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Dopo 50 anni, il Rimmel di De Gregori tiene ancora bene [Report]

In questo caso, per quanto si stia parlando di un disco che prende il nome da un marchio di trucco, di trucchi non ce ne sono; quando si hanno le canzoni è così, banalmente, semplicemente. Eppure quanto deve essere stato complesso, per un Francesco De Gregori 24enne, tirare fuori quelle parole, quelle melodie per inventarlo quel “Rimmel” e chissà se all’epoca avrebbe mai immaginato di ricantare quelle stesse parole 50 (anzi 51 adesso) anni dopo e che avrebbero avuto la stessa (se non di più) presa sul pubblico, la stessa forza, lo stesso mistero insondabile di un giro di carte fortunato, in cui gli assi sono stati tutti dei colori giusti, per quella volta.

E’ così che in un Teatro Cartiere Carrara bello colmo è andata in scena la data fiorentina celebrativa dei 50 anni di “Rimmel”, uno di quei dischi da avere a casa come amuleti per cercare di comprendere la vita e che è sempre bello rimettere sul piatto, perchè qualcosa da raccontarci ce lo hanno sempre, anche 50 anni dopo.

Perchè alla fine, i sentimenti, non è che cambino con lo scorrere del tempo e quando sei stato così bravo a imprimerli su nastro o vinile o ciò che si preferisce, non scappano più: De Gregori è un 75enne in gran forma, ormai divenuto anche loquace, ciarliero sul palco se si vuole, ben più di quanto non lo fosse in gioventù, e ama scherzare col suo pubblico e perdersi nelle armonie create da una band di fuoriclasse guidata, nomen omen, da Guido Guglielminetti.

E così siamo venuti per poco, perchè per poco si va e davvero De Gregori vale ancora il prezzo del biglietto, perchè quando inanella classici come “La valigia dell’attore”, piuttosto che “Alice” o “Buffalo Bill”, ma anche nei brani meno noti come “Caldo e scuro” o “Deriva”, si sa che si è di fronte alla manifestazione presente del cantautorato al suo massimo fulgore, con quella capacità di ammaliare che solo chi di mestiere sa giostrare le parole può permettersi.

Una cavalcata di bellezza, tra “Atlantide” e “Quattro cani”, “La leva calcistica della classe ’68” e “Pezzi di vetro”, 2 ore di classe pura sciorinate così, come d’abitudine e invece non bisogna abituarsi mai alla grandezza.

E Francesco De Gregori è il Principe non per caso. E la sua faccia sarà bene non sovrapporla mai a nessun altro e tenere lui e i suoi brani davvero come cari amici, straordinariamente vicini al proprio cuore.

 

A cura di Alessio Gallorini

 

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