio bizzarro cervello immagini soavi: il tiepido sole primaverile che scalda le panchine della sede di UNIMI di via Santa Sofia a Milano, l’entusiasmo per i corsi appena cominciati, le grigliate con gli amici e gli occhioni verdi della ragazza più bella che abbia mai conosciuto. Il loro album Joy, Departed è la mia personale madeleine; il mio personale infinito. E il naufragar mi è dolce in questo mar.
È cercando di tenere a bada questo straripare di sentimenti intensi che cercherò di raccontarvi come suona You’re Not ___ As You Think, loro ultima uscita per la Triple Crown.

I Sorority Noise ci avevano lasciato con Joy, Departed nel 2014. Io, da adolescente in preda ai classici deliri di onnipotenza e ai ancor più classici momenti di sconforto, assimilai quel disco praticamente subito. Ogni testo calzava a pennello con i miei infiniti stati d’animo e, beh… il loro sound mi esaltava parecchio. Nulla più, nulla meno. Mi concessi parecchie esibizioni di air guitar su Nolsey e Your Soft Blood in camera mia e mi sentivo un po’ più svalvolato del solito.

Complessivamente, Joy, Departed è un ottimo disco che soddisfa appieno i requisiti necessari per un disco emo valido ai giorni nostri. Il loro modo di intendere “l’emotivo” richiama i colossi del genere ed è impreziosito da vezzi citazionisti molto cari ai gruppi emo odierni. Su You’re Not ___ As You Think, questa linea d’azione trova il suo naturale proseguimento. Vi è un massiccio approccio Brand New-iano, dei contorni tipici di American Football e Sunny Day Real Estate e infine, si percepisce il debito moderno verso il piglio e le sequenze di accordi tipiche dei gruppi punk e college rock (Blink 182 su tutti). Tuttavia, il loro marchio di fabbrica è il sound: a differenza dei suoni punk dei The Hotelier o degli arrangiamenti maestosi dei The World Is A Beautiful Place & I Am No Longer Afraid To Die, i quattro propongono un suono crudo, ruvido e massiccio. La fisicità del loro suono è chiara ed evidente.

You’re Not ___ As You Think, in generale, suona come un naturale proseguimento del loro disco precedente. I Sorority Noise si fanno molto più consapevoli dei loro mezzi e virano con decisione verso la maturità. I tratti salienti del loro sound descritti in precedenza non vengono stravolti, bensì affinati anche attraverso l’utilizzo di espedienti a loro inediti. Ad esempio, la coda di A Portrait Of è da pelle d’oca: una spoken word sguaiata si perde nella tela monolitica del sound dei quattro strumenti e rappresenta uno dei momenti più alti del disco. Ampio spazio in questo disco è dato anche a momenti definibili di respiro: First Letter From St Sean culla l’ascoltatore con il suo incedere ammiccante e mellifluo, mentre Leave The Fan On è un riuscito gioco di armonici finali che si risolve con un’esplosione che fa vibrare le budella. In altri momenti la sezione ritmica si fa più serrata e si creano momenti più dinamici, come nella opener No Halo e nella quinta traccia Disappeared. 

In confronto alle precedenti uscite, le scelte di questo disco risultano più ponderate ed assimilabili, senza però perdere in spontaneità e capacità di empatizzare con l’ascoltatore. Io ho avuto già un segnale. Durante la coda di A Portrait Of, mi è venuta una pelle d’oca pazzesca: nella mia testa, il tiepido sole primaverile è diventato un torrido sole d’estate, l’entusiasmo per i corsi universitari una passione lacerante, gli occhioni verdi della ragazza più bella che abbia mai conosciuto scoppiavano di lacrime. Io spero vivamente che voi, leggendo questi miei minuscoli deliri, possiate interessarvi alla loro musica e riusciate a provare delle sensazioni simili.

Detto ciò, ho un po’ di air guitar arretrato da recuperare.

Autore dell'articolo: Gilberto Giannacchi

Gilberto Giannacchi

Batterista con un debole per i cibi pesanti e la lingua d’Albione. Amante di post-rock, post-hardcore e prog d’annata.