No Review – PALETTI – “Super” è uno spaccato di vita vissuta

Discograficamente parlando, almeno fino a qualche tempo fa, la pubblicazione del terzo album significava il raggiungimento della maturità artistica e spesso della consacrazione.
Ed ecco che SUPER probabilmente rappresenta per Paletti – Pietro, bresciano, classe 1980 – il lavoro della maturità e l’approvazione da parte di un pubblico più vasto.
Dopo due lp e due ep usciti per Foolica Records e Sugar Music, la nuova pubblicazione, questa volta per l’etichetta toscana WoodWorm, che negli ultimi tempi sta mettendo su un roster che vanta ottimi cantautori, è uno spaccato di vita vissuta da un non più trentenne che si snoda in undici tracce, tra il serio e il faceto.
Si apre con “A che serve l’amore” e “La notte è giovane”, i due brani che strizzano maggiormente l’occhio al pop elettronico che sta sconvolgendo l’universo “indie” italiano.


“Lui, lei, l’altro” descrive un triangolo amoroso, sdrammatizzato da un inciso che si ficca in testa e ti accompagna per il resto della giornata, mentre “Più su” fa venir fuori un’anima funky, con eleganti figure ritmiche.
A tal proposito, è doveroso sottolineare come sarebbe riduttivo definire questo sound come semplice synth pop: la presenza dell’elettronica è innegabile, ma questo album è decisamente “suonato”, e ci sono due ottimi musicisti ad avere affiancato Paletti, che è un polistrumentista, in sala di incisione (oltre a Mario Cianchi per quanto concerne i testi).
“Pazzo” fa da apripista ad uno dei due singoli che ha anticipato l’uscita di SUPER: “Nonostante tutto” è davvero un brano radiofonico e da playlist, con una sonorità molto attuale (nel bene e nel male).
“Ora lo sai, quanto è difficile per noi, restare in equilibrio e poi chiamarlo vita”. Questo verso racchiude tutta la bellezza di “Eneide”, il brano scritto da papà Paletti per il figlio: quasi una ballad, che si discosta dal resto e che lascia scivolare l’ascoltatore verso i mondi paradossali che vengono poi raccontati in “Capelli blu”, “Jimbo” e soprattutto “Chat ti amo”, vale a dire le relazioni e la vita nell’era del 2.0.
Ma gli amori, quelli non virtuali ma reali, tendono spesso a riproporsi: è quello che accade in “Accidenti a te”, raffinato synth pop che chiude la tracklist.
Resta solo una grande domanda: quanto tempo impiegheranno i ventenni per riconoscere il barbuto calciatore in copertina?!

Autore dell'articolo: Alessandro Di Paola