No Book – Jostein Gaarder, “Semplicemente perfetto” e nulla più

Un ritorno in punta di piedi, consono al suo stile. Jostein Gaarder, lo scrittore ed insegnante di filosofia norvegese nato nel 1952, ci regala un romanzo breve eppure incredibilmente denso di tematiche e spunti, che contiene pressoché tutte le tematiche da egli affrontate nella sua importante carriera letteraria. In 130 pagine, l’autore riaffronta con grazia e delicatezza il tema della morte e della malattia, in una maniera che ricorda in parte quanto fatto nel suo vecchio romanzo “La ragazza delle arance”: anche Albert, il protagonista di “Semplicemente perfetto”, scopre di aver contratto un male incurabile, e le pagine del racconto costituiscono una sorta di lettera di addio ai suoi cari.

Rifugiatosi per sfuggire allo sconforto nella baita di famiglia in cui ha condiviso i momenti più belli della sua esistenza con la moglie Eirin, Albert scrive sulle pagine di un diario il racconto della propria vita per salutare la sua famiglia: egli ha infatti deciso di non affrontare la malattia, ma in quelle notti sofferenti accade qualcosa che lo porterà a rivedere le proprie scelte. Vista la brevità del testo, non aggiungiamo oltre sulla trama del romanzo, che pure si presenta assai ricco di tematiche esistenziali.

Nei giorni passati presso la “Casa delle fiabe”, come affettuosamente il protagonista chiama la baita, egli ha modo di trarre un bilancio esistenziale guardando al passato, ricordando i momenti belli e lasciando risalire quelli più oscuri che hanno rischiato di minarne la serenità. Il dramma del protagonista lo spinge ad interrogarsi sul senso della vita: che senso hanno l’amore e la bellezza, la fede, la scienza e la filosofia quando l’uomo si trova a due passi da quel grande salto verso l’ignoto rappresentato dalla morte? Cosa siamo noi, comparati alla vastità dell’universo o del nostro stesso pianeta, che ancora non conosciamo a fondo in tutti i suoi misteri?

Con il suo consueto approccio eclettico capace di indagare i misteri dell’esistenza umana, Gaarder non riesce a trovare risposte definitive per il protagonista, che tuttavia ottiene il suo momento di chiarezza, riscoprendo la bellezza del mondo e riflettendo su quelle strane casualità della vita che ci mostrano come ogni cosa a questo mondo sia connessa. Lo stupore conduce così alla consapevolezza e al coraggio, perché nonostante tutto i meccanismi del mondo sono fantastici ed ogni cosa è quello che è, nella sua collocazione “semplicemente perfetta” all’interno del cosmo.

Un’opera breve ed emozionante in cui Gaarder racchiude il meglio dei temi affrontati nel corso della carriera (la filosofia de “Il Mondo di Sofia”, l’ecologia de “Il Mondo di Anna”, i giochi di casualità de “L’Enigma del Solitario”), unendo con la grazia ormai nota ai suoi lettori argomenti toccanti e drammatici con quei piccoli momenti della quotidianità che ci fanno riscoprire la bellezza del mondo.

Autore dell'articolo: Fabio Rezzola

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