La Sossio Banda e i 7 vizi capitali [Recensione]

“CEPPECCÀT” è il nuovo album della Sossio Banda, volto a celebrare i dieci anni di carriera del gruppo pugliese di musica mediterranea, antica e meticcia, il cui repertorio comprende brani inediti e pezzi della tradizione pugliese, rivisitati e riproposti con sensibilità moderna, caratterizzati da un sound originale e innovativo.

Il titolo ha un duplice significato, infatti può essere inteso come “Che peccato” per l’uomo o come “C’è peccato” dell’uomo. I suoni sono quelli tradizionali pugliesi, dove un contrabbasso nudo e crudo è accompagnato da tammurriate e tarante, che col loro ritmo indiavolato colorano i brani. Ogni tanto appare qualche fisarmonica che ricorda la Francia e i suoni dei vicoli di Parigi.

“Ceppeccàt” è liberamente ispirato al libro del Prof. Umberto Galimberti “I vizi capitali e i nuovi vizi” e racconta l’uomo e i suoi tormenti andando a disturbare la filosofia di Aristotele e alcuni suoi scritti, ripresi dai monaci nel primo Cristianesimo e successivamente catalogati da Tommaso D’Aquino nel Medioevo, che ci raccontano l’essere umano e le sue perversioni, con un risultato attuale, mostrandoci tutta l’immutabilità dell’indole umana nei secoli.

La capacità distruttiva dell’uomo, che sfida la volontà divina per seguire i propri impulsi è al centro di questo lavoro, che risulta attualissimo, soprattutto nel periodo storico di pestilenza che stiamo vivendo.

Italiano e vernacolo sviscerano nei 7 brani dell’album i 7 vizi capitali che avvelenano le nostre vite e rendono l’uomo schiavo e predatore al contempo. Ascoltandolo veniamo travolti dai suoni e dai colori della Puglia, accompagnati da parole spesso amare e disincantate. A volte i suoni si fanno malinconici, ma questo stato d’animo dura poco, perché viene sopraffatto dalla voglia di rivalsa. La carrellata di vizi si apre con l’invidia, che avvelena le nostre vite, spingendoci a bramare tutto quello che non possiamo avere e a voler distruggere l’oggetto di questa “Ammìdie”. L’unica soluzione è un rito scaramantico contro il malocchio. La sete di potere, quella gola che spinge a volere sempre di più e a non essere mai sazi viene raccontata in “Sàziati”. “L’avaro” è la descrizione perfetta di certi personaggi che spesso si aggirano nelle nostre esistenze, comandati dal dio denaro, stritolati dalla paura del futuro che reprime anche i più nobili desideri. Melodie balcaniche accompagnano “Ira” e “Timbe”, quest’ultimo da segnalare per la maestria delle tammurriate e per il suo ritmo tarantolato. Le atmosfere si trasformano con “Lui e lei”, il racconto di una tormentata storia di amore eterno, brano accompagnato con maestria dal suono tetro degli archi. L’album si chiude con “Chisse so loure” e il calore dei suoi fiati che raccontano un presente fatto di guerra e sofferenza.

“CEPPECCÀT” è un album perfetto per questa quarantena, che ci ricorda come i vizi dell’uomo portino spesso la natura a ribellarsi, ma che accende anche la luce del sole nelle nostre case e fa splendere un po’ di Salento nel buio della nostra esistenza in stand-by.

Recensione a cura di Egle Taccia

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!