Kahlumet è un artista emergente della scena musicale indipendente italiana, che ha partecipato attivamente alla rassegna “Carne Fresca – Suoni dal Futuro”, organizzata al Germi di Milano per promuovere giovani talenti tra i 15 e i 29 anni lontano dalle logiche algoritmiche. Insieme alla sua band, ha portato sul palco il brano “Bed Man”, incluso nella raccolta curata da Manuel Agnelli e pubblicata il 25 luglio 2025, accanto a nomi come Dirty Noise e Fitza. La loro presenza si è estesa anche a eventi collaterali, come il palco di Books & Friends Forever a Bookcity Milano il 15-16 novembre, dove ha condiviso lo spazio con Dirty Noise e Mars on Suicide.
Ha anche aperto la data romana e quella milanese del tour degli Afterhours ed in quella occasione abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere.
Intervista a cura di Egle Taccia
Cosa ti ha spinto a candidarti alla rassegna “Carne Fresca”?
Un giorno di ottobre o novembre ho aperto Instagram e mi sono imbattuto nel post appena pubblicato sulla pagina di Germi con l’annuncio per la partecipazione alla rassegna. Non ho esitato e ho mandato la mia canzone “Someday”. Non ho esitato perché, da fan degli Afterhours, ho sempre sognato di avere l’opportunità di suonare nel locale di Manuel, un posto che, tra l’altro, è da anni un punto di riferimento per la musica underground ed emergente in Italia.
Per cui non ho avuto bisogno di alcuna spinta, appena ne ho avuto l’occasione, l’ho colta. Lì non avevo la minima idea di cosa sarebbe accaduto nei mesi successivi, e la realtà ha di gran lunga superato le mie aspettative: mai avrei immaginato di aprire due concerti, così importanti, del tour degli Afterhours. Un sogno.
Com’è stato il percorso che ti ha portato ad aprire il concerto degli Afterhours?
Lineare.
Ho suonato da Germi per la prima serata della prima edizione di Carne Fresca, la direzione artistica ha apprezzato e dopo qualche mese Manuel mi ha proposto le due aperture di Roma e Milano.
Impossibile esprimere la mia incredulità in quel momento.
Però, questo è ciò che è accaduto quest’ anno.
Il percorso che ho svolto prima e che mi ha permesso di essere qui ora è formato da anni di lavoro autonomo, indipendente e in collaborazione con persone e musicisti che godono della mia più grande stima e ammirazione.
Che emozioni hai provato in quelle due date, davanti ad un pubblico così vasto?
A Roma ero in pace assoluta.
L’auditorium era stupendo e quando sono salito sul palco si era già riempito quasi del tutto, ho percepito tutta l’attenzione e il calore del pubblico. Impagabile. Mi sono sentito al posto giusto. In più ero in acustico col mio chitarrista, Andrea Puricelli, ovvero nella mia comfort zone.
Milano è stata un po’ diversa.
Il Carroponte non mi fa impazzire. C’era un po’ meno gente rispetto a Roma perché abbiamo suonato per primi.
Eppure ero con tutta la band, costituita da: Claudio Damiano alla batteria, Romeo Boni alle tastiere, Andrea Puricelli alla chitarra ed Enrico Strapparava al basso. Una neonata formazione splendida che, in questi mesi di lavoro, mi ha dato la solidità per arrivare a portare una proposta, quella della formazione full band, che ho esplorato molto poco e in cui mi sento meno sicuro. Sono stato felicissimo di sfidare le mie insicurezze in un contesto così imponente, è andata bene e ne sono orgoglioso.
Roma però mi ha regalato una certa magia che a Milano non ho avvertito.
Come sono i rapporti con gli altri musicisti di “Carne Fresca”?
Ho legato molto con i Grida, con cui ho suonato a novembre per la prima edizione, con Fitza e con i Dirty Noise. Oltre alla stima reciproca c’è un vitale rapporto di amicizia e scambio che spero di allargare anche agli altri progetti che hanno partecipato alla rassegna. Sono troppi e io non li conosco tutti, però in questi mesi frequentando la rassegna mi sono davvero reso conto della vertiginosa quantità di progetti validi che ci sono in giro per l’Italia. Mi ha riempito il cuore di gioia e speranza. In generale, avverto tra i ragazzi di Carne Fresca una sottintesa complicità che mi fa sperare bene per il futuro.
Pensi che da questo partirà un movimento, una scena, che potrà cambiare in qualche modo la musica italiana?
Il movimento c’è sempre stato. Penso che siamo tutti accomunati dal bisogno di autenticità, e la cosa meravigliosa è che ogni progetto la esprime a modo suo.
La scena per il pubblico esiste nel momento in cui finisce sotto ai riflettori, prima di questo momento è formata dal sudore e dalla passione di ogni persona che crede in quello che fa, per cui, anche la scena c’è sempre stata in realtà.
Se vogliamo restituire un po’ di respiro alla musica italiana a cambiare deve essere la percezione del pubblico e la sua voglia di ascoltare musica in modo attivo, contro i passivi prodotti ready-made.
Il nostro ruolo come musicisti è quello di fornire delle alternative, e lo abbiamo sempre fatto. Quando il grande pubblico avrà voglia di svegliarsi, noi saremo lì, nel frattempo non possiamo fare nient’altro se non tirargli qualche schiaffo, anche se le ragioni di questo assopimento generale sono da ricercare altrove…e mi fermo qui.
In che modo Manuel Agnelli e il suo team ti stanno supportando nel tuo percorso?
Penso che ci stiano davvero aiutando con ogni mezzo possibile, anche rischiando di scontrarsi con certe figure del settore. È evidente che ci credono molto e stanno utilizzando tante delle loro energie per noi.
Io non posso che ringraziarli, grazie a loro ho suonato da Germi, ho rilasciato un’intervista al programma radio di Manuel, ho pubblicato per la prima volta una canzone con una casa discografica e ho aperto due concerti degli Afterhours, tutto ciò in pochi mesi.
Ho inoltre ricevuto preziosi consigli in un momento di forte indecisione.
Più di così sinceramente non so cosa possano fare.
Mi racconti di come hai iniziato a fare musica?
Ho iniziato grazie ai miei genitori, i quali, pur non essendo musicisti, mi hanno da sempre messo in contatto con tanta musica. A 12 anni ho preso in mano la chitarra e ho iniziato a imparare da solo. Ai 16 ho iniziato a scrivere.
Dai 19 anni circa ho conosciuto le prime persone che si sono spese per produrre e registrare le mie canzoni: Elia Pozzi, Giovanni Doneda e Ferruccio Perrone di “De Strangers”, “Cimice Production” e “Il Mago del Gelato”. Con loro, durante la pandemia, ho inciso il mio primo EP “Homeless Recordings”.
Quello è stato probabilmente davvero l’inizio per me, in seguito ho conosciuto i miei amici e collaboratori attuali: Carlo Gasparetto, produttore/fonico/manager, Romeo Boni, tastierista/arrangiatore e gli altri ragazzi della band, tutte persone che fanno parte pienamente del mio progetto e con cui voglio continuare a lavorare perché le adoro e mi trovo tanto bene con loro, tanto artisticamente quanto umanamente.
Se potessi descrivere la tua musica con una parola, quale useresti?
Evocativa



















































