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I Dust & The Dukes ci parlano del loro album d’esordio [Intervista]

Il 2021 porta finalmente con sé l’omonimo album d’esordio dei Dust & The Dukes. Disponibile in CD e su tutte le piattaforme digitali per Santeria Records, con distribuzione fisica Audioglobe e distribuzione digitale The Orchard, Dust & The Dukes brucia nel solco del miglior desert rock, attingendo alle radici della musica Americana sotto a un cielo di atmosfere lisergiche. Il power trio di Firenze, composto dall’italo-americano Gabriel Stanza (voce, tastiere, tromba), da Enrico Giannini (chitarre) e Alessio Giusti (batteria e percussioni), continua il suo percorso cavalcando verso la prima prova sulla lunga distanza, anticipata in data 27 novembre 2020 dal singolo Bueno’s e relativo video, esplosivo heavy blues degno dei Dead Weather di Jack White e Alison Mosshart, nonché particolarmente eloquente nel ricordarci che, attenzione, “Dust storms may exist“.

 

Intervista a cura di Egle Taccia

 

Ci parlate delle vostre origini e del nome della band, che è anche il titolo del vostro album d’esordio?

La band nasce nel 2016 dall’incontro di un gruppo di musicisti ritrovatisi fortuitamente a condividere la loro comune passione per la musica. Il nome Dust & the Dukes vuole essere un omaggio a tutto ciò che è il passato, alle radici della musica e a tutta quella polvere che lentamente, con il passare del tempo, si accumula rendendone difficile la semplice lettura.

Dove si possono rintracciare le radici della vostra musica?

La nostra musica ha delle radici ben piantate in un terreno polveroso. Un terreno che appartiene ed è alimentato da The Doors, Tom Waits, il moderno desert rock e il blues più antico.

Di cosa parla l’album? C’è un concept che collega i brani?

L’album è una raccolta di canzoni scritte nel primo periodo di vita della band, quando i brani nascono spontanei da una commistione di improvvisazioni ed energia. Il filo che lega il tutto è la voglia di libertà e di andare sempre avanti malgrado le difficoltà. Non vogliamo guardare il mondo vivere ma “viverlo”.

L’album è stato registrato in presa diretta, per racchiudere la vostra essenza live. Volevate attenuare la mancanza dei concerti?

Fortunatamente l’album è stato registrato precedentemente alla crisi sanitaria, quindi non ha risentito in nessun modo della difficile situazione (a parte l’uscita posticipata di qualche mese). La dimensione live è sempre stata la vera essenza della band e grazie al nostro produttore, Andrea Ciacchini, abbiamo da subito intrapreso questa strada: registrare come se fossimo davanti a un pubblico e cercare di trasmettere quella stessa energia su un supporto fisico.

Il disco riporta all’immaginario dei western, a luoghi deserti e a strade immerse nel nulla. Ci sono altre immagini che vengono richiamate dai vostri brani?

Nell’album si trovano spesso luoghi desertici dove è possibile ritrovare se stessi ma anche luoghi affollati dove a cercare qualcosa siamo in tanti, un mondo intero di persone che si pongono delle domande. Appare anche il tema del sogno, come motore di immaginazione, perché molte delle nostre canzoni sono ambientate nei sogni.

Come avete vissuto l’isolamento a cui siamo stati costretti nell’ultimo anno? È stata una fonte di ispirazione artistica? Vi ha fatto venire voglia di sperimentare qualcosa di nuovo?

L’isolamento, come per tante altre persone, ci ha preso alla sprovvista, in particolare ci ha costretto a fermarci in un momento in cui sentivamo invece una fortissima necessità di muoverci. Nonostante questo, ne abbiamo trovato i lati positivi, come poter riflettere sui nostri prossimi passi ed essere sempre più consapevoli di quello che siamo, pronti come non mai per ripartire.

Domanda Nonsense: Cosa chiedereste alla polvere?

Ci piacerebbe chiedere alla polvere di innalzarsi e avvolgerci in una grande danza. Noi e la polvere.

Intervista a cura di Egle Taccia per Nonsense Mag

Written By

Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!

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