Il “Futuro Improvviso” di Gianni Togni [Intervista]

“Futuro Improvviso” è il nuovo progetto discografico di Gianni Togni, pubblicato lo scorso settembre per l’etichetta Acquarello e distribuito da Self e Believe.

L’album, registrato completamente in analogico, punta sulla qualità di un suono pop-alternativo e vanta una scrittura che punta molto alle immagini, quasi cinematografica. È un lavoro che poggia le sue radici nel passato, ma che ha ancora voglia di sperare in un futuro improvviso e meraviglioso.

Intervista di Egle Taccia

Sei tornato con un nuovo album dal titolo “Futuro Improvviso” per festeggiare i tuoi 40 anni di carriera. Quanta vita racchiude questo nuovo lavoro?

Definirei “Futuro Improvviso” il disco della consapevolezza, sia nella struttura delle composizioni e sia negli arrangiamenti; qui, infatti, trovano spazio molte delle mie passioni musicali coltivate nel tempo, che giungono dal rock degli anni Settanta fino ad arrivare alla scena degli attuali indipendenti. I testi, da un punto di vista metrico, seguono la scrittura poco italiana dei brani, con l’uso accentuato di parole tronche utili a “far suonare” ritmicamente il canto, mentre i pensieri dettati dall’esperienza sono raccolti nel significato positivo di ogni singola canzone. Forma e sostanza nell’arte vanno di pari passo.      

Se ripensi ai tempi del Folkstudio di Trastevere, qual è il primo ricordo di quel luogo leggendario che ti viene in mente?

Quella domenica pomeriggio entrare con la chitarra al Folkstudio, magico tempio cantautorale romano, per cantare davanti a un pubblico colto e attento due canzoni scritte nei giorni precedenti, fu un’emozione indescrivibile. Avevo solo sedici anni, ma la paura non riuscì a fermarmi dal salire su quella pedana che fungeva da palcoscenico. E da lì iniziò tutto.

È un album in cui guardi al futuro con speranza, penso a brani come “Sarà un giorno migliore”. Qual è il segreto per rimanere ottimisti nonostante i tempi bui che stiamo vivendo?

Affrontare con coraggio le avversità, cercando di rispettare e migliorare quello che ci circonda con onestà, questo è il segreto del mio ottimismo. Pensare solo a se stessi e ai propri interessi significa inaridire sogni e passioni, compromettendo così il nostro futuro comune.

Cosa ha ispirato il brano “Il circo”?

L’ispirazione per il brano “Il Circo” è nata dall’osservazione del cinismo con cui certi politici cercano facili consensi tra le persone. Alcuni di loro usano parole semplici e gesti simbolici, privi di veri contenuti, per lanciare slogan ripetibili senza sforzo da tutti, come quelli inventati dalla pubblicità commerciale, in modo da conquistare più in fretta il potere agognato.

Ho letto che l’album è stato registrato in analogico. Quanto è importante per te puntare sulla qualità?

Un disco va ascoltato e quindi per me deve, tra le altre cose, anche “suonare” bene. Dopo aver sperimentato tutto quanto possibile in sala d’incisione, mi sono reso conto che registrando con il “vecchio” sistema analogico, cioè fondamentalmente su nastro e con musicisti veri, oltre a tutta una serie di altri mezzi reali, riuscivo ad ottenere quella profondità, spazialità, teatralità e presenza sonora che il digitale non riesce a restituire. Se poi il tuo supporto preferito è il vinile, allora non esiste altra strada. Fare le cose al meglio è il mio imperativo-guida, da sempre.    

Pensi che la musica attuale abbia perso la sua universalità?

 Non credo che il problema “volatilità” nella musica attuale sia da attribuire a chi la compone e interpreta ma, se mi è permesso, punterei invece il dito soprattutto verso i canali di diffusione. Lo streaming, che in teoria dovrebbe regalare universalità alla musica, in pratica impoverisce l’ascoltatore per diversi motivi: il primo è da attribuire alla fragilità fonica del mp3, che non sa restituirci il valore reale delle incisioni; il secondo alla enormità della scelta messa in campo che non permette di affezionarci a nessun brano ascoltato, perché dopo breve tempo sparirà dalla nostra libreria per far posto ad altro; e il terzo, ma non ultimo, ha a che fare con il tipo di riproduttore con cui oramai spariamo le canzoni nelle cuffiette, sicuramente non adatto a generare emozioni artistiche.      

Cosa consiglieresti alle nuove generazioni di musicisti?

Di comporre e suonare senza pensare al successo, che spesso è un inganno. Il talento non puoi acquistarlo al mercato della televisione ma, se possiedi quello vero, devi coltivarlo con cura, senza sprecarlo, e i risultati arriveranno. Le porte sbattute in faccia servono a crescere e non devono farci demordere dal realizzare i nostri sogni.    

La scorsa estate ti sei esibito al Jova Beach Party, che ricordi hai di questa esperienza?

È stata una piacevolissima sorpresa, quanto inaspettata. Ho trovato l’idea del Jova Beach Party rivoluzionaria, per i nostri standard, e anche molto coraggiosa. Vedere quella grande folla di ragazzi di ogni età divertirsi con passione e rispetto della natura mi ha dato la certezza che un futuro migliore è possibile. E poi i coloratissimi camerini come tende indiane, condivisi da tutti noi nel backstage, sono indimenticabili, così come le prove delle canzoni in mezzo alla sabbia.      

Appena possibile tornerai live nei teatri. Cosa deve aspettarsi il pubblico da questi nuovi concerti?

Spero si possa tornare presto alla normalità di andare a un concerto serenamente, senza paure angoscianti. Vorrebbe dire che il terribile nemico invisibile è stato finalmente sconfitto. E allora sarà una grande festa. Ovviamente qualcosa della mia scaletta pensata nei mesi precedenti cambierà. Darò maggiore spazio a canzoni, forse meno conosciute ai più, che raccontino un pensiero comune di rinascita sociale, e ne ho scritte molte, senza però tralasciare nessuna delle mie hit che in tanti desiderano ascoltare dal vivo. Sul palcoscenico avrò come compagni di viaggio un gruppo di talentuosi musicisti, sicuramente tra i migliori del panorama italiano, e anche l’impianto audio sarà curato nei minimi particolari. Dal lato scenografico punterò tutto su un disegno luci che sottolinei, con eleganza e semplicità, i vari momenti del concerto, ma senza inutili sfarzi, proprio per dare il maggiore risalto possibile alla musica.       

Domanda Nonsense: La tua “Luna” è una hit eterna ed è stata reinterpretata innumerevoli volte. Ti è mai capitato di imbatterti in qualche versione assurda che ti ha fatto venire i brividi?

Sì, quando un ex senatore di Forza Italia ha stravolto le parole di “Luna”, in modo ignobile, nel vano tentativo di far vincere la sua coalizione politica nelle ultime elezioni locali a Bari. Una versione veramente da “brividi”.     

Foto di Laura Camia 

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!