Cappadonia – Un disco live per rivivere le emozioni di un concerto [Intervista]

 

Il 25 Dicembre a mezzanotte Cappadonia ha pubblicato in digitale il suo album dal vivo “Live all’Ohibò”, la fotografia fedele di ciò che accadeva sul palco durante i live del tour di “Corpo Minore” (pubblicato per Brutture Moderne a novembre 2019) subito prima che fosse interrotto dalla pandemia.
Quest’album è, infatti, la testimonianza della prima data del tour svoltasi all’ormai storico e purtroppo non più esistente Circolo Ohibò di Milano.

Sul palco 2 chitarre, basso, batteria, tastiere, sudore, passione e tanto rock’n’roll.
La scaletta è un viaggio attraverso le migliori composizioni della discografia di Ugo Cappadonia, sia in veste solista che delle sue band precedenti, qui uniformate e a volte rielaborate in un suono granitico e fluttuante tipico di un concerto rock.
Sul palco i complici di Cappadonia sono Emanuele Alosi alla batteria (già suo compagno di band ai tempi di Stella Maris), Filippo La Marca alle tastiere, Michele Zappoli al basso e Alessandro Cairo alla chitarra.
Il brano “Lontano” è impreziosito dal featuring di Alessandro Alosi (ex mente e penna de Il pan del diavolo) coautore del brano.
Il disco, oltre a rendere omaggio a un club che mancherà a tutti, tenta di restituire al pubblico l’atmosfera, l’energia e la sincerità elettrica di un concerto rock, in attesa di poter tornare a vivere di persona questa esperienza meravigliosa e vitale.

Intervista a cura di Egle Taccia

Come è nata l’idea di pubblicare un album live?

Durante il lockdown per puro caso ho riascoltato la registrazione del concerto di Milano tenutosi a Gennaio 2020, che guarda caso era anche la prima data del tour di “Corpo Minore”, e ho trovato la registrazione davvero emozionante. È stato davvero un peccato dover interrompere il tour e non poter far ascoltare questi brani dal vivo a più persone possibili, quindi ho avuto l’idea di pubblicare il concerto. Le canzoni quando le suoni dal vivo prendono vita, respirano, crescono. E visto quello che sta accadendo, non essendo possibile al momento riprendere il tour, almeno questo disco ci restituisce in parte l’esperienza di un concerto rock in un piccolo club. Una botta di volume, sudore e rock’n’roll. Questo disco serve per far respirare le canzoni.

È anche un omaggio a quello che fu il circolo Ohibò di Milano?

Ovviamente sì! Il fatto che l’Ohibò non esista più, così come tanti altri posti importantissimi per la cultura, attribuisce un ulteriore valore simbolico a questo disco. Dobbiamo imparare a tenerci stretti i luoghi di divulgazione artistica e culturale, perché intorno a noi inizia a esserci solo barbarie.

Spero nel mio piccolo di contribuire al ricordo di un posto speciale e alla preservazione di tanti altri posti che da un momento all’altro rischiano di non esserci più.

Che emozioni provi adesso, ripensando a quella prima data del tour di “Corpo Minore”?

A parte il ricordo di una serata splendida, provo un po’ di frustrazione. È un peccato che quel posto non ci sia più. È stato un peccato dover interrompere i concerti dopo tutto il lavoro che avevo fatto con la mia band. Ma penso anche di essere stato abbastanza fortunato da poter fare un po’ di concerti prima della pandemia.

Questo album live è nato anche dalla voglia di esorcizzare questo periodo?

Sicuramente sì. Visto che non si può andare in tour, allora mando in tour un album live! E poi sentire un bel po’ di chitarre dal vivo fa sempre bene.

Com’è strutturata la scaletta?

Un altro aspetto che mi ha fatto decidere di pubblicare la registrazione è proprio la scaletta. Riascoltarla è stato un viaggio attraverso tutto quello che ho fatto nel mio percorso solista o con altri progetti. È una sorta di viaggio nel tempo. E soprattutto sono soddisfatto degli arrangiamenti. Ovviamente dal vivo per forza di cose si è costretti a fare un po’ di sintesi, mentre invece negli album in studio mi piace usare tonnellate di chitarre. Però così i brani assumono una nuova forma e una nuova forza, molto diversa da quella delle versioni in studio.

Come hai vissuto il periodo del lockdown?

Ho scritto e registrato parecchio. Cercando di non perdere mai il fuoco del mio percorso.

Come immagini il futuro della musica dopo la pandemia?

Sinceramente non saprei. Credo stia venendo fuori il peggio dell’umanità e la cosa mi disgusta non poco. Per quanto riguarda la musica però nutro una piccola speranza. Mi auguro, come dopo ogni grande avvenimento tragico di portata storica, che ci sia una grandiosa rinascita culturale. Forse mi auguro un’esplosione di rock’n’roll così come dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ci farebbe bene. 

Hai nuovi progetti in cantiere per il prossimo anno?

Sto registrando parecchi nuovi brani dei quali sono veramente soddisfatto. Sto anche seguendo la produzione artistica di diversi artisti. Non faccio programmi di pubblicazione però. Quando sarà il momento di ritornare in pista lo farò.

Domanda Nonsense: Palco o backstage?

Palco!

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!