Moltheni – “Senza Eredità” è l’ultimo capitolo di un libro che non ci stancheremo di leggere [Intervista]

A undici anni di distanza dalla raccolta finale “Ingrediente novus”, Moltheni pubblica un nuovo album. S’intitola “SENZA EREDITÀ” e rappresenta la chiusura di un cerchio, nonché l’ultimo capitolo di uno dei progetti più importanti del panorama indipendente italiano.

Cantautore dalla scrittura trasversale e sempre riconoscibile, Moltheni è ritenuto uno dei padri fondatori del movimento alternativo degli ultimi vent’anni. Nel corso della sua carriera ha toccato numerose sponde del genere indie-rock, rappresentando un riferimento importante per la generazione di autori che lo hanno succeduto.

In uscita per La Tempesta Dischi, “SENZA EREDITÀ” è frutto di una ricerca durata quasi un anno. In questo arco di tempo sono state recuperate canzoni che non avevano mai visto la luce, non rientrando in alcun disco o demo, a partire dal 1998. Tra rivisitazioni, correzioni, riadattamenti contestuali e completamenti (alcuni erano strumentali) Umberto Maria Giardini scrive un ultimo capitolo della saga Moltheni.

Intervista a cura di Egle Taccia

Iniziamo parlando del titolo. Come mai hai scelto di chiamarlo “Senza eredità”?

Mi sembrava il titolo adatto per un album che consacra qualcosa che si ascolta, ma che di fatto non c’è più. Qualcosa che forse ha insegnato un certo modo di scrivere, ma che non lascia nessuna eredità, poichè appartiene ad un passato superato sotto ogni punto di vista.

Sono passati undici anni dall’ultimo album firmato Moltheni. Cosa ti ha portato a questa nuova pubblicazione dopo oltre un decennio?

Come ho detto in qualsiasi intervista è stata una necessità per chiudere un cerchio che involontariamente era rimasto aperto, nonchè per regalare ai tanti affezionati un ultimo bagliore di luce di quei brani dimenticati e mai pubblicati. Una sorta di atto d’amore conclusivo.

 

In che senso rappresenta la chiusura di un cerchio?

Nel senso che il progetto già chiuso nel 2010 muore definitivamente qui.

Che tipo di suoni cercavi per l’album?

Esattamente quelli che ho creato e usato. Volevo un disco pop che potesse abbracciare con semplicità e accuratezza tutti i generi musicali toccati dal progetto Moltheni. Rock, folk, psichedelia, pop.

Cosa si prova ad essere considerato uno dei padri fondatori del movimento alternativo degli ultimi vent’anni?

Non si prova assolutamente nulla, soprattutto quando, come me, non si crede a queste sciocchezze che non esistono. Il movimento alternativo italiano può essere (chissà) esistito anni addietro quando c’erano reali distinzioni tra musica leggera, d’autore, cantautoriale e pop. Da molti anni a questa parte la globalizzazione ha inquinato anche il mondo della musica, dove tutti sono nello stesso patetico calderone, senza marcate differenze l’uno dall’altro.

Il disco si apre parlando di libertà in un anno in cui di libertà ne abbiamo avuta ben poca. Un caso o una scelta precisa?

Assolutamente un caso, il disco è stato concluso alla fine del 2019, non era ancora accaduto nulla.

Come hai vissuto questo periodo di isolamento? È stato un anno di creatività o di riflessione?

Professionalmente è stato un anno identico agli altri, dove ho lavorato duramente senza fermarmi praticamente mai. Per tutto il resto è stato quasi identico a quello di tutti, con alti e bassi, ma nella serenità più totale, e accettazione di questo disastro. Il periodo di isolamento l’ho vissuto molto bene, mi manca tantissimo viaggiare con la mia famiglia, poichè eravamo abituati a muoverci spesso. Viviamo con queste limitazioni in maniera loquace e come tutti guardiamo un orizzonte senza fisionomia, perchè così è.

Pensi che la musica rinascerà migliorata dopo questo lungo periodo di buio?

Assolutamente no. Il mondo della musica era già malatissimo prima del disastro, nessuno si porrà delle domande, nessuno farà tesoro dello schiaffo generazionale ricevuto. Quando tutto finirà (quando finirà…) tutti avranno il pretesto per recuperare quello perso e quindi non escludo un progressivo incattivimento da parte di tutti. Bisogna prepararsi anche a questo.

 

Quando sarà possibile ritornare sui palchi, ti vedremo in tour?

Non lo so.

Domanda Nonsense: Sai mantenere un segreto?

Sì.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!