Prima giornata de La Prima Estate 2026 e subito si capisce perchè, ormai dal 2022, questo sia il miglior festival in Italia: grandi spazi, aria di mare, organizzazione perfetta (con cibo e bevande per tutti i gusti), atmosfera chill e grandi nomi sul palco. Che altro chiedere?
C’era forse un posto migliore per debutto assoluto solista italiano di sua maestà Jack White? Personalmente non credo e Jack regala un set di quelli da ricordare, dimostrando che tanti anni di attesa per vederlo live in Italia sono valsi la pena: pochi fronzoli e tanto sanissimo rock’n’roll, con un occhio di riguardo anche per i brani di sue storiche creature come White Stripes e The Racounteurs; se dei primi spuntano già inizialmente “Black Math” e “The hardest button to button”, dei secondi prorompe una clamorosa “Broken Boy Soldier” e, in un finale ancora più in crescendo, ecco “Steady, as she goes”.
E a proposito di finale in crescendo, rieccoci in casa White Stripes con “Icky Thump” e una “Seven Nation Army” che, a 20 anni di distanza da quel mondiale 2006 in cui divenne il nostro inno non ufficiale, a noi italiani fa quasi un po’ male.
Il signor White si conferma in formissima e un artista d’altri tempi, uno di quelli che non ha bisogno di contorno per riempire la scena, gli basta una chitarra e quella sua voce così particolare e ficcante, nata per il rock.
E a proposito di chitarra… quella di Jack era stata prima suonata dal chitarrista degli Hives, i cui strumenti erano persi chissà dove: la band svedese guidata da un indemoniato Pelle Almqvist ha fatto ballare, anzi proprio pogare migliaia di persone con le sue hit come “Come On!” e “Walk Idiot Walk”, in un live sudatissimo in cui il frotman non si è risparmiato, andando su e giù dal palco, dando high five alle prime file e incendiando la folla (già infuocata dal clima…). Un esercizio di puro, sanguigno, viscerale rock’n’roll!
Che inizio per La Prima Estate 2026!!




















































