No Interview – Any Other ci parla di “Two, Geography”

Il 2018 è stato l’anno della consacrazione di Adele Nigro, in arte Any Other, che col suo “Two, Geography” ha ottenuto solo consensi da parte di pubblico e critica. “Two, Geography” è un album di cui innamorarsi, grazie alle sue chitarre ruvide e a degli arrangiamenti assolutamente insoliti per il nostro Paese, segno della costante ricerca sonora dell’artista, che ha visto questo album come l’occasione di fare un giro intorno al mondo.

Intervista di Egle Taccia

Il tuo “Two, Geography” è stato accolto con molta attenzione da pubblico e critica. Ti aspettavi tutto questo interesse?

Onestamente è una cosa a cui non pensavo troppo, o che comunque mettevo in secondo piano. Sapevo che c’era dell’interesse nei confronti di questo secondo disco, ma non me ne curavo troppo, non avevo aspettative, ecco. Mentre facevo il disco, pensavo a fare il disco.

Come mai hai scelto di chiamarlo così?

“Two” perché è il secondo capitolo del percorso che sto facendo con Any Other. “Geography” perché il disco parla di geografie emotive, corporee, relazionali. Inoltre, nel disco c’è un pezzo che si chiama così, e penso sia la traccia più significativa ed esemplificativa dell’album.

Ti sei messa in gioco, hai voluto rischiare e sperimentare. Vivi la musica come una costante ricerca?

Direi di sì. Ho molta voglia di imparare cose nuove, mi sembra che non ci sia mai un limite e questo lo trovo bellissimo. A volte ti fa sentire quasi incompleta rispetto a qualcosa di più grande, ma alla fine il senso di fare questa cosa qui della musica, per me sta anche in questo.

Cosa stavi cercando in questo disco?

Più che cercare qualcosa di specifico, diciamo che mi stavo scoprendo io. Mi sono conosciuta meglio dal punto di vista artistico e ho iniziato a trovare una dimensione più personale.

Hai studiato degli arrangiamenti molto particolari, c’è davvero un mondo nel tuo album. A cosa ti sei ispirata?

Diverse cose. Mi piacciono i luoghi di intersezione, dove cose che non c’entrano l’una con l’altra si incontrano e dialogano. Mi piace molto l’art pop, certi dischi dei Dirty Projectors o di St. Vincent. O produttori come Jim O’Rourke che spaziano dal folk al noise. Ho ascoltato anche parecchio ambient, jazz, roba minimalista… Insomma, tante cose diverse.

Com’è stata l’esperienza al Primavera Sound?

È stato bello, era la prima volta che suonavamo il disco dal vivo. Sì, direi che è stato bello. Devo dire però che ora come ora è un’esperienza di quasi un anno fa, quindi non ci penso più di tanto onestamente.

Domanda Nonsense: Come si fa a perdere una spilla di Michael Jackson?

Non lo so, la spilla non l’ho persa io. Io non perdo mai niente.

Autore dell'articolo: Egle Taccia

Egle Taccia
Egle è avvocato e appassionata di musica. Dirige Nonsense Mag e Qube Music e ha sempre un sacco di idee strambe, che a volte sembrano funzionare. Potreste incontrarla sotto i palchi dei più importanti concerti e festival d'Italia, ma anche in qualche aula di tribunale!