“La festa del nulla”, i dolori del giovane rocker secondo Bugo [Recensione]

A poco più di un anno dalla pubblicazione di “RockBugo” e nel corso di un periodo di relativo silenzio social, in cui ci si iniziava a domandare quando mai sarebbe uscito il nuovo album, Bugo ha sorpreso ancora i propri fan e gli addetti ai lavori con l’inatteso annuncio… del suo primo libro! Sì, Cristian Bugatti da Cerano, stavolta si è divertito a sparigliare le carte in tavola con la pubblicazione del suo primo romanzo per un’importante editore come Rizzoli, presentandolo con un breve tour promozionale presso alcuni importanti club e librerie.

“Quattro amici in fuga dalla provincia. Una folle avventura alla conquista del rock”, così recita in copertina una breve e significativa sinossi che ci spinge ad iniziare una lettura ritrovandoci all’improvviso nella prima metà degli anni ’90 proprio in quel di Cerano, il piccolo paese in provincia di Novara in cui è cresciuto il giovane Bugo. Proprio qui il giovane Crisante, Cris per gli amici, sogna di uscire dalla monotonia della vita di provincia dando vita con tre amici di sempre ad una band, i “Provincia Bastarda”, e sognando di ricongiungersi con l’amata Barbara, la sua ragazza andata a studiare a Londra. Ma come inseguire questi sogni in un periodo in cui i cellulari erano un lusso – e gli smartphone ancora inconcepibili -, le autoproduzioni e lo streaming ancora fantascienza, i voli RyanAir un’utopia e, per giunta, la pianura Padana nella brutta stagione era ancora dominata da quei nebbioni che solo i più intrepidi osavano sfidare per andare a cercare un po’ di vita nel capoluogo di provincia più vicino?

Con rabbia, determinazione e il desiderio di fare qualcosa di grande per uscire dalla monotonia e da una quotidianità in cui ogni giovane sembra predestinato, dalle circostanze o dalle proprie famiglie, a seguire una strada che qualcun altro ha scelto per lui. A Cris, Cabrini, Franca e Gheddafi questo non sta bene perciò, dopo aver accumulato tante delusioni e frustrazioni fra scuola, calcetto e baretto del paese, si lanciano in un’impresa folle, andando a Londra alla ricerca del successo e dell’amore. Ci riusciranno? Di più non vogliamo anticiparvi , invitandovi alla lettura del romanzo.

Partendo da una base in parte certamente autobiografica, quella tracciata da Bugo è un storia adrenalinica ed avvincente, in cui la musica ed il desiderio di una dimensione in cui essere sé stessi spingono i quattro protagonisti ad affrontare la quotidianità a muso duro: perché adeguarsi ad un destino che altri sembrano aver scelto per loro? Se la “provincia bastarda” non ha di meglio da offrire, meglio andarsene e inseguire i propri sogni, questa la conclusione di Cris e soci. In un romanzo ricco di citazioni musicali e di un immaginario che con ogni probabilità gli iper-connessi adolescenti di oggi troveranno desolante, Bugo ci mostra in maniera ora divertente, ora senza troppe reticenze dolorosa il percorso di formazione di questi giovani rocker, quando ancora esserlo equivaleva davvero ad essere considerati degli outsider.

Con scrittura scanzonata e schietta, Bugo ci proietta nella mente del suo protagonista/alter ego condividendo i suoi sogni e delusioni, gli alti e bassi di ogni giorno e, soprattutto, il desiderio di non mollare e riuscire a realizzarsi fuggendo da quel contesto opprimente in cui fiumi, risaie ed oratori sembrano solo barriere atte a frenare la sua voglia di emergere. In poco meno di 190 pagine caratterizzate da un ritmo che ben esprime la frenesia adolescenziale e destinate ad essere lette in un paio di giorni, Bugo ci offre un bell’affresco di un’epoca che non c’è più – in cui i nati fra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli ’80 si ritroveranno – che tuttavia non sembra guardare con troppa nostalgia: erano quelli sì tempi in cui c’erano rapporti più veri e in cui la tecnologia non aveva ancora rovinato il modo di relazionarsi fra le persone, ma erano tempi altrettanto difficili in cui non era così scontato per un motivo o per l’altro sopravvivere alla propria adolescenza.

Non c’è facile nostalgia o sentimentalismo, ma uno sguardo lucido da un’epoca in cui tecnologia e progresso hanno molto aiutato le vite dei musicisti e dei giovani in generale: oggi le cose sono un bel po’ più facili per chi vuole suonare, viaggiare o scoprire nuova musica, in fondo starebbe a noi non abusare delle comodità tecnologiche attuali. Ciò che ad ogni modo ci ha colpito maggiormente in questo primo romanzo di Bugo è lo spassionato invito a non rinunciare né ai propri sogni né ad essere sé stessi: si possono compiere errori, certo, ma l’importante è seguire la propria strada e crederci, l’importante è mantenere una visione giovane ed entusiasta facendo tesoro dei propri fallimenti.

Una bella favola rock da leggere tutta d’un fiato e da cui trarre qualche prezioso insegnamento.

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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