No Book – “Battisti – Panella da Don Giovanni a Hegel”, ovvero l’interpretazione dei “bianchi” secondo Alexandre Ciarla

Sono passati vent’anni dalla scomparsa del grande Lucio Battisti, e NonSense Mag non vuole essere da meno nel ricordare l’opera del grande cantante italiano.

La nostra scelta tuttavia è un po’ fuori dai soliti schemi, puntando a far riscoprire ai nostri lettori il periodo successivo alla collaborazione con Giulio Rapetti aka Mogol, segnalando questo interessante saggio di Alexandre Ciarla nel quale è proposta una particolare interpretazione del Battisti post 1980.

Sappiamo poco dell’autore, se non che si tratta di uno studioso di Battisti assai esperto in campo musicale e letterario, che ci propone un’opera assolutamente non facile, nata qualche anno fa su Internet attraverso un blog e data alle stampe su carta e formato Kindle nientemeno che da Amazon: un lavoro fuori dagli schemi che ben si sposa con la filosofia di base degli album di Battisti.

In realtà, l’opera parte da qualche anno prima di “Don Giovanni”, lo straordinario album che diede il via all’epopea dei bianchi, conclusa nel 1994 con “Hegel” quattro anni prima della prematura scomparsa dell’autore. Ciarla infatti inizia ad analizzare minuziosamente il “Battisti dopo Mogol” partendo dall’esperimento elettronico di “Eh già”, composto con la moglie Grazia Letizia Veronese che adottò lo pseudonimo di “Velezia” come autrice dei testi, e dalla produzione dell’album “Oh, era ora!” di Adriano Pappalardo, che di fatto fu la sua prima collaborazione col poeta e paroliere Pasquale Panella.

Ciarla in questo ricco e difficile saggio sviscera i testi di ogni singolo brano, focalizzandosi sulle potenziali interpretazioni e riferimenti letterari, incentrandosi sulla particolare collaborazione fra Battisti e Panella, analizzandone l’approccio compositivo con una prima fase in cui i testi venivano costruiti sulle canzoni mentre, da “L’apparenza in poi”, iniziò una fase basata sull’esatto contrario, con Battisti ed il suo staff di produzione intenti a costruire musicalità sempre più raffinate e linee vocali assolutamente uniche partendo dai testi di Panella, in un rapporto collaborativo basato quasi totalmente su manoscritti e lunghe telefonate fra i due artisti.

Costruzioni magnifiche e solo apparentemente minimali basate su una regolare simmetria costruttiva – cinque album di otto brani ciascuno, quattro per lato finché furono pubblicati su 33 giri – attraverso quest’approfondita analisi scopriamo come Battisti, grazie a questa collaborazione, rinunciò al ruolo di “cantante popolare” di “canzonette d’amore” per affermarsi come artista e genio a tutto tondo, sconvolgendo l’ascoltatore con brani dal senso ora nascosto, ora molteplice, ora semplicemente strutturati nel nome di una perfetta e pura musicalità, correlati attraverso rimandi e leitmotiv ricorrenti o più spesso riconducibili l’uno all’altro in un gioco di specchi e contrasti.

Un’opera come questa non può che essere ostica e di difficile lettura, vuoi per la complessità dell’argomento, vuoi per il linguaggio di Alexandre Ciarla, colto e accademico come tuttavia assolutamente richiede uno studio del genere, dedicato ad una delle più illustri ed ancor oggi enigmatiche collaborazioni nella storia della musica italiana.

L’analisi letteraria dei testi è quindi il tema principale di questa interpretazione, come del resto già ci preannuncia il titolo dell’opera: dell’approccio compositivo a livello musicale e delle scelte di produzione di Battisti, ormai ritiratosi a vita privata fino alla fine dei suoi giorni, sapremo poco e tutto grazie alle parole di Pasquale Panella, le cui rare interviste sono citate più volte nel testo. L’opera, quindi, cerca di fornire una chiave di lettura sui testi per cercare di avvicinarsi al metodo e all’ispirazione artistica dell’ultimo Battisti, in parte sicuramente riuscendoci, ma il velo di mistero che ricopre l’ultimo periodo del più grande cantante italiano degli anni ’70 non verrà mai completamente eliminato.

Si parla poco di musica, quindi, ma alla luce di quanto detto è inevitabile che sia così: l’autore, anzi, negli ultimi interessanti capitoli raffronta le collaborazioni di Panella con Mango, Mike Francis ed Amedeo Minghi (sì, fu proprio li a scrivere del “trottolino amoroso” e sì, “du du da da da” cita davvero i Police), mostrando come l’autore nella sua collaborazione con Battisti scrivesse per lui testi fuori dai canoni della “canzonetta”, rifuggendo a lungo la tematica sentimentale e componendo opere a cui il cantante romano donava musicalità cristallina, sfuggendo ad ogni logica commerciale nel solo nome dell’arte: nessuno dei brani battistiani di quest’epoca raggiunse di fatto il successo di pubblico della già citata “Vattene amore” o della “Giulietta” del compianto Mango.

Pur con tutti gli sforzi dell’autore, risulta ancor oggi impossibile scalare la “bianca torre d’avorio” dei cinque enigmatici album pubblicati da Battisti dal 1986 al 1994, tuttavia l’opera di Ciarla offre un’analisi minuziosa ricca di chiavi di lettura e spunti inattesi per il lettore: ad oggi, ci sentiamo di consigliarla come il miglior testo disponibile per interpretare l’ultimo Battisti, certi che gli appassionati non si faranno scoraggiare dalla complessità di un simile argomento, che davvero aveva bisogno di un’analisi colta ed approfondita come questa.

In questo ventennale vogliamo suggerirvi di ricordare Lucio così, cercando di scoprire meglio le sue opere più enigmatiche.

 

 

Per approfondimenti: link al blog di Alexandre Ciarla

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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