Dal 19 dicembre è disponibile in rotazione radiofonica “Spacca il cielo”, il nuovo singolo di Marco Ligabue estratto dall’album “M.A.P.S. – Manuale Alternativo Per Sentire” uscito lo scorso 21 novembre in vinile (a cinque anni di distanza dal precedente) e il 28 novembre su tutte le piattaforme digitali.
“Spacca il cielo”, il nuovo singolo di Marco Ligabue, è una potente dichiarazione di presenza, nata dal profondo desiderio di proteggere le persone che si amano dalle tossicità del mondo.
Il brano cattura la quotidianità, mescolando scene di vita normale – dal traffico al bar, dalle panchine ai motorini – con la consapevolezza che, in mezzo a “giornate storte” e “veleni della gente”, c’è sempre la forza di chi ti resta accanto. È un invito a sollevarsi insieme da un’atmosfera pesante e, quando la vita lo richiede, a reagire con forza (“spacca il cielo in due”), nutrendo il rapporto con cura e abbracci.
Commenta Marco Ligabue sul nuovo singolo: “L’amore e la vicinanza sono la luce che mostra come i giorni migliori non siano mai troppo distanti.”
“M.A.P.S. – Manuale Alternativo Per Sentire”, il nuovo album di Marco Ligabue a cinque anni di distanza dall’ultimo, è un viaggio senza destinazione, un progetto discografico che rappresenta un viaggio profondo e personale attraverso le emozioni e le riflessioni dell’artista. Diviso in due lati, ognuno con una propria identità e tema dominante, questo disco rappresenta un percorso personale e universale che invita a riflettere e a sentire. Non offre risposte o soluzioni, ma piuttosto un’opportunità di ritrovare la propria strada e di esplorare le emozioni e le riflessioni dell’artista.
Lato A: La Geografia del Mondo Esterno
Il primo lato dell’album è un viaggio attraverso gli elementi della natura: il fuoco, la terra, l’aria e l’acqua. Le canzoni come “Anima in fiamma”, “Toc toc ecologico”, “Il vento dell’estate” e “Quello che c’è” rappresentano la connessione tra l’uomo e il mondo esterno, esplorando temi come la passione, l’ecologia e la libertà.
Lato B: La Geografia Interiore
Il secondo lato dell’album si sposta dentro, esplorando la geografia interiore dell’artista. Le canzoni come “Spacca il cielo”, “L’ultima notte”, “Una vita diversa”, “Sempre tutto bene” e “Le canzoni inglesi” rappresentano un viaggio attraverso le emozioni e i ricordi, toccando temi come l’amore, la nostalgia e la ricerca di sé.
Intervista a cura di Egle Taccia
Iniziamo parlando del titolo. Come mai hai scelto di chiamarlo così e cosa ti ha spinto verso questo viaggio?
M.A.P.S. ovviamente è inteso nel senso di mappa, di viaggio. Questo disco per me è stato un vero viaggio. Nel lato A ho fatto un viaggio tra gli elementi che ci hanno formato: acqua, aria, terra e fuoco e nel lato B ho fatto un viaggio che va ad esplorare all’interno di noi, tocca le corde dell’anima. Era una mappa per andare nel navigatore interno che abbiamo. Poi mi è piaciuto giocare anche con l’acronimo, perché M.A.P.S diventa l’acronimo di “Manuale Alternativo Per Sentire”, a cui ho pensato visto che oggi abbiamo istruzioni su internet, su google, manuali, tutorial di ogni cosa. Questo manuale è alternativo, perché vuole prendersi il tempo per essere sentito, per essere capito, quindi vuole rappresentare un modo diverso, un approccio diverso per ascoltare.
Dove ti hanno portato queste mappe? Dove sei arrivato?
È stata una bella sfida artistica, affascinante, perché è partito dai quattro elementi che abbiamo fuori e mi sono chiesto “riuscirò a scrivere una canzone su ogni elemento?”
Non lo avevo mai fatto ed è stato intrigante pensare prima al fuoco, poi mi è venuta la terra, poi l’aria e alla fine l’acqua. Questo viaggio è stato bello, perché ad ogni canzone ho cercato di dare la mia interpretazione. In particolare, sul fuoco ho trovato la direzione della scintilla interiore che dobbiamo sempre tenere viva, accesa, perché fuori da noi sta capitando di tutto, guerre, dazi, pandemia, ma la nostra scintilla è sempre la prima che deve arrivare.
Ho trovato la direzione della terra bussando alla mia coscienza, perché ho pensato che sì, tutti parliamo del cambiamento climatico, ma si vede che non stiamo facendo abbastanza. Ho bussato per primo alla mia coscienza e poi ho pensato che magari con questo “Toc toc ecologico”, con questo brano, sarei riuscito a bussare alla coscienza anche di chi ascolterà la canzone.
Poi ho toccato l’aria, ho toccato l’acqua e soprattutto dopo sono andato nel lato B a cercare le direzioni interiori. Sono andato in posti che erano un po’ in disuso, un po’ disabitati diciamo, e ho cercato ad esempio con “Una Vita Diversa” di provare ad entrare nella mentalità del “se io avessi una vita diversa, come la vorrei?” ed ho provato a raccontare in questa canzone la direzione di una vita che non sia quella che sto facendo.
Con “Spacca il cielo” sono voluto andare verso quanto sia importante trovare poche persone ma vicine, con cui veramente condividere. Tu spacchi il mondo, spacchi il cielo se hai veramente qualcuno di fianco che condivide con te qualcosa di bello, altrimenti da soli non si va da nessuna parte.
“Sempre tutto bene” è la direzione dell’andare oltre, mi sembrava che nella stragrande maggioranza dei rapporti si chieda “ciao ciao, tutto bene?” e ci si fermi lì. Volevo capire cosa ci fosse oltre a quel “sempre tutto bene”, ho provato ad andare un po’ più a fuoco lì. Con “L’ultima notte” ho voluto mettere l’accento su quanto sia ancora importante ritrovarsi di notte, che è rimasto uno degli ultimi momenti in cui ci scolleghiamo dalle notifiche, dal volume impressionante di informazioni che abbiamo durante la giornata o dalla frenesia del lavoro, della burocrazia, di tutto e la notte rimane l’unico amplificatore della magia, del sogno, della musica, delle cose belle da vivere insieme.
L’ultima direzione è anche quella dei ricordi, de “Le canzoni inglesi”, perché ho voluto sbloccare quel posto, che è un posto della mia vita dove pensavo sempre che tutto fosse possibile. Forse combacia con il periodo di quando sei ragazzo, però forse combacia anche con un periodo diverso, con un tempo storico diverso. Mi piaceva, in questa canzone, ritrovare quel posto, rivivere la vita anche quarant’anni dopo, quel senso del tutto è possibile.
Prima parlavi del brano “L’Ultima Notte” e un po’ mi ha fatto pensare a un’altra canzone che ti riguarda in famiglia. È la tua Certe Notti? L’ispirazione del testo è nata pensando alla libertà della notte?
È il mio racconto sulla notte. Non ho pensato a Certe Notti, se no avrei rischiato di farne una brutta copia, ovviamente, però ho pensato che scrivere oggi una canzone sulla notte sia più complicato. Non so se ci hai fatto caso, se negli anni ’80 – ’90 la notte era al centro di tutto, dal covid in poi esci la sera ed i ristoranti già alle 21.30 sono vuoti. La gente va a mangiare presto. A parte la fascia dei giovanissimi, degli adolescenti che vanno ancora in discoteca tardi, adesso le serate finiscono spesso anche alle 22 – 22.30, massimo 23. Anche con gli amici, ci si mangia una pizza, un sushi, o si va all’osteria, quello che è, si beve una birra al pub e stiamo perdendo il contatto con la notte. Questa canzone era proprio per ritrovare questo contatto e per celebrarla.
Pensi che la musica stia ancora mantenendo la sua funzione sociale di aggregazione?
Lo sta facendo forse un po’ indirettamente e lo sta facendo soprattutto con gli eventi, perché i grandi eventi stanno vivendo un momento magico, soprattutto gli eventi negli stadi, nei grandi spazi, lì la musica diventa fonte per 10 – 20 – 50 – 100 mila persone che si ritrovano, si abbracciano, trovano un’unione, una condivisione nella musica. Per il resto arriviamo da quattro-cinque anni in cui, dal punto di vista discografico, il mercato mi è sembrato più usa e getta onestamente, con poche cose da raccontare, impegnato più a cercare una strada facile di commercializzazione. Questo è quello che ho notato dall’ascolto che ho potuto fare. In un mondo dove escono 100.000 canzoni al giorno, come si fa a districarsi? Questo mi fa capire che c’è poca voglia di condivisione, solo voglia di fare streaming, fare visualizzazioni ma non di andare all’osso, al cuore del contenuto che poi è alla base del condividere veramente le note, le parole di una canzone.
Durante la pandemia hai scritto un libro, che sta facendo un po’ di strade e percorsi propri. Dove sei arrivato adesso?
Anche qui c’è una bella mappa. Il libro è nato durante il Covid, come dicevamo, e abbiamo deciso di fare 5 – 10 presentazioni per vedere cosa sarebbe successo. In realtà da lì è diventato uno spettacolo che porto avanti con Andrea Barbi e la cosa incredibile è che non abbiamo mai fatto tanti spettacoli di “Salutami tuo fratello” come in questo periodo. Dopo quattro anni dalla pubblicazione, è veramente una cosa incredibile. In questo libro abbiamo trovato insieme l’identità emiliana, il racconto, gli aneddoti, la musica che lo accompagna e devo dire che il libro è stata una scoperta continua tra presentazioni che aumentavano, spettacoli in crescita. Quest’anno la Regione ci ha nominato ambasciatori dell’Emilia-Romagna, sono stato a Bruxelles con lo spettacolo di “Salutami tuo Fratello”, sia all’Europarlamento che al Teatro della Cultura Italiana, a portare un pezzo di Emilia, un pezzo di Italia anche nel cuore dell’Europa.
In qualche modo questo libro arriverà anche sul palco musicale, si intreccerà con i tuoi concerti, oppure lo terrai lontano dalla musica?
Non lo so, del libro ammetto che se mai ci fosse un matto che volesse ricavarne, che so, una serie, un film, un dopo, un qualcosa di visivo, ci metterei anima e cuore per provare a portarlo avanti, perché secondo me ci sono tanti spunti, anche cinematografici, che possono essere realizzati visivamente, però serve un matto che crede in questa cosa e abbia voglia di mettere in piedi una produzione che sia impegnativa sia in termini di tempo che di costi.
Anche perché il tuo percorso musicale si inserisce dentro agli anni d’oro della musica in Italia e sarebbe importante che tu raccontassi sia la vita sul palco che il tuo stare dietro le quinte.
Mi piace essere anche narratore, questa è una cosa che mi piace fare, un po’ lo faccio anche durante i concerti. Da piccolo, sono cresciuto con i cantautori, andando a vedere i loro concerti. Loro cantavano ma nel bel mezzo raccontavano tantissimo ed io ero completamente affascinato dai loro racconti, per scoprire meglio chi c’era dietro quella voce, dietro quel cantante, chi era quella persona, cosa aveva da raccontarmi oltre le canzoni. Il racconto ce l’ho proprio nel DNA, lo faccio nei concerti, negli spettacoli e vediamo se arrivano nuove forme per “Salutami tuo fratello.”
Come sarà la versione live del disco? Cosa dobbiamo aspettarci dai tuoi concerti?
La versione live l’abbiamo scoperta dal vivo, ma dalle prove avevo già avuto una bella vibrazione, perché i brani riescono molto bene live, forse anche perché tutte le canzoni di questo disco le ho scritte voce e chitarra, ma l’arrangiamento è sempre nato insieme alla band. Non facevo ascoltare le canzoni, ci trovavamo in studio e volevo che la scintilla partisse dal loro primo approccio, dalla componente umana, così creavamo prima l’ossatura dell’arrangiamento insieme a batteria, basso e chitarra e poi affinavamo tutto in studio con un produttore. Tutto questo ce lo ritroviamo, perché quando i pezzi nascono con la band, appena li suoni dal vivo capisci che hanno la loro potenza massima.



















































