Caterina Cropelli: la voglia di chiamarsi per nome [Intervista]

Venerdì 27 marzo è stato pubblicato in tutti i negozi digitali e sulle piattaforme streaming “Caterina” (Fiabamusic/Artist First), il primo disco di inediti di Caterina Cropelli.

Partendo da Cles e passando per X Factor, la giovane cantautrice trentina ha pubblicato il suo primo lavoro, arrangiato da Clemente Ferrari, che in dieci tracce racchiude tutto il suo mondo: un universo fatto di musica, in cui vita e canzoni sono le due facce della stessa medaglia. Nei brani di “Caterina” sono incise le sue impronte digitali, il suo carattere, le sue emozioni: c’è il sole, ma senza nascondere il buio, si trova l’empatia al fianco della leggerezza, s’incontrano la sensibilità e la consapevolezza.

 

Intervista a cura di Egle Taccia

“Caterina” è il tuo disco d’esordio. Come mai hai scelto di dare il tuo nome all’album?

Perché era una sorta di chiamata, di solito nessuno si auto-chiama, è difficile che noi diciamo spesso il nostro nome, però in questo caso rappresentava un chiamarmi, un chiamarsi a rapporto, dire “ci sono anch’io e un sacco di altre cose”, perché comunque fino a tre anni fa io non scrivevo ed è stato proprio questo percorso di scrittura di questi tre anni che mi ha portata a chiamare questo disco “Caterina”, sperando che sia di buon auspicio. È un po’ un ritrovarsi, perché quando ho cominciato a scrivere quest’album ero abbastanza persa e questo disco mi ha aiutata ad accettare un sacco di cose. “Caterina” è tutto questo.

Cosa ti ha spinta a cominciare a scrivere?

Ho fatto X-Factor 3-4 anni fa e mi sono trovata a fare l’interprete, nel senso che anche durante il programma cantavo le canzoni degli altri e finita questa avventura, oltre ad aver scoperto che mi piaceva cantare in italiano, cosa che prima non facevo perché cantavo solo in inglese, ho capito che dovevo prendere un’altra strada, che sentivo il bisogno di provare a fare qualcos’altro che non fosse cantare le canzoni degli altri. Diciamo che il programma è stato un po’ rivelatore perché mi ha fatto capire di voler scrivere e mi sono buttata per questa strada immensa ed infinita, perché più vai avanti più ne scopri sempre una.

 

Qual è il ricordo più bello che hai di X-Factor?

Ne ho molti, ho avuto la possibilità di cantare sullo stesso palco con artisti veramente da non credere e poi ho avuto modo di confrontarmi con persone che fanno questo mestiere da tutta la vita o comunque con i grandi talenti che di volta in volta apparivano durante le mie esibizioni. Questi ricordi me li porto dietro perché mi hanno formata molto, sia personalmente che artisticamente. Ero lì che osservavo tutto e cercavo di imparare più che potevo anche dagli altri e tutte queste cose me le porto dietro, perché rappresentano un percorso di crescita personale.

Che tipo di sonorità cercavi per questo album?

Devo dire che sono felice delle sonorità del mio album, nel senso che Clemente Ferrari, la persona che ha arrangiato tutto il disco, è riuscito a tirarmi fuori dalla testa le cose che avevo in mente e anzi, alle volte, anche più di quello che potessi immaginare. Sai quando tutte le cose alla fine vanno al loro posto? Quando ho cominciato a lavorare con Clemente è successo questo. Personalmente ho cercato, anche nella scrittura, nelle linee vocali, di trovare qualcosa che mi rappresentasse il più possibile. Un artista spera di evolversi sempre, non so come sarà il prossimo disco, per ora sono molto fiera del lavoro che è stato fatto, di questo disco, delle sonorità che ha e che mi rispecchiano.

“Duemilacredici” è il singolo attualmente in rotazione in radio. Cosa vuoi dirci con questo brano?

È un po’ assurdo, perché “Duemilacredici” è uscito proprio ad inizio quarantena ed è un pezzo che in realtà sembra un po’ sbarazzino ma ha un messaggio abbastanza profondo che volevo provare a lanciare quando l’ho scritto, ovvero quello del riconnettersi umanamente, di quanto siano importanti i legami umani e di quanto tempo alle volte perdiamo davanti allo schermo del telefono. È una cosa che mi metteva abbastanza tristezza e quando l’ho scritta forse me ne metteva ancora di più, perché avevo proprio bisogno di buttare fuori questo stato d’animo, di dire che tutti siamo troppo impegnati nel nostro rumore, nel nostro far casino, che non ci ascoltiamo più a vicenda e sottovalutiamo le cose, rimandiamo le cose, pensiamo di avere un sacco di tempo disponibile ed è un peccato in realtà, perché, se hai l’opportunità di fare una cosa subito, falla e non sbaglierai. Era più o meno questo il messaggio che io immaginavo di surfare sulle onde dell’alta rotazione per portare in giro l’idea di quanto sia importante vivere appieno ogni giorno.

 

Il video di “Duemilacredici” è interamente prodotto e girato da te in questi giorni di isolamento per l’emergenza Coronavirus. Sei contenta del risultato?

Devo dire di sì, era il primo video di cui facevo la videomaker, non so nemmeno come si dica esattamente. Era l’unica cosa che si potesse fare, la cosa più in linea con quello che stava succedendo, perché appunto era tutto chiuso. Sono soddisfatta, è una cosa fatta in casa e quindi ci sta che sia semplice, però è comunque sincera.

Tra l’altro si sposa perfettamente col brano, sembra una cosa pensata così sin dall’inizio…

Era quello che volevo fare, riuscire a sdrammatizzare un po’ in questo momento così pesante, quindi sai, se riesco a far fare un sorriso a chi lo guarda sono contenta.

Hai aperto i concerti di grandi musicisti italiani. Ce n’è uno in particolare che ti ha ispirata o da cui hai appreso qualcosa di importante per la tua carriera?

Tutti gli artisti mi hanno lasciato qualcosa, perchè comunque io sono una persona a cui piace ascoltare molto i soundcheck, i dietro le quinte, quindi imparo molto anche da quello. Essendo molto attenta, direi tutti, chi più chi meno ovviamente, perché alcuni ho avuto modo di conoscerli di più, aprendo magari qualche concerto in più. Se mi chiedi di indicarti un artista vado sulle donne, come Cristina Donà, che mi ha ispirata molto a livello personale. Devo dire che è una grande donna ed è stato bello, quando è capitato di incontrarci, poter scambiare due parole con lei, perché è sempre molto sincera e quasi disarmante per quanto sia genuina.

 

Domanda Nonsense: Qual è il tuo cibo preferito della quarantena?

È un po’ scontato, però è sicuramente la pizza. Devo dire che abbiamo cominciato a farla a casa, come hanno fatto tutti gli italiani. La mia preferita è col salamino e le olive taggiasche.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!