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CANZONI CHE DURANO SOLO UN CONCERTO: L’ULTIMO DISCO DI BIANCO LIVE AL TUNNEL CLUB [Report]

Milano, NoLo, 20 aprile. Al Tunnel Club, Bianco porta in scena, insieme a Filippo Cornaglia e Matteo Giai, “Canzoni che durano solo un concerto”. Questo il nome del tour, che riprende il titolo dell’ultimo album, “Canzoni che durano solo un momento”: le stesse che il cantautore torinese interpreta accompagnato, di tanto in tanto, da Emma Nolde, Dente e, infine, i Selton. Sono presenti tutti, sul palco, alla fine del live. Come in una grande festa a cui è d’obbligo partecipare, come nel coronamento della vittoria della musica dopo un periodo- troppo lungo- di stop.

L’inizio è intimo, accogliente. “Come se” apre la performance, seguita da “Proiettile” e “Le stelle di giorno”. Bianco si ferma, saluta, scherza sul fatto che avrebbe voluto dire una frase populista, ma i Måneskin lo hanno battuto sul tempo. La sintonia fra i tre musicisti è palpabile e rende il concerto uno spettacolo divertente, leggero, energico. Il desiderio di tornare a suonare si percepisce con facilità, anche nel momento in cui la giovanissima Emma si unisce per cantare “Filo d’erba”, uno dei brani più conosciuti di “Guardare per aria”, secondo disco di Bianco, pubblicato nel 2015. In un viaggio avanti e indietro nel tempo, si ritorna al 2021 con “Mattanza”, in origine registrata in collaborazione con Colapesce, e si prosegue, dopo il featuring con Dente in “Morsa”, con vecchi successi come “Volume” e “Aeroplano”. L’incipit del brano successivo lo rende del tutto riconoscibile: è “Gazze Ladre”, che precede “Fantastico”, scritta con Niccolò Fabi, come ricorda Alberto. Rimane sul palco, da solo, per “Biglie”. Ride di gusto quando si rende conto che il pubblico canta forte, scandendo a memoria le parole di “Mela”, inserita, oltre che nel suo primo album, anche nel primo lavoro di Levante, “Manuale Distruzione”, da lui prodotto. Matteo e Filippo tornano su per le ultime note, risalenti al 2011: “Raccontami” e “Corri corri” chiudono il live, prima che venga il turno di Ramiro Levy e Daniel Plentz per “Saremo giovani”. Dente canta di nuovo “Morsa”, prende la sua macchinetta analogica, scatta qualche foto, Emma è alle percussioni con Filippo, Ramiro sistema il microfono ironizzando sul fatto che sia troppo alto, Daniel e Matteo continuano a suonare senza sosta. Finisce così la tappa di Milano, lasciandomi il consueto e distinguibile sapore dolceamaro del post concerto.

Se dovessi descrivere come vorrei che mi facesse sentire un live, parlerei di come, dalla mia prima fila- immancabile- ho vissuto due ore della musica che ha segnato, negli ultimi anni, la conclusione della mia adolescenza e il principio della mia giovinezza. Parlerei della tenerezza e del dinamismo, intervallati senza creare confusione alcuna, della maestria esperienziale che emerge chiara e definita, delle parole che mi hanno tirato su più volte e che, a risentirle da sopra un palco, sembrano diverse, eppure emozionanti e significative allo stesso identico modo. Per me, la maniera più giusta di salvarsi è riconoscersi nelle proprie canzoni. Queste sono le mie e rimarranno tali fino al momento in cui saranno dense e morbide come lo sono adesso. Fino a quando non dureranno solo un momento, ma mi aiuteranno a respirare, permanendo, nella loro essenza profondissima, nella mia esistenza.

Written By

Studentessa di Economia dei Beni Culturali e Dello Spettacolo, ha 20 anni ma al suo primo concerto era nel passeggino, mentre Ligabue urlava contro il cielo. "Il favoloso mondo di Amélie" è il suo film preferito, forse perché, come la protagonista, lascia la testa sulle nuvole, abbandonandosi a una realtà fatta di libri, musica, cinema, teatro e podcast.

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