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La Notte dei Romantici – Il ritorno a San Siro dei Modà [Report + Intervista]

Il 12 giugno 2025 è stata una data fondamentale nel percorso artistico dei Modà. Si è celebrata a San Siro “La notte dei romantici”, un evento sold-out, con ben 56.000 spettatori, che ha segnato il grande ritorno della formazione, dopo ben nove anni dalla loro ultima esibizione lì. La band, in gran forma, ha riabbracciato i fan, in estasi nel veder ritornare i loro beniamini sul palco dopo una lunga assenza. L’emozione era tanta, sia sul palco che tra il pubblico. I Modà sono sempre stati la vera incarnazione del romanticismo e la folla di San Siro fa riflettere su come ancora il pubblico sia fortemente legato a un certo modo di scrivere e fare musica.

 

Un live volutamente senza ospiti, perché la formazione ha compreso benissimo che il pubblico era lì solo ed esclusivamente per riabbracciarli, dopo un periodo non proprio semplice. Prima dell’arrivo sul palco si respirava un’atmosfera emozionata e piena di attesa, poi l’arrivo della formazione è stato accolto con un boato e tanta gioia. Una vera esplosione, che si è mantenuta per tutto il live, canzone dopo canzone, come a ripercorrere non solo la storia della formazione, ma anche i ricordi che ognuno di noi collega ai brani intramontabili della band. Durante la serata Kekko si è raccontato, parlando del suo percorso di rinascita, senza trascurare le proprie fragilità ed esprimendo tutta la forza che ha dovuto tirar fuori per uscire dai suoi anni più bui. Il live è andato avanti per oltre due ore, senza pause, alternando i grandi classici ai brani più recenti, tra la forza dirompente del rock e altri momenti più intimi e acustici.

 

La setlist ha coperto 24 brani, regalando al pubblico tutti i pezzi iconici che hanno fatto la storia dei Modà. Il pubblico ha risposto cantando a memoria i pezzi storici della formazione con un’intensità e un calore unici, come a voler fare sentire alla band quanto fosse atteso il loro ritorno e quanto fossero grati per questa serata che profuma di rinascita.

 

Durante il live, Kekko ha interagito con il pubblico, condividendo le proprie emozioni riguardo al doloroso percorso personale e al meritato ritorno sul palco, dopo tutta la fatica di questi anni. Ha sottolineato come la musica e l’affetto dei fan siano stati fondamentali nel suo percorso di rinascita, con alcuni passaggi particolarmente toccanti che hanno commosso tutto lo stadio. Il concerto si è chiuso con le hit più amate, tra cui “La notte” e “Arriverà”, lasciando il pubblico in un clima di festa e commozione.

 

Il ritorno dei Modà a San Siro è stato molto più di un concerto: è stata una celebrazione collettiva di vent’anni di carriera, è stato un grido di rinascita di una band e del suo pubblico, che non vogliono arrendersi a questi tempi bui e a un mercato discografico che ha preso una deriva imbarazzante. Una serata di grande romanticismo, partecipazione e musica dal vivo che resterà memorabile per chiunque fosse presente.

 

Prima del live di San Siro, abbiamo avuto modo di incontrare i Modà per parlare dell’importanza di questo ritorno sulle scene, raccogliendo alcune dichiarazioni di Kekko.

 

In merito all’aver superato tempi veramente bui, ha dichiarato: “Non lo so se sono uscito dal momento, perché la depressione resta in un certo senso l’attitudine che tu hai verso la vita. Sicuramente questo è un momento migliore, positivo per me rispetto al passato. Come ne sono uscito? Ne sono uscito parlandone, curandomi, il messaggio positivo che cerco sempre di dare è quello di non abbassare mai la testa, di rialzarla e cercare di reagire. Parlarne è la prima mossa per reagire, farsi aiutare è la seconda mossa, poi ci vuole tanta forza di volontà perché se no non vai da nessuna parte. Chiaramente se qualche anno fa mi avessero detto che ci sarebbe stato il concerto a San Siro non avrei neanche accettato, non avrei avuto le forze mentali per affrontare una cosa del genere, non so neanche se ne avessi voglia, perchè è uno sforzo mentale di dimensioni grandissime per chi non è abituato a fare gli stadi. Oggi ho avuto paura, ma è una paura bella, una paura che ti stimola. Non so se ho superato il problema. La depressione è dentro tutti noi. A me è venuta fuori quando ho cominciato a vivere una vita sbagliata, facendo pensieri sbagliati, con abitudini sbagliate. Lei ti avverte e ti mette in crisi.

Mi sento bene, ma non mi sento mai di dire che sono guarito. Spero che continui così, perché ho voglia di fare.”

 

Riguardo ai Modà, ha dichiarato: “Noi siamo rimasti sempre gli stessi, siamo una famiglia che lotta ogni giorno per cercare di raggiungere i propri obbiettivi, per difendere i propri sogni. Sono stati nove anni in cui abbiamo dovuto lottare contro un sistema e non è stato semplice. Durante la malattia, gli specialisti mi dicevano “tu hai vissuto fino al 2016 le cose che vivevi, è vero che facevi fatica perché spendevi energie fisiche e mentali, però erano la giusta quantità di energie. Nel momento in cui vi siete ritrovati in quella situazione discografica compromessa e complicata per i motivi che si sanno, hai dovuto spendere venti volte le tue energie mentali per raggiungere un terzo degli obbiettivi che avevate raggiunto prima.” Era sempre tutto più difficile. Quando sono andato in Warner e ho detto che so che non siamo più i Modà di una volta, che non facciamo più gli stessi numeri, il presidente mi ha detto “Tu sei un mostro, perché qualunque altro artista per nove anni nelle tue condizioni a fare tre dischi e quattro tournée moriva prima, tu sei ancora vivo” e questa cosa mi ha fatto pensare che questi sacrifici ne siano valsi la pena.”

 

Parlando della complessa situazione discografica dei nostri tempi, ha spiegato: “Quando mi metto a scrivere le canzoni penso che potrei scrivere anche “Imagine”, ma in questo momento non se la inculerebbe nessuno, il momento musicale vuole altro ed è un peccato. Questo fortunatamente non è così per tutti, penso ad Alfa, penso che comunque ci siano giovani che scrivono cose belle e interessanti e penso che siano il futuro della musica pop, ma per il resto penso che sia una carneficina. È cambiata proprio la percezione della musica. Una canzone ti può piacere o non ti può piacere ma quello che ti rimane è un messaggio, oggi manca proprio il messaggio, è la sagra della rima, la sagra del nulla. Non sono nessuno per poter giudicare la discografia. Sono un cantautore che si è ritrovato in anni belli in cui c’era il Festivalbar, si passava da “Dammi Tre Parole” a “La Cura” di Battiato, poi arrivava Biagio Antonacci con “Iris”, poi arrivava Max Pezzali. Oggi ogni trasmissione è identica all’altra e ci sono tutte canzoni di gente che non si sa chi cazzo sia con 60 dischi di platino, 27 milioni di streaming. Poi vai ai concerti e sono vuoti. Se ci fosse veramente attenzione potrebbero venire fuori tanti cantautori bravi. Abbiamo un Moro che ha scritto cose eccezionali e sembra che non esista più e invece poi c’è Sticazzi che fa il platino. Noi vivevamo un’epoca dove la gente per ascoltare la musica doveva uscire e comprare un disco, oggi gli streaming non valgono nulla.”

 

Parlando della Notte dei Romantici, ha spiegato: “In un evento come questo non puoi pensare di fare quello che piace a te, ma deve diventare un karaoke vero. Ho dovuto rinunciare a tante canzoni per questa scaletta. Abbiamo cercato di mettere una serie di canzoni che potessero essere apprezzate da tutti. Nella Notte dei Romantici ci tenevamo a fare una cosa romantica. Abbiamo scelto di non avere ospiti, anche alla luce di tutto quello che è successo negli ultimi anni e delle delusioni che abbiamo avuto. Se vado a vedere un concerto ed è pieno di ospiti un po’ mi dispiace, perché sono andato a vedere quell’artista.

I nostri fan sono molto vari, però quando vedi la nonna, il nipote, i ragazzi, le mamme coi figli, pensi che allora qualcosa di buono l’abbiamo fatta. Quando noi facciamo le cose che ci piacciono e comunque ritrovi sempre le stesse persone che ti vogliono bene, questo è il massimo.”

 

A cura di Egle Taccia

 

 

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