Musica popolare, suggestioni, ossessioni che si muovono come spettri di canzone in canzone, mentre la voce di Davide Ambrogio si dipana di brano in brano per tratteggiare un percorso che è un racconto e forse anche qualcosa in più: la sua è una capacità rara di riuscire a far trasparire in musica un paesaggio, quello della sua Calabria, dell’Aspromonte, un paesaggio familiare eppure periglioso, appunto aspro.
Quattordici brani, quasi tutti in dialetto, che raccontano un percorso, una via crucis interiore, quella della trasformazione di un uomo, un dialogo con la sua coscienza, messa a confronto col suo lato più irrazionale e tribale.
Non sarei assolutamente sorpreso di ritrovare questo disco tra le migliori opere in dialetto delle Targhe Tenco, in quanto si tratta di un lavoro pensato, raffinato, che contiene in sè un concetto ben sviluppato e lo porta a compimento lungo tutti i pezzi.



















































