No Song – La sensualità di Varanasi Baby degli Afterhours

Varanasi è la città sacra degli induisti, almeno una volta nella vita ogni praticante deve visitarla e immergersi nel Gange. Varanasi è l’unico posto al mondo, secondo l’induismo, dove è possibile sfuggire all’eterno ciclo di morte e rinascita, è il luogo dove morire. Allo stesso modo, ma secondo una logica diversa, Varanasi Baby rappresenta quella canzone che ognuno di noi almeno una volta nella sua vita deve far sua.

La traccia è la quarta dell’ album “Quello che non c’è”, un lavoro intriso di intimismo, poetica e sensualità. Uno degli album più belli a parer mio e a cui anche Manuel sembra essere affezionato, se pensiamo che nell’ultimo tour quattro canzoni su nove del disco erano fisse in scaletta.

Varanasi Baby è una delle canzoni italiane più sensuali. Il suo ritmo scandito dalla chitarra distorta che sfuma accompagnata dal tamburello, dalla batteria e dalla voce rende la traccia estremamente erotica. Ma a trasmettere questa sensazione è in realtà l’unione del testo col piacere sonoro. No, non sto dando i numeri. Sì, la musica suscita libidine per i ricordi che evoca la storia e per le note che l’accompagnano.

Varanasi Baby racconta la storia di un forte legame tra due persone che ha consumato ogni centimetro di pelle dei protagonisti.
L’ affanno, la bramosia, lo sfiorarsi, il sudore rivivono in ogni riff. Come un circolo vizioso tutto si ferma a prendere fiato per poi riprender vita. Ma tutto ciò è solo un flashback, è qualcosa che è già stato vissuto. Se la mente dimentica, il corpo non ci riesce e fa riaffiorare le emozioni. Sensazioni che restano dentro ma che in realtà sono talmente labili da non ricordarne più il sapore.

Questa è la storia che da anni la mia mente elabora ad ogni ascolto di uno dei miei pezzi preferiti del migliore gruppo rock italiano. Le canzoni come i libri, i film, i quadri presuppongono un’ entità fondamentale, l’ascoltatore-lettore-osservatore. Le sfumature di significato possono essere infinite e differenti tra loro tanto quanto lo sono le menti delle persone.

 

Federica Monello

Autore dell'articolo: Federica Monello

Allegra. Chiacchierona. Amante della musica. Appassionata di scrittura e cultura. Ballerina mancata che si rifà ad ogni party scatenandosi al ritmo di rock, reggae ed elettronica. Laureata in Lettere Moderne a Catania adesso studia Comunicazione e Cultura dei Media a Torino. Osserva, ascolta e rielabora tutto ciò che succede intorno a lei per raccontarlo.