Lucio Corsi

Lucio Corsi, l’Arlecchino Glam del XXI secolo [Recensione]

“Cosa faremo da grandi?”. Per il suo nuovo album, Lucio Corsi sceglie una domanda cruciale nel cammino di ognuno di noi, adolescente o adulto con la sindrome di Peter Pan che sia, ma al contrario il cantautore toscano mostra avere le idee chiare: nel suo caso, la risposta sembra decisamente “realizzare uno dei più interessanti album del 2020”. Pubblicato lo scorso 17 gennaio per Sugar e prodotto da Francesco Bianconi ed Antonio Cupertino, la seconda prova su LP di Corsi si rivela a tutti gli effetti una prova di maturità per l’arlecchino glam della scena musicale italiana contemporanea.

Armato della sua chitarra, di un ottimo talento compositivo e di una voce da “moderno cantastorie d’altri tempi”, Lucio Corsi colpisce dritto al cuore con nove canzoni che si inscrivono sì entro i canoni classici del cantautorato italiano, risultando tuttavia fresche e toccanti grazie alla spontaneità interpretativa del nostro, esaltata al meglio dall’ottimo lavoro svolto in sede di produzione.

Ispirato nel suo tocco fra il romantico ed il  fiabesco da autori come il mai troppo compianto Ivan Graziani, il glam inglese dei primi Seventies e, a nostro avviso, dal De Gregori di “Rimmel”, Corsi è riuscito a dar vita ad un piccolo classico contemporaneo nel quale riesce a far emergere la propria personalità. Pur mostrando, senza farne alcun mistero, tutto il proprio amore per gli anni ’70, il grossetano riesce a tradurre in chiave attuale i vecchi stilemi del genere, riuscendo già a trovare un proprio stile da cantautore glam.

Il sound di “Cosa faremo da grandi” è una splendida via di mezzo fra le graffianti e luccicanti sonorità glam e la profondità della canzone d’autore italiana: ne risulta un equilibrio perfetto fra queste due istanze così apparentemente contrapposte, dal quale deriva un senso di grazia e poesia che ci accompagna per tutto l’ascolto.

Nel piccolo e colorato mondo racchiuso nel disco troviamo storie di vita quotidiana (“Trieste”, “Freccia Bianca”), riflessioni esistenziali (“L’orologio” e la title-track) e favole contemporanee non necessariamente dotate di un lieto fine né di una morale (“Amico vola via”, “La ragazza trasparente”). Malinconico senza scadere nella facile nostalgia, romantico senza scadere nella sdolcinatezza e vissuto quanto basta senza scadere nel disincanto, Corsi mostra di avere la stoffa e la credibilità del cantautore maturo ma ancora capace di scorgere nella vita motivi d’incanto, con il suo sguardo ancora in grado di tornare bambino.

Realizzato senza tener conto delle mode, con una buona dose di coraggio e personalità, “Cosa faremo da grandi?” di Lucio Corsi è un lavoro squisitamente atipico ed emozionante, destinato ad essere ricordato come uno dei dischi più significativi del 2020 e, ne siamo convinti, non solo.

 

 

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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